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Tari e sconti alle imprese, Modena ultima

La classifica di Confcommercio dei Comuni che hanno ridotto la tassa per alberghi e ristoranti: «In città nessun confronto»

Qualcuno si è limitato al taglio minimo, quello prescritto e finanziato dal governo, mentre qualcun altro, dopo un lungo lavoro fatto di incontri e di calcoli per far quadrare i conti, si è spinto molto più in là. Per esempio lo ha fatto Castelfranco, dove la “sforbiciata” è arrivata al 100%, mentre sul fronte opposto c’è Modena, che si è fermata a un taglio del 60% della quota variabile, ovvero il 20% del totale. Al centro c’è la Tari, la Tassa sui rifiuti, e a elaborare la classifica degli sconti applicati dai Comuni del Modenese alle imprese nel 2021 - soprattutto alberghi, bar e ristoranti - pesantemente colpite dalla crisi post-Covid è l’associazione Confcommercio. «Tante amministrazioni della provincia - puntualizza Tommaso Leone, presidente provinciale dell’associazione - hanno compreso la drammatica situazione delle imprese del terziario e in particolare di alcune categorie, mostrandosi sensibili alle richieste che Confcommercio e le altre sigle hanno formulato nell’ottica di ridurre il peso della Tari, peraltro in un anno di stasi e dunque di produzione ridottissima di rifiuti». Il taglio della tassa sui rifiuti da parte dei Comuni, ricorda Confcommercio, «è in parte finanziato dal Decreto sostegni bis, che ha stanziato anche quest’anno 600 milioni di euro a compensazione della riduzione di almeno il 60% della quota variabile per pubblici esercizi e hotel: le amministrazioni che sono andate oltre questa quota hanno dunque finanziato con risorse proprie aggiuntive l’operazione».

Ma quali sono dunque i Comuni della provincia che hanno tagliato di più sulla Tari e quelli che hanno fatto meno sconti alle imprese? In testa alla classifica c’è l’amministrazione di Castelfranco - 100% di riduzione su quota fissa e quota variabile per pubblici esercizi e alberghi - seguito a ruota da Sestola e Pievepelago - 90% di sconto - mentre i Comuni di Maranello, Formigine, Mirandola, Pavullo, Fiumalbo e Riolunato hanno “sforbiciato” il 70% della quota fissa e variabile, e quelli di Carpi e Vignola rispettivamente il 50% e del 47%. In fondo alla classifica stilata dall’associazione modenese si collocano Zocca (25% di sconto su quota fissa e variabile), Sassuolo (64%, ma solo sulla quota variabile della tassa) e quindi Modena, con appena il 60% di riduzione sulla quota variabile (che equivale a meno del 20% di sconto) e che quindi non va oltre il livello minimo fissato e finanziato dal governo.


«Va detto - aggiunge Leone - che il risultato è stato particolarmente soddisfacente per le nostre imprese nei Comuni in cui abbiamo avuto modo di discutere e di entrare nel merito del tema, mettendo sul tavolo ragionevoli proposte per aiutare soprattutto il mondo della ristorazione e quello ricettivo, messi a durissima prova dal Covid e disperatamente in corsa per tornare alla normalità al più presto». Discorso diverso per altre amministrazioni, a partire dal capoluogo: «Dove non c’è stato alcun confronto, come a Modena - chiude il numero uno dell’associazione - il risultato è sotto gli occhi di tutti, ed è un peccato per le centinaia di imprese che saranno così costrette a pagare, in questo annus horribilis, circa l’80% della Tari avendo prodotto meno del 20% di rifiuti abituali».

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