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Camposanto. Secondo indagato per la morte di Laila Autopsia conclusa I funerali a Massa

Gli avvocati della famiglia: «La Procura vuole fare in fretta» Si valuta l’acquisizione di foto e filmati presenti nel cellulare

Francesco Dondi

camposanto. La procura di Modena vuole chiudere in fretta le indagini sulla morte di Laila El Harim. È l’obiettivo che si sono dati il procuratore capo, Luca Masini e il pubblico ministero, Maria Angela Sighicelli, che ieri mattina hanno provveduto a conferire l’incarico per l’esame autoptico sulla salma della 40enne, rimasta schiacciata in un macchinario all’azienda Bombonette. E in quell’occasione gli investigatori hanno manifestato più volte l’intenzione di ottenere risposte certe su “una tragedia” come l’hanno definita. Lo hanno ribadito agli stessi avvocati che rappresentano le parti in causa: la ditta della famiglia Setti (lo studio Piccaglia di Bologna, ieri sostituito da Luca Scaglione); il padre di Laila, Lekbir, rappresentato da Dario Eugeni; il compagno Manuele che si è invece affidato a Nicola Termanini. Nel corso del conferimento dell’incarico è inoltre emerso come vi sia un secondo indagato oltre al rappresentante legale di Bombonette: si tratta di un altro componente della famiglia, che risulta essere il responsabile della sicurezza. Anche in questo caso si tratta di un atto dovuto per permettergli di nominare un consulente per l’irripetibile esame autoptico. Mentre la procura ha affidato l’incarico al dottor Silvestri, i Setti si sono affidati a Maria Cristina D’Avolio mentre il padre Lekbir ha scelto il dottor Monaco. Il compagno Manuele ha invece optato per non dare alcun incarico medico-legale. Lo farà invece quando partiranno gli accertamenti tecnici sulla fustellatrice, che rimane sotto sequestro e per la quale si procederà con un’analisi soltanto dopo la perizia autoptica. Il quesito posto dalla procura è molto chiaro: in che modo è morta Laila? Ci sono segni sul suo corpo compatibili con la primaria ricostruzione effettuata sul posto?


Nel fascicolo d’indagine, che in parte è già stata messo a disposizione delle parti, ci sono già diversi documenti acquisiti agli atti. Vi sono le prime relazioni del personale sanitario e dei vigili del fuoco, primi ad intervenire e a cristallizzare – anche fotograficamente – la situazione intorno al macchinario. Ci sono i primi appunti dell’Ispettorato del lavoro e della Medicina del lavoro dell’Ausl di Modena, che dovranno però essere integrati e avvalorati dalle verifiche affidate al Servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro. Per il momento non è stato sequestrato il telefono cellulare di Laila, nel quale sono presenti alcune foto e filmati effettuati riprendendo la fustellatrice che andava talvolta in blocco, problemi annotati anche rapidamente su un diario. «Abbiamo appreso dalla stampa questo dettaglio – dice in modo cauto l’avvocato Nicola Termanini – Ora dobbiamo leggere le carte che ci sono state messe a disposizione e valuteremo il da farsi con l’intenzione di arrivare ad una verità in tempi rapidi. Prendiamo atto del blocco manuale presente sul macchinario ma prepariamoci per gli accertamenti tecnici».

Più esplicito l’avvocato Eugeni: «La presenza di foto e filmati effettuati da Laila è nota ai famigliari – spiega – Semmai ne chiederemo l’acquisizione. Diciamo che sono documentazioni effettuate con l’intento di preavvertire una potenziale situazione di pericolosità».

Nel pomeriggio di ieri la salma di Laila è stata liberata e rimessa a disposizione dei famigliari. Gli accertamenti sono conclusi e ora il dottor Silvestri avrà 45 giorni di tempo per depositare in procura la propria relazione. All’inizio della prossima settimana, invece, si terranno i funerali della mamma 40enne, che sarà tumulata nel cimitero islamico di Massa, dove riposerà accanto alla sua famiglia.

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