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Modena e San Possidonio La notte dei profughi arrivati in città Tante famiglie chiamano per ospitarli

A tarda ora il pullman da Fiumicino. Una trentina all’hotel Emilia, altri al Concordia Hotel: mobilitazione per farli sentire a casa

Paola Ducci

Uno sguardo, un sorriso un gesto. L’accoglienza è fatta di piccole cose che diventano subito grandi quando si capisce che dall’altra parte, anche con la mascherina e il buoi della sera che avanza, le braccia sono idealmente aperte. Fuori dall’hotel Emilia alla Bruciata e alle porte di San Possidonio, al Concordia Hotel, il silenzio è rotto dai sospiri di chi non sa ancora nulla del suo futuro ma sa che qui ad accogliere ci sono persone che hanno pensato a loro.


Scendono alla spicciolata dal pullman che li ha portati da Fiumicino a Modena, un viaggio di oltre cinque ore che non sono nulla rispetto a quello che si sono lasciati alle spalle, trovando spazio su uno dei voli partiti dall’aeroporto trasformato in inferno.

Ora hanno di nuovo i piedi per terra, lo sguardo è a tratti smarriti, ma l’accoglienza ha un codice universale che non si spiega. Dall’altra parte della strada, infatti, una volta scesi, è tutto pronto.

Hanno lavorato ore i volontari per accogliere al meglio le famiglie destinate a Modena: 130 persone, interi nuclei famigliari con tanti bambini. Al capoluogo (hotel Emilia), comunque, sono destinate 30 persone, 12 delle quali sono donne. Ci sono tre bambini(4, 7 e 9 anni) e altri due minori (13 e 15 anni), più una diciottenne. Sono essenzialmente 3-4 gruppi parentali di persone che lavoravano nell'ambito della missione Italia Nato. Il resto è a San Possidonio.

Ognuno di loro, dai piccoli ai genitori, ha avuto un pensiero particolare, una dedica speciale da ognuna delle persone che ieri ha sistemato gli alloggi. È come se fossero stati adottati.

A San Possidonio il via vai di volontari è durato tutto il giorno. Già da ieri si sapeva che il Concordia Hotel sarebbe stato al centro della logistica per ospitare i profughi. Ministero, Regione, Protezione Civile, Ausl e associazioni hanno attivato tutti i canali possibili per non lasciare nulla al caso. Al Concordia Hotel, di proprietà della Cpl, si sono presentati anche due dirigenti dell’azienda per verificare che tutto fosse a posto e che le varie necessità fossero soddisfatte.

Accanto a loro era tutto un “entra ed esci”.

«Abbiamo portato vestiti per i bambini e giochi, coperte, alcuni generi di prima necessità che sappiamo possono essere molto utili in queste ore. Stiamo facendo il possibile per accompagnarli in questi giorni qui da noi nel modo migliore», racconta Mirella Grossi, referente della Caritas Parrocchiale di Finale Emilia.

Trascorreranno il periodo di quarantena previsto per chi arriva dall’estero (10 giorni) ed effettueranno lo screening sanitario, comprensivo di tampone per verificare la presenza di eventuali positività al Covid. Per tutto il periodo della quarantena sarà garantita l’attività di sorveglianza condotta dai professionisti del Dipartimento di Sanità Pubblica.

I profughi, in fuga da un orrore che nessuno dovrebbe mai vivere, passeranno infatti i primi giorni di permanenza in Italia in questi hotel di prima accoglienza dove verranno costantemente monitorati per quanto riguarda le condizioni di salute e di eventuale positività al Covid 19. Sarà poi a carico del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale la decisione della successiva destinazione post quarantena.

Tra le associazioni impegnate sul campo anche la Croce Rossa, che ha raccontato come la giornata di ieri sia stata anche scandita da continue telefonate in sede: erano famiglie modenesi che offrivano spazi, beni di prima necessità, anche ospitalità diretta per queste persone. Sintomo di una grande umanità.

E lo si capisce anche dai particolari. Nelle stanze di San Possidonio, tutte accuratamente igienizzate, nulla è lasciato al caso. Laddove la famiglia è composta da più figli c’era, al momento dell’arrivo in camera, un sacchetto per ognuno. Un foglio, una matita, un colore.

E poi cibo per le prime ore, preferibilmente verdura e formaggio, effetti personali per ridare dignità a queste famiglie che hanno soprattutto bisogno di sentirsi persone. E di sentirsi al sicuro.

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