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Camposanto. Funerali di Laila, Massa si prepara Accordo tra parenti per il rito islamico

Le esequie in programma martedì se la salma sarà libera Attesa la perizia sul macchinario: «Lei non doveva essere lì»

CAMPOSANTO. Il funerale di Laila ha rischiato di diventare un caso diplomatico. All’istituto di Medicina legale, dove la salma della donna è stata sottoposta ad un rapido esame autoptico, sono infatti arrivate due richieste di delega di agenzie funebri, incaricate dai vari parenti. Di fronte a questa situazione anomala, gli impiegati non hanno autorizzato i funerali, inviando al Comune di Camposanto gli incartamenti, senza però dare un nullaosta al trasporto della donna. Da una parte, infatti, si è mosso il compagno Manuele mentre in contemporanea la famiglia ha contattato un’agenzia specializzata in riti islamici. E sarà proprio il rito islamico ad accompagnare l’addio di martedì, alle 16, alla mamma 40enne. Dopo l’incomprensione iniziale si è infatti trovato un accordo che porterà l’addetta della Bombonette a riposare nel cimitero di Massa Finalese, dove è stata creata un’area dedicata alla religione musulmana. Laila, tra l’altro, era credente praticante, ed effettuava regolarmente i vari riti imposti dalla sua religione.

Di quanto accaduto a Camposanto si sta occupando con particolare attenzione anche il consolato del Marocco, sempre molto vicino alle vicende che riguardano i propri connazionali in Italia. E i diplomatici stanno seguendo con attenzione sia l’evolversi della situazione legata ai funerali sia – e soprattutto, verrebbe da dire – la drammatica conta degli incidenti mortali sul lavoro, diversi dei quali riguarda operai stranieri. Proprio la sicurezza sugli ambienti di produzione è stata al centro anche di un appello del presidente del Consiglio, Mario Draghi, a testimonianza di come l’attenzione si massima sul tema.


Attenzione che inevitabilmente impone alla procura di dare risposte rapide nonostante la delicatezza degli accertamenti e i tempi canonici che servono negli accertamenti connessi agli incidenti sul lavoro. Sarà infatti la perizia sulla macchina fustellatrice a dare risposte definitive sulla morte di Laila. Si è detto che nella zona in cui la donna è stata trovata schiacciata e senza vita erano presenti soltanto due sicurezze azionabili manualmente. Non c’erano invece sensori automatici che potessero bloccare il macchinario. E questa ricostruzione è quella che continua a sostenere la famiglia Setti, proprietaria di Bombonette, nelle poche interlocuzioni avute con i propri legali dello studio Piccaglia di Bologna e i vertici dei sindacati provinciali. Secondo l’azienda, e stando ai protocolli operativi forniti ai propri dipendenti, l’intervento effettuato sulla fustellatrice andava realizzato solo a macchinario spento. In sostanza, Laila non sarebbe dovuta entrare ad armeggiare con i cartoni, ma soprattutto l’attrezzo non aveva problemi, era sicuro ed era stato acquistato piuttosto recentemente da una ditta spagnola che commercializza prodotti tecnologici cinesi.

C’è però anche l’altro tema, emerso negli ultimi giorni: il malfunzionamento del macchinario che la donna aveva annotato in occasione di alcune fasi lavorative. E anche di questo si parlerà durante l’accertamento tecnico mentre sono già a verbale diverse dichiarazioni rilasciate dai colleghi di lavoro agli investigatori.

F.D.

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