Laila e le foto del macchinario scattate con il telefonino, oggi l'autopsia 

Sono due gli indagati in azienda: il legale rappresentante e il responsabile della sicurezza

CAMPOSANTO. «Abbiamo intenzione di andare fino in fondo perché la tragedia che ci ha colpiti non cada nel vuoto. Per questo ci siamo rivolti a un legale: per rendere onore a Laila».

Manuele Altiero amava moltissimo la sua Laila el Harim, la quarantenne residente a Bastiglia, deceduta alla Bombonette di Camposanto. Stava lavorando alla fustellatrice, provvista di un doppio blocco di funzionamento, ma azionabile solo manualmente e non in modo automatico. Dai primi accertamenti, la donna avrebbe scattato delle immagini al macchinario, per poi mostrarle a chi di dovere. «Le ultime frasi ce le siamo scambiate domenica sera – dice Altiero – Abbiamo fatto una videochiamata alla nostra piccola, che si trovava al mare, in Puglia. Ora l’ho fatta ritornare a casa.


Oggi è iniziata l’autopsia che consentirà di compiere un ulteriore passo nelle indagini e di organizzare il funerale. «Pensiamo che possa essere a metà della prossima settimana», prosegue Manuele. La Procura ha affidato l'incarico al dottor Silvestri mentre anche la famiglia di Laila e l'azienda hanno nominato due esperti. E c'è un secondo indagato oltre alla rappresentante legale dell'impresa: si tratta del responsabile della sicurezza di Bombonette. 

Nel frattempo, ieri, Altiero ha ricevuto la telefonata del titolare della Bombonette. «Il signor Setti mi ha contattato: voleva capire se abbiamo bisogno di qualcosa, come sta la bimba – commenta il compagno della vittima – Non abbiamo parlato dell’incidente. Su quello ci siamo confrontati lunedì, quand’era accaduto, ma non ero molto lucido, visto che era appena avvenuta la tragedia. Quello che è certo è che vogliamo che venga fatta chiarezza: dev’essere fatta giustizia perché la tragedia che ci provoca così tanto dolore non poteva e non doveva succedere. Si poteva fare qualcosa in più, investire qualcosa per garantire una sicurezza maggiore ai lavoratori che operano su quelle macchine che provengono dall’estero», rimarca Manuele che, anche ieri, ha ricevuto tantissime chiamate da chi tentava di portare una parola di conforto.