Salvatore, travolto al lavoro. I tifosi del Modena lo piangono: «Un padre fantastico e una persona dolce»

L'operaio morto in autostrada si era trasferito dalla Sicilia e per tanto tempo aveva seguito i canarini 

Salvatore Rabbito per tutti era semplicemente “Palermo”. Uno di quei soprannomi che restano per sempre e che vanno quasi a sostituire il nome di battesimo.

Lo chiamavano così gli amici della curva del Modena a cui Salvatore era legatissimo. Negli anni Ottanta si era trasferito in città da Gela e forse anche per integrarsi meglio nella nuova realtà aveva iniziato a seguire la squadra gialloblù e qualcuno bonariamente lo aveva ribattezzato così. Lì, nell’ambiente dello stadio, ha trovato una seconda famiglia, quegli amici a cui è rimasto affezionatissimo per anni. Anche nell’ultimo periodo, prima che il Covid fermasse i campionati, di tanto in tanto accompagnava il figlio, Emanuele, a vedere il Modena.


«Era un padre meraviglioso», racconta Andrea Montorsi, amico di lunga data di Salvatore. «Spesso e volentieri lo incontravo a Campogalliano e lo vedevo con il figlio, erano sempre insieme».

Salvatore, oltre al piccolo Emanuele di 12 anni, lascia anche la moglie Rosanna, con cui viveva a San Martino in Rio, in provincia di Reggio. Si erano trasferiti lì da alcuni anni, ma il 53enne aveva vissuto quasi sempre in città.

«Era arrivato dalla Sicilia credo a inizio anni ’80 – prosegue Andrea – Si era inserito nel mondo della curva con grande passione e ricordo che in quel periodo seguiva la squadra anche al sud, insieme alle Brigate Gialloblù».

La fede per il Modena l’aveva trasmessa anche a Emanuele. «Salvatore era una persona dolce – aggiunge Andrea – Era sempre cordiale e amichevole con tutti, aveva sempre un saluto per tutti. Che io ricordi non ha mai avuto uno screzio con nessuno. La sua scomparsa è una tragedia». L’ennesima morte sul lavoro che strappa un padre di famiglia all’affetto dei suoi cari: «È ora di dire basta – conclude Andrea – non è possibile morire mentre si lavora».

I tanti amici della curva ora attendono la data del funerale per porgere l’ultimo abbraccio a Salvatore. Anzi a “Palermo” come tutti amavano chiamarlo.