E la campagna resta ancora un investimento che attrae

Vigneti e frutteti dai 40 ai 50mila euro all’ettaro. Affitti in aumento . Non interessano i fabbricati rurali

Giovanni Medici

Il mercato fondiario emiliano-romagnolo ha fatto registrare, nel 2020, un livello delle quotazioni in linea con quello delle annate precedenti. I dati pubblicati nell’ultimo Rapporto sul sistema agroalimentare della regione mettono tuttavia in evidenza come i valori dei terreni seminativi abbiano accusato una lieve flessione (-1,6%) e lo stesso è avvenuto per i vigneti (-1,1%), mentre per i frutteti il mercato è risultato positivo (+2,7%).


Se esaminiamo i dati della nostra provincia notiamo come per un terreno seminativo nella zona di Carpi i valori siano stati fissati l’anno scorso a 23.500 euro per ettaro (erano 24.500 l’anno prima). Per un terreno seminativo irriguo situato nell’area nord il calo è stato di un migliaio di euro, passando dai 27.500 ai 26.500 euro per ettaro. Stabili i valori per un vigneto posto in zona collinare, che nel 2020 ha mantenuto il suo valore di 44.500 euro per ettaro. Hanno preso il volo i prezzi dei frutteti irrigui di pomacee ad alta densità che si trovano nella zona di pianura. Le quotazioni sono salite del 12.1%, passando da 44.700 a 50.100 euro.

In regione sono poche le zone nelle quali i terreni valgono di più: gli orti e i frutteti nel riminese, che arrivano a 65mila euro per ettaro, oppure i vigneti doc tra Enza e Secchia, che sono sui 52mila. Il livello sostenuto delle quotazioni dei terreni e la bassa mobilità fondiaria favoriscono così il ricorso all’affitto i cui canoni si sono mantenuti elevati. I dati riferiti al 2019 mettono infatti in evidenza una tendenziale crescita di questi (+2%). A fronte di una flessione dei canoni nelle province di Ravenna, di Rimini e, in misura più contenuta, in provincia di Bologna, si osservano diffusi incrementi, soprattutto per l’affitto di terreni destinate a coltivazioni industriali stagionali. Per un frutteto della collina modenese ad esempio si spendono dai 250/300 euro ai 1100 euro per ettaro l’anno, con un aumento delle quotazioni minime tra 2019 e 2018 del 4%. Nonostante le previsioni non siano positive “i fondamentali del mercato fondiario appaiono positivi, con una domanda prevalente sull’offerta, in particolare per terreni di qualità, di ampie dimensioni e con un ridotto carico di fabbricati rurali. Nelle condizioni create dall’attuale pandemia, che potrebbe portare a cali di valore nel mercato immobiliare di tipo residenziale, la terra – spiegano dagli estensori del Rapporto – potrebbe essere vista in misura ancora maggiore come uno degli asset più sicuri su cui investire. Questo mercato può offrire opportunità di investimento in grado di competere sul mercato dei capitali, soprattutto in un frangente in cui la riduzione del rischio di investimento è una necessità particolarmente sentita”.

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