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Il presidente regionale del Coni: «Gli impianti ci sono sfruttiamoli bene»

Dondi: «Nello sport serve andare oltre gli interessi di bottega. Si può fare davvero tanto se iniziamo a parlarci sul serio» 

MODENA. «La situazione degli impianti sportivi a Modena e in regione non è particolarmente critica, ma è fondamentale il confronto e il dialogo tra istituzioni pubbliche, Coni ed enti di promozione, così come è necessario fare chiare su ruoli e compiti». Andrea Dondi, modenese, è presidente regionale del Coni e interviene sul tema degli impianti sportivi e, più in generale, dello sport sul territorio anche alla luce delle ultime Olimpiadi.

Dove, a onor del vero, gli atleti di vertice emiliano romagnoli non hanno portato a casa il bottino auspicato.


«Solo tre medaglie per la nostra regione? Beh, innanzitutto bisogna vedere dove si allenano gli atleti. Se un veneto si allena a Ferrara la medaglia è veneta o emiliana? E poi le aspettative non sempre sono state rispettate. Pensate a Jessica Rossi, a volley, pallanuoto, basket… I nomi li avevamo, purtroppo non ci ha detto bene: anche Paltrinieri poteva vincere tre ori, ma con i problemi che ha attraversato è stato grandioso».

Archiviato Tokyo veniamo al tema degli impianti.

«Mi risulta che ci sia stato lo scorso anno uno studio a livello nazionale per un censimento. I dati sono in mano a Sport e Salute, ma non si possono avere nel loro complesso. Venendo a Modena non ci sono situazioni gravi, ma bisogna essere chiari, un comune di mille abitanti non può pretendere una piscina coperta. Tutto sommato Modena e la regione Emilia-Romagna non si possono lamentare. Poi è vero che a Fanano potremmo cercare di avere l’unico palaghiaccio al di sotto del Po, come potremmo realizzare un velodromo per attività invernale e su pista, considerando che c’è solo Montichiari che ora chiuderà per 4 mesi… Così come al mare ci sono possibilità con vela, motonautica, pesca sportiva. Quello che è necessario è che gli assessori si confrontino col Coni, con gli enti di promozione sportiva e con le società sportive. Il confronto è fondamentale».

Fare squadra, come è emerso anche dalle scorse puntate di questa nostra inchiesta, è decisivo?

«È così. Dobbiamo superare le piccole liti di bottega e promuovere lo sport, sapendo anche chi fa cosa. In Italia abbiamo quattro enti diversi: Coni, Sport e Salute, Dipartimento e Sottosegretariato allo Sport. Ebbene dobbiamo dire che sono troppi e mettere ordine. Ad esempio c’è una proposta di legge sull’educazione motoria nella scuola primaria: perché il mondo dello sport non è in grado di dettare qualche punto qualificante? Il Coni dell’Emilia-Romagna, sotto la mia presidenza, cercherà di farlo».

La mancanza di chiarezza su ruoli e compiti, per Dondi, è il vero nodo anche dei rapporti tra federazione ed enti, problema emerso dall’intervista col il vice presidente del Csi di Modena, Della Casa: «I campionati chi deve farli? Quale è il ruolo di enti e federazioni? Bisogna ragionare su chi fa cosa, io non ho risposte ma dobbiamo parlarne insieme e c’è la massima apertura. Con un solo paletto, per quanto mi riguarda: i corsi per dirigenti sportivi li fa il Coni con la scuola regionale, perché abbiamo un parterre di docenti super qualificati. I dirigenti sportivi per federazioni o per Uisp, Csi e altri enti sono sempre dirigenti, poi ci sta di dedicare qualche ora specifica per ogni ente. Ma non mettiamo in discussione chi forma».

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