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Maranello. «Quel designer ci ha copiato la supercar» La Ferrari querela l’autore del prototipo

Battaglia legale dopo la presentazione del modello al salone di Ginevra. Il giudice chiede la consulenza di un super esperto

Daniele Montanari

Troppo simili. Così sono apparsi agli uomini di Maranello i progetti di un prototipo supercar presentato al salone di Ginevra e quello di un recente gioiello del Cavallino. A tal punto che, al seguito di accertamenti interni, è partita una querela con un’accusa pesante: rivelazione di segreto industriale, che può portare alla condanna a due anni di carcere.


Protagonista della vicenda un designer dipendente non della Ferrari ma di una nota società del settore automobilistico (del tutto estranea alla vicenda) che collaborava con il Cavallino. Nell’ambito di questa partnership, il designer avrebbe avuto accesso a tutti i dettagli del progetto di una supercar Ferrari contenuti su un pc. E secondo l’accusa ne avrebbe approfittato a livello individuale per copiarne diversi elementi e realizzare così un prototipo a sua firma che è stato esposto al salone di Ginevra. È stata proprio quella vetrina a fare esplodere il caso, facendo parlare di “strana somiglianza” e portando alla battaglia giudiziaria. Con la convinzione che si trattasse di progetto copiato, la Casa di Maranello si è rivolta un legale che ha sporto querela (questo tipo di reato si persegue solo a querela di parte) denunciando ai sensi dell’articolo 623 del Codice penale, quello relativo alla violazione di segreti scientifici o industriali.

La Procura ha quindi aperto un fascicolo, conducendo l’indagine. Ma al termine il pm ha valutato che non ci fossero elementi tali per dimostrare che la supercar di Ginevra fosse una diretta “derivata” di quella di Maranello. Del resto, le valutazioni in questi caso possono diventare estremamente complesse: dove finisce in un progetto “l’ispirato a” e comincia il “copiato da”? A volte anche i più fini specialisti sono in difficoltà nel trarre una conclusione certa. Il pm nei giorni scorsi davanti al gip ha dunque chiesto l’archiviazione. La Ferrari si è ovviamente opposta, chiedendo che invece il procedimento vada avanti con l’apertura di un processo. E lo ha fatto attraverso elementi convincenti presentati dal suo legale, tanto che il gip ha accolto i rilievi e si è opposto all’archiviazione. Ha quindi disposto un supplemento d’indagine, dando sei mesi di tempo al pm per entrare ancora più nella vicenda dal punto di vista tecnico, affidandosi a una consulenza specifica.

Ora la Procura dovrà rivolgersi a un super consulente che, comparando i due progetti, avrà l’arduo compito di stabilire se sono sovrapponibili in diversi elementi e soluzioni (perché ovviamente le due auto non sono uguali, altrimenti la questione s’imporrebbe con la sua evidenza). O se invece il designer, pure ispirandosi alla Ferrari che aveva avuto tra le mani, o meglio sul pc, è stato capace di dare un’interpretazione personale di linee e soluzioni maturando alla fine un progetto proprio. Arduo emettere il responso, ma arduo anche trovare chi lo emetta: per trovare una figura indipendente bisognerà guardare sicuramente fuori provincia, forse anche fuori dall’Italia.

Di primo acchito, questa vicenda può far pensare alla spy-story che coinvolse la Ferrari nel 2007, ma la dinamica in realtà è molto diversa. Lì si parlava di disegni trafugati e passati alla concorrenza nell’ambito del Mondiale di Formula 1. Qui di vetture da turismo e di una concorrenza non sportiva ma solo di mercato: non tanto le performance in fatto di velocità, quanto la bellezza delle linee di design e l’efficacia delle soluzioni tecniche.

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