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Modena. Locali “no green pass", ecco la mappa: «Non siamo i controllori del governo»

Il gruppo “Io apro” ha pubblicato un elenco geolocalizzato di attività che non chiedono il lasciapassare: in provincia di Modena sono 13

MODENA. Qualcuno non dovrebbe nemmeno esserci, dal momento che l’attività non rientra tra quelle in cui è previsto l’obbligo di esibire il green pass. Qualcun altro c’è finito a sua insaputa, e pur condividendo i motivi della protesta si dice rammaricato per essere finito in quell’elenco. Qualcun altro ancora è stato inserito nella mappa per aver partecipato alle manifestazioni di “Io apro”, e pur non essendo a conoscenza dell’elenco ne condivide le ragioni: «In un anno e mezzo ne abbiamo già avute abbastanza, non possiamo anche essere costretti a fare i controllori per il governo».

Mentre il primo weekend con l’obbligo del “lasciapassare” per accedere a una serie di attività è scivolato via, gli esercenti contrari al green pass portano avanti la protesta elaborando una mappa degli esercizi che su tutto il territorio nazionale hanno deciso di non chiedere il certificato verde. Un elenco geolocalizzato su una mappa Google, con nome del locale, indirizzo e numero di telefono, e coordinato dal gruppo “Io apro”, anche se gli organizzatori del principale movimento di protesta nazionale non lo hanno riconosciuto formalmente. Una mappa in continuo aggiornamento, tanto da aver già superato i 700 indirizzi in pochi giorni.

Ma quanti e quali sono gli esercizi modenesi inseriti nell’elenco “Aperti e liberi”? Al momento si tratta di 13 attività: principalmente sono bar, ristoranti e palestre, anche se non mancano i negozi e gli studi medici, per i quali in realtà non è prevista la necessità di esibire il pass. Partendo da Modena città, tra le attività “green pass free” c’è la pizzeria Regina Margherita dello “sciamano” Hermes Ferrari, che nei mesi scorsi si è imposto come uno dei leader nazionali del movimento di protesta.

Sulla stessa scia c’è la palestra GimFive di Modena est, anch’essa protagonista delle proteste e delle aperture durante il lockdown. Nell’elenco, però, non ci sono solo ristoranti e palestre, ma ad esempio anche il negozio di scarpe Camilove di via Canalino: «Per entrare nella nostra attività non è previsto il pass - spiega il titolare Alessandro Bonfiglioli - ma come constatiamo ogni giorno, per le persone non è semplice districarsi tra le nuove regole, e così abbiamo voluto segnalare ai clienti che per venire da noi non è necessario il lasciapassare».

Sempre in città, nell’elenco figura anche lo studio benessere AnMo di via Fratelli Rosselli, ma anche una clinica ortopedica e uno studio medico (per il quali il pass non serve) che non erano a conoscenza della mappa: «Non ne sapevamo nulla - fanno sapere - e non vogliamo figurare in alcun elenco, quindi ne chiederemo la rimozione». Spostandosi nella Bassa, la mappa conduce al ristorante La Losca di Mirandola: «Io non ho chiesto di comparire in alcun elenco - fa sapere la titolare - ma di certo non posso obbligare le persone a mostrarmi i documenti. L’unica cosa che vogliamo fare è il nostro lavoro, e da un anno e mezzo è già abbastanza complicato: che vadano a farli in Parlamento, i controlli...».

Nella mappa ci sono anche il Chico gusto di Medolla e il Bar dei ricordi di San Felice. Spostandosi a sud, a non chiedere il pass sono anche la palestra Motus di Fiorano, i cui gestori ricordano che «il nostro motto è libertà, semplicità e amicizia», il bar Stella di Sassuolo e il Caffè Giardini di Pavullo.

A chiudere l’elenco è la Taverna del Brutto di Polinago: «Io ho partecipato alle manifestazioni di “Io apro” - spiega la titolare Francesca Scalabrini - e sono contro il vaccino. Però rispetto le regole, e dunque chiedo il pass a chi vuole stare dentro: per fortuna si tratta di poche persone, dal momento che ho una grande distesa estiva».

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