Contenuto riservato agli abbonati

L'opposizione: «Il Lido Park e la Giostra dei Cavallini: ecco tutti gli errori del Comune»

I consiglieri di opposizione Baldini e Rossini: «Qui la Procura non ha colpe  Ora la giunta dovrà riparare all’ingiusto trattamento riservato ai due titolari»

MODENA. Lido Park e Giostra dei Cavallini. Un tempo attrazioni del Parco della Rimembranza. Oggi luoghi di squallore e degrado. Le ragioni sono note e secondo Antonio Baldini e Elisa Rossini, consiglieri di Fratelli d’Italia-Il Popolo della Famiglia sono principalmente dovuti al Comune (le due strutture non furono infatti sequestrate per l’inchiesta sui chioschi).

I consiglieri, con un’interrogazione, chiedono di conoscere quali siano gli intendimenti dell’amministrazione comunale per arginare il parziale degrado del Parco delle Mura anche alla luce delle sentenze emesse dal Consiglio di Stato che ha respinto gli appelli proposti dal Comune contro due sentenze del Tar con cui era stata dichiarata l’illegittimità dei provvedimenti amministrativi emessi nel 2013 e nel 2014 di decadenza dei permessi di costruire dei titolari dei chioschi “Cedro” (impresa Carlo Serafini) e “Lido Park” (impresa Michael Moccia) per mancato rispetto del termine di inizio dei lavori.


Per i due esponenti di opposizione, il parziale degrado del Parco delle Mura e in particolare del Parco Pertini non è solo imputabile, come sostiene la giunta comunale, alle “interferenze” o interventi a gamba tesa della magistratura penale, ma «alla negligenza e alla condotta arrogante del Comune stesso, che si è incaponito nel voler sostenere in sede giudiziaria – contro ogni evidenza – che i titolari dei pubblici esercizi “Lido Park” e “del Cedro” (Serafini) erano decaduti dai rispettivi permessi di costruire, perdendo sia il primo che il secondo grado di giudizio e venendo finanche condannato alle spese di lite».

Commentano Baldini e Rossini: «Ma si sa che alla fine Pantalone (ovvero i cittadini modenesi) paga per tutti ed evidenziamo per inciso che nel rendiconto della gestione relativa all’esercizio 2020, approvato a giugno di quest’anno, vi è un “accantonamento fondo contenzioso” pari a sei milioni e settecentomila euro: un importo considerevole che se svincolato almeno in parte potrebbe essere impiegato in altri settori, ma la politica virtuosa di ogni amministrazione comunale dovrebbe essere tendenzialmente quella di giungere ad accordi con i privati, anziché avventurarsi in contenziosi giudiziari dall’esito incerto e destinati a protrarsi per anni".

"È oltretutto avvilente constatare che nella vicenda in questione il Consiglio di Stato ha ribadito che nei confronti di due imprenditori vi fu una disparità di trattamento rispetto ad altri titolari di chioschi, ma soprattutto è grave constatare che ciò sia emerso solo a seguito di una richiesta di accesso agli effettuata da uno dei due ricorrenti; in altre parole l’amministrazione comunale aveva come si suol dire giocato a carte coperte, contravvenendo ai principi generali sanciti per l’attività comunale dallo stesso Statuto del Comune (massima trasparenza, imparzialità, efficienza, semplificazione della burocrazia). Ma se davvero l’amministrazione comunale – come dichiarato anche dall’Assessora Vandelli quando la questione dei chioschi fu affrontata in Consiglio comunale a metà ottobre del 2020 – vuole restituire al Parco delle Mura le caratteristiche del luogo di “passeggiate”, bisogna favorire i privati che vogliono investirvi risorse, non ostacolarli salvo poi trincerarsi dietro la lungaggine dei tempi della giustizia».