Modena. Dolore e rabbia per “Palermo” «Addio fratellone mio buono»

Autopsia sulla salma di Salvatore Rabbito. Tanti messaggi di affetto per il tifoso morto in autostrada

MODENA Incredulità, dolore e vicinanza alla famiglia di Salvatore Rabbito. Crescono sempre di più in queste ore, in seguito alla morte sul lavoro dell’operaio di 53 anni, schiacciato da una ruspa in retromarcia contro una macchina asfaltatrice, nel cantiere Tibre, al chilometro 1 dell’A15 a Parma.

La salma dell’operaio si trova ancora all’ospedale Maggiore di Parma. In queste ore potrebbe essere effettuata l’autopsia. Il magistrato che si occupa delle indagini, infatti, ha affidato ieri l’incarico.


Il fratello Giuseppe ha scelto di affidare il proprio commiato commentando la Gazzetta: «Ciao fratellone – ha scritto ricordandolo – sei stato sempre un grande uomo e amico di tutti. Sempre disponibile, mi mancherai tantissimo. Che tu possa riposare in pace insieme alla mamma. Vi porto sempre nel mio cuore».

A fare da cassa di risonanza ai sentimenti e alla rabbia per una morte assurda, ancora una volta sul luogo di lavoro, sono i social che danno spazio ai commenti di tanti amici e conoscenti. Persone comuni, ma non solo. Tra i tanti ci sono pure i primi cittadini di San Martino in Rio, Paolo Fuccio, e di Rubiera, Emanuele Cavallaro, che conosceva bene Rabbito. I loro figli giocano a calcio insieme.

La passione per questo sport del resto, il figlio 12enne dell’operaio, Emanuele, l’aveva acquisita dal padre, grande tifoso del Modena. In lutto per questo anche il mondo dello sport. Tutti ora, compresi i colleghi e i dirigenti della Frantoio Fondovalle di Marano, per la quale Rabbito lavorava, si stringono alla moglie Rosanna Russo e ad Emanuele.

Rabbito e la Russo si erano stabiliti a San Martino in Rio nel 2004. Prima, per diversi anni, Rabbito, originario di Partanna (Trapani), aveva vissuto a Modena, nel quartiere Crocetta. E dal suo arrivo sotto la Ghirlandina era nato un amore particolare per la sua nuova città. Si era avvicinato al mondo del tifo organizzato, diventando subito per tutti semplicemente “Palermo”. Un soprannome che non si collega direttamente alle sue origini trapanesi, appunto, ma che gli è stato affibbiato per renderlo identificativo, lui ragazzo siciliano con quell’accento marcato e subito riconoscibile. Lui ragazzone buono e ben voluto, che ha ricevuto decine di messaggi di affetto da chi gli ha voluto bene in ambito sportivo. E quel “Palermo” lo ha accompagnato per decine di anni all’interno dello stadio “Braglia”. Perché il Modena era diventato un amore da alimentare e trasmettere anche al suo bambino.

Anche a San Martino in Rio il carattere solare e buono di Rabbito, la dedizione alla famiglia e al lavoro, avevano fatto breccia in molti compaesani. Per lui e la moglie la nascita di Emanuele era stata la realizzazione di un sogno a lungo desiderato.

«Troppi incidenti, da contare tutti i giorni, ci richiamano alla battaglia per la centralità della sicurezza sui posti di lavoro – incalza la sottosegretaria all’Economia, Maria Cecilia Guerra – A partire dalla prevenzione, che significa organizzazione dei processi e formazione per tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro contratto di lavoro. Ci ricordava Epifani che c’è un rapporto tra il numero di infortuni e di incidenti sul lavoro e l’andamento dell’economia. Lo abbiamo visto in tutte le fasi cicliche: quando l’economia rallenta, rallentano gli infortuni, quando riprende, riprendono gli infortuni. Dobbiamo quindi vigilare da subito perché la ripresa della nostra economia dopo il Covid non porti con sé lo stillicidio quotidiano di incidenti e morti a cui stiamo invece assistendo».

«Gli incidenti sul lavoro a volte sembrano numeri – scrive Cavallaro – Questo caso, per me, è diverso. Salvatore Rabbito lo conoscevo bene».

Questa ennesima tragedia sul lavoro provoca nuovo dolore e rabbia: per evitare tutto questo, si chiede anche il sindaco di Rubiera, «stiamo davvero facendo tutto il possibile?».

Domande che per ora rimangono senza risposta e sulle quali stanno facendo accertamenti gli esperti della Medicina del lavoro che dovranno valutare se ci sono stati errori imputabili a qualcuno nella morte in autostrada.

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