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Morta sul lavoro a Camposanto. «Laila non aveva formazione» 

Primi accertamenti: l’operaia non avrebbe dovuto usare la fustellatrice Sopralluogo del medico legale sulla macchina per ricostruire la dinamic

CAMPOSANTO. Laila el Harim non era ancora stata formata per quel macchinario. Di conseguenza, non avrebbe dovuto usarlo.

Massa Finalese: addio a Laila, morta sul lavoro



Questo il dato allarmante che trapela dalle indagini sul decesso dell’operaia quarantenne, schiacciata da una fustellatrice, all’azienda Bombonette di Camposanto martedì 3 agosto. Laila aveva segnalato più volte il macchinario che aveva fotografato, come dimostrano gli scatti trovati sul suo cellulare. E non avrebbe ricevuto formazione.



Questo è uno degli aspetti sotto la lente della Procura, in attesa dell’informativa preliminare del servizio prevenzione dell’Ausl.

Intanto, il pubblico ministero Maria Angela Sighicelli ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di omicidio colposo, con l’aggravante di essere stato commesso in violazione delle norme antinfortunistiche. Sono due i soggetti indagati per la morte di Laila. In quel momento sarebbe stato presente un collega, vicino a lei, che stava lavorando a un’altra macchina. Gli indagati sono il legale rappresentante e il responsabile della sicurezza dell’azienda. Gli accertamenti consentiranno anche di capire se ci sono altri macchinari uguali a quello che stava usando la quarantenne.



Durante l’incontro di venerdì pomeriggio con i sindacati, l’impresa avrebbe dichiarato che l’operaia sarebbe stata sottoposta a un mese di addestramento con un collega su una macchina gemella. Manuela Gozzi, segretaria Cgil Modena, presente all’incontro e anche al funerale con il segretario di categoria Ferdinando Siena e il coordinatore di zona Massimo Tassinari, rimarca che l’azienda, «alla richiesta precisa se Laila avesse ricevuto formazione, ha risposto che le era già stata fatta in un’azienda dove aveva lavorato in precedenza. La formazione è considerata, spesso, un orpello per le imprese. Le macchine non sono tutte uguali e poi ci sono i ritmi di lavoro ai quali si è sottoposti: ci sono numerose variabili da considerare per tutelare la salute del lavoratore. Per testimoniare la sensibilità delle aziende del settore, ci era stato richiesto che la formazione avvenisse fuori dall’orario di lavoro», rimarca Gozzi. Ieri, inoltre, il medico legale incaricato dalla Procura, la dottoressa Silvestri, ha effettuato un sopralluogo in azienda per verifiche sul macchinario: tecnicamente l’incidente probatorio. Si vuole verificare, in pratica, il rapporto tra i movimenti compiuti dall’operaia, il funzionamento della macchina e le lesioni riportate.

«Ci sono due versioni a confronto: quella del datore di lavoro che parla di affiancamento di un mese per l’uso del macchinario e quella che invece dice che non c’è stata formazione – spiega l’avvocato Dario Eugeni, che assiste i famigliari di Laila – Chi ha parlato di questo mese di formazione verrà interpellato e lo dichiarerà sotto giuramento. Nel frattempo, ieri c’è stato l’incidente probatorio all’interno dell’azienda, sulla macchina. Un ulteriore elemento utile per fare chiarezza sull’accaduto».

L’operaia lavorava da appena due mesi nella ditta, anche se prima aveva svolto per tantissimi anni questo lavoro in un’altra impresa. È stata la sua esperienza a far sì che l’impresa di Camposanto la assumesse a tempo indeterminato.

Laila è stata ricordata anche dal presidente del Consiglio, Mario Draghi.

In parallelo all’indagine avviata dalla Procura, ne è stata aperta una seconda su indicazione del ministro Andrea Orlando.

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