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LO SPECIALE/ Tragedia al Rally dell'Appennino: auto vola fuori strada, travolge e uccide 2 tifosi

Muoiono il reggianoDavide Rabotti e il modenese Cristian Poggioli originario di Serramazzoni e residente a Lama Mocobno. Reggio e Modena in lutto per le due vittime. Sono stati travolti dalla  Peugeot 208, vettura 42 dell'equipaggio del modenese Claudio Gubertini e Alberto Ialungo per la scuderia Millenium Sport Promotion.

Sono morti mentre assistevano su una collinetta a una gara. Sabato di tragedia al 41° Rally dell’Appennino reggiano: due spettatori hanno perso la vita colpiti da un’auto in corsa. Due giovani vite spezzate. Le vittime sono il 21enne Davide Rabotti, di Reggio Emilia, e Cristian Poggioli, 35 anni, di Lama Mocogno, in provincia di Modena. Illese le due persone sulla macchina. Secondo una prima ricostruzione della dinamica, su un tratto rettilineo del circuito, nel Reggiano,l'equipaggio a bordo di una Peugeot 208, per cause ancora al vaglio dei carabinieri, ha perso il controllo del mezzo uscendo dal circuito. A causa della forte velocità e di un terrapieno che ha fatto da rampa, la macchina si è staccata dal suolo ed è precipitata su una vicina collinetta dove si trovava del pubblico. Due giovani sono stati investiti dall’urto e sono morti sul colpo. I due componenti dell’equipaggio, invece, non hanno riportato ferite. La gara è stata sospesa. I rilievi sono a cura dei militari dell’Arma della stazione di San Pollo d’Enza. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta.  

L'INCIDENTE

L’auto vola fuori strada e uccide due spettatori

Muoiono Davide Rabotti e Cristian Poggioli Una delle vittime era amico del pilota

CANOSSA. La sbandata, l’auto che vola fuori strada e piomba in mezzo al pubblico. Così quella che doveva essere una giornata spensierata e una festa per il paese si è trasformata in un sabato di sangue, che ha lasciato sul campo due giovani vittime: due spettatori – Cristian Poggioli, 34enne agente di commercio residente a Lama Mocogno ma originario di Serramazzoni e Davide Rabotti, 20enne studente di Reggio – sono stati travolti e uccisi. Teatro dell’incidente la 41esima edizione del Rally dell’Appennino reggiano.


La gara riprendeva dopo la sosta forzata dell’anno scorso e, dopo l’inizio venerdì, ieri era previsto il clou della competizione con motori di nuovo accesi dalle 7.41 e arrivo previsto per le 19.31 a Canossa, dopo sei prove speciali per un totale di 363 chilometri di gara. A eccezione della partenza, tutto il percorso era incentrato a Canossa.


Sono le 9.45 e le vetture sfrecciano nel tratto della seconda prova speciale quando all’improvviso, pochi minuti dopo, alle 9.53 sulla prova SS2 Matilde di Canossa in località Riverzana (direzione Borsea-castello di Canossa), è accaduto l’impensabile: l’equipaggio Gubertini-Ialungo (Claudio Gubertini, il pilota, anche lui modenese) della vettura numero 42, ha perso il controllo del mezzo. Su un tratto rettilineo del circuito, l’equipaggio a bordo di una Peugeot 208 R, della scuderia Millenium Sport Promotion, ha sbandato ed è uscita dal circuito a forte velocità. Il destino ha voluto che proprio il terrapieno laterale, in teoria una misura di sicurezza per gli spettatori che potevano seguire lo spettacolo dall’alto, abbia fatto da “rampa”: la vettura R2B si è staccata da suolo ed è volata via per circa 50 metri, precipitando su una vicina collinetta posta ad un’altezza di circa sette metri dove si trovava parte del pubblico disseminato lungo il percorso.

Tra il pubblico c’erano Poggioli e Rabotti: erano in due gruppi distinti di amici, accomunati solo dal fatto di trovarsi lì in quell’istante. Tutto è accaduto in una manciata di secondi: i compagni delle vittime sono riusciti a scansarsi e a schivare il bolide, che invece nel ricadere ha investito il 34enne e il 20enne, proseguendo poi la sua corsa nel campo per una cinquantina di metri. Illesi ma sotto choc i due componenti l’equipaggio, che tra l’altro erano legati da un rapporto di amicizia con Poggioli: proprio Cristian era amico del pilota, Claudio Gubertini, e si era recato a Canossa proprio per tifare per lui. Immediati i soccorsi, presenti in modo massiccio in questo genere di gare, tanto che la macchina organizzativa della manifestazione nel suo complesso assicura una quarantina di sanitari e sette medici rianimatori.

Quando l’allarme è rimbalzato dalla centrale operativa del 118 sulle frequenze radio si è subito messa in moto la macchina dei soccorsi: sul posto sono convogliate tre ambulanze della Croce Verde di Castelnovo Monti, che ormai da otto anni è impegnata nel servizio di assistenza al Rally, l’elisoccorso decollato da Parma, la polizia locale Unione Val d'Enza e i carabinieri di San Polo. I medici hanno attorniato le due persone stese a terra e hanno tentato lunghe manovre di rianimazione, anche con l’aiuto del personale dell’elicottero, ma è subito parso chiaro che per le vittime non c’era più nulla da fare: il cuore non batteva più.


La gara è stata immediatamente sospesa, nello sconcerto del pubblico e degli organizzatori, che solo nel pomeriggio hanno rilasciato dichiarazioni. Mentre i carabinieri provvedevano al triste compito di contattare i familiari delle vittime, sul posto i due corpi coperti da un telo sono stati rimossi dalle onoranze funebri Matildiche e trasportati al cimitero cittadino di Coviolo, in attesa delle disposizioni della Procura.
È stata aperta un’indagine per duplice omicidio colposo ed è probabile che il pm di turno disponga l’autopsia, sebbene secondo il medico legale non sussistano dubbi: in entrambi i casi il decesso è avvenuto per schiacciamento. «Per tutti noi di Grassano Rally Team questa tragedia rappresenta un dolore indescrivibile», le parole di Alen Carbognani, presidente del comitato organizzatore Asd Grassano Rally Team.

 

LE VITTIME: CRISTIAN POGGIOLI DI SERRAMAZZONI

Cristian Poggioli, 34 anni

«Ragazzo dolce e buono
sempre attento agli altri»


Nato e cresciuto a Serramazzoni, viveva ora a Lama con la compagna che era con lui alla gara


Un ragazzo buono come il pane, sensibile e sempre pronto ad aiutare. È il ritratto unanime che gli amici tracciano di Cristian Poggioli, il giovane 34enne morto colpito dall’auto di Claudio Gubertini, per cui stava tifando ieri mattina nel rally reggiano.


Il dolore a serra
Tra i due c’era anche una bella amicizia, cresciuta nello sport ma anche nel vedersi spesso in un paese come Serramazzoni, dove tutti si conoscono. «È una tragedia per tutti – dice commosso un amico fin dai tempi dell’infanzia – per le famiglie della vittima e del pilota, per gli amici, per gli organizzatori della gara e per tutti gli appassionati di motori. Un dolore così grande va vissuto insieme, senza colpevolizzare nessuno perché ciò che è accaduto è al di là dell’immaginabile». A Serra vive la famiglia di Cristian e lui stesso ha vissuto fino ad alcuni anni fa, quando è andato a convivere a Montecenere (Lama Mocogno) con la sua ragazza. A Serra Cristian è cresciuto con un carattere buono e genuino, fin da bambino sempre pronto a dare una mano: veniva anche a servire messa ai tempi di don Marco. E a Pavullo faceva il figurante (soldato romano) durante la Via Crucis vivente.


A Polinago
Dopo il diploma allo Spallanzani di Montombraro aveva trovato in ambito agricolo, e per diversi anni è stato in forze al Consorzio Agrario, poi ultimamente era passato alla ProGeo come agente di commercio. «Per un bel po’ ha gestito la sede di Polinago del Consorzio – ricorda il sindaco, e presidente della Provincia, Gian Domenico Tomei – tutto il nostro mondo agricolo lo conosceva. Un ragazzo buono, gentile e capace: quando ho saputo dell’incidente non ci volevo credere, una cosa allucinante. Ci stringiamo ai suoi cari». «A Polinago ormai Cristian lo conoscevano tutti – osserva un amico di lì - oltre che un gran lavoratore era veramente una persona stupenda: più buone di lui non credo che ce ne possano essere. Sempre gentile, solare, e disponibile con tutti».

A Lama Mocogno

Il legame con Valentina Anceschi è di lunga data, testimoniato dalle tante foto felici su Facebook. Lo aveva accompagnato anche lei ieri al rally, sempre al suo fianco. Lei è rimasta illesa, lui se l’è visto morire davanti. Non si può neanche immaginare cos’ha provato e il buio che sta attraversando adesso. Vivevano da tempo assieme a Montecenere, frequentando spesso anche Lama Mocogno, dove la notizia ha suscitato la stessa incredulità: «Conosco Valentina e la sua famiglia da molto tempo – sottolinea il sindaco, e presidente dell’Unione, Giovanni Battista Pasini – lei è sempre stata una ragazza molto in gamba e credo che insieme a Cristian fossero davvero una bella coppia, so che vivevano da tempo assieme a Montecenere. È straziante quello che è successo, una tragedia che ha dell’incredibile: il suo compagno muore investito dall’amico per cui era andato a tifare. Una fatalità che lascia senza parole: a nome mio e dell’intera amministrazione comunale esprimiamo il più profondo cordoglio. È terribile vedere come il piccolo paese di Montecenere sia colpita di nuovo da una tragedia che colpisce i giovani: solo a febbraio sempre qui avevamo pianto Marcello Fiorentini, morto per una valanga a soli 33 anni. Quasi coetaneo di questo ragazzo».


«Cristian era davvero una bella persona: molto impegnato sul lavoro e sempre gentile e solare con le persone – lo ricorda Fabio Ballotti, consigliere comunale a Lama – non c’era volta che l’incontravi che non ti salutava. Un bravissimo ragazzo, veramente, vittima dell’imponderabile: è incredibile quello che è successo, una fatalità che davvero toglie le parole. Anch’io ho la passione del rally da tanto tempo, ho fatto anche il navigatore per cinque anni: Cristian ha sempre vissuto l’ambiente, faceva anche motocross, e so che, oltre che tifoso, era anche amico di Claudio. Sarà stato sicuramente entusiasta per quella gara, aspettata con trepidazione. E poi lì ha trovato la morte. Non si sa davvero cosa dire: a volte il destino incrocia le nostre strade in modi che ci stendono. La nostra piccola comunità resta attonita di fronte a una tragedia del genere: ci stringiamo forte alla sua famiglia e ai suoi affetti».


Oltre al papà e alla mamma, Cristian lascia la sorella minore, che adesso vive a Pavullo, dove l’eco della tragedia ha lasciato ancora incredulità e sgomento.

 

LE VITTIME: DAVIDE RABOTTI DI REGGIO

Davide Rabotti, 20 anni

Davide, studente e sportivo
Il padre vedendo i soccorsi gli ha telefonato più volte invano

Un’auto bianca, verde e nera che affronta una doppia curva, il rumore del motore e una mano che, dall’alto di un terrapieno, filma il suo allontanarsi: è il video da brivido che Davide Rabotti, 20 anni (ne avrebbe compiuti 21 tra meno di un mese, il 19 settembre), ha caricato su Instagram pochi minuti prima di morire travolto da un equipaggio. Un video della gara, ma da una postazione diversa da quella dove è avvenuto l’incidente, postato sullo social dove ci sono immagini del mare a Numana nell’agosto scorso, su un muretto a Terracina, pizzate e cene con gli amici: queste le istantanee della quotidianità, rimaste sui social, di un ragazzo falciato nel fiore della vita. Pur essendo nato e cresciuto a Reggio, dove la famiglia abita in zona San Maurizio e dove frequentava l’Università indirizzo informatico, Davide era di casa a Ciano.


Lì vivono i nonni e il padre possiede una seconda abitazione; appena poteva il ragazzo saliva a Ciano, dove aveva gli amici d’infanzia e dove spesso e volentieri (d’estate quasi ogni fine settimana) trascorreva serate in compagnia e seguiva le diverse manifestazioni sportive che nei mesi caldi animano l’Appennino.
Ieri due suoi amici di Reggio lo hanno raggiunto proprio per andare ad assistere al Rally dell’Appennino: gli stessi amici che, dopo aver schivato l’auto diventata una scheggia impazzita, hanno assistito impotenti alla sua morte.


Entrambi i genitori di Davide lavorano da decenni nella questura di via Dante a Reggio: il papà Alfredo è un poliziotto che, smesso il servizio nelle Volanti, è addetto al centralino di questura e prefettura, mentre mamma Simonetta è una impiegata del ministero dell’Interno in questura. Il papà era a Ciano e stava tagliando l’erba nel campo quando ha notato l’elisoccorso che sorvolava il borgo; subito allarmatosi, forse per un presentimento, ha chiamato più volte il figlio invano.

Trovando strana la circostanza dopo un po’ il padre si è recato in paese e lì ha incontrato il genitore di uno degli altri due amici, che gli ha riferito la terribile notizia. Il padre ha poi avvisato la moglie, che si trovava a Frosinone nella sua città natale in visita ai genitori. Sconvolta anche la sorella minore di Davide, Ludovica di 19 anni. La famiglia si è comprensibilmente chiusa nel più stretto riserbo.


Era uno sportivo, Davide. In vetta alle sue preferenze c’era il calcio; uno sport che Davide praticava da quindici anni all’US Santos 1948, dove giocava in seconda categoria. Tra le citazioni preferite “divertirsi negli sport”; come tanti ragazzi della sua età amava le lunghe pedalate in mountain bike, era un fan delle gare di moto Gp e di Valentino Rossi, seguiva i rally.


«Sono sotto choc. Per me è come se fosse morto un figlio perché Davide ha la stessa età del mio, erano in compagnia insieme e hanno giocato insieme per tanti anni. Siamo veramente a pezzi. Un ragazzo fantastico, sempre solare: ci mancherà tantissimo». Scoppia a piangere, sopraffatto dall’emozione, Cristiano Paganelli, direttore sportivo dell’US Santos 1948. «Davide giocava con noi da quando aveva sei anni. Ora era in prima squadra, che ha ripreso gli allenamenti lunedì. L’ultima volta l’ho visto venerdì sera all’allenamento: passo sempre ad assistere, abbiamo scherzato come facevamo di solito, battute sul fatto che era tonico e abbronzato. Dal carattere estroverso, era un bonaccione e tutti gli volevano bene».


La notizia si è diffusa velocemente tra i compagni di squadra, provocando una ridda di telefonate. «È dalla tarda mattinata che mi squilla il telefono di continuo, ragazzi e dirigenti mi hanno chiesto conferma di quanto hanno letto su internet. Ho anche contattato il papà, che si trovava in caserma: poche parole di condoglianze perché è troppo presto, era incredulo». In segno di lutto la società ha subito sospeso l’attività per il weekend.
«Una tragedia che ci lascia sgomenti - è stato il messaggio di cordoglio del sindaco di Reggio Luca Vecchi - Tutta la comunità reggiana si stringe attorno al dolore delle famiglie di Davide Rabotti e Cristian Poggioli, deceduti a seguito dell’incidente durante il Rally dell’Appennino a Canossa».

I PILOTI E L'ORGANIZZAZIONE DELLA GARA

L'equipaggio: Claudio Gubertini e Alberto Ialungo

«Piloti sotto shock»
Interrotta poi annullata per lutto la gara
«Per tutti noi è un dolore indescrivibile»

 

«Per tutti noi di Grassano Rally Team questa tragedia rappresenta un dolore indescrivibile. La collaborazione dell’organizzazione con le forze dell’ordine è e sarà sempre massima». Sono le parole di Alen Carbognani, presidente del comitato organizzatore Asd Grassano Rally Team, con le quali si è chiusa la conferenza stampa che si è tenuta ieri pomeriggio al teatro di Ciano per fare il punto sul tragico incidente e annunciare l’annullamento del Rally in segno di lutto nei confronti delle due vittime.


Una conferenza durante la quale sono stati illustrati i dettagli al momento a disposizione dell’organizzazione della competizione e del direttore di gara. Una conferenza dove, al di là dei dati tecnici e dei particolari logistici, si respirava e si toccava con mano un accoramento collettivo e uno sconforto indicibile.


Così come era nell’aria lo stato di shock dei piloti che si trovavano sulla vettura impazzita, Claudio Gubertini e Alberto Ialungo, un equipaggio a quanto pare esperto e rodato. Con alle spalle numerosi riconoscimenti. «Mi hanno riferito che erano estremamente sotto shock – conferma il medico di gara Gherardo Vandelli – anche perché pare fossero amici o comunque conoscenti delle vittime».


Ieri pomeriggio, nell’annunciare l’annullamento del 41° Rally Appennino Reggiano, è stato sottolineato come la decisione sia stata presa «da parte dell’organizzatore della gara, Grassano Rally Team, in accordo con il direttore di gara ed i commissari sportivi, in segno di lutto nei confronti delle due vittime coinvolte nel sinistro».


E proprio al direttore di gara, Simone Bettati, è toccato ripercorre non senza commozione quei terribili momenti. «Nel corso dello svolgimento della seconda prova speciale, denominata Matilde di Canossa – spiega Bettati – alle ore 9.53 è arrivata comunicazione in direzione gara che la vettura numero 42, condotta dall’equipaggio Gubertini-Ialungo, aveva avuto un incidente in prossimità della postazione 34 della prova speciale, poco prima del decimo chilometro della prova, tra le località Grassano e Riverzana di San Polo d’Enza. Sono state subito fermate le partenze delle vetture, esposte le bandiere rosse agli intermedi precedenti l’incidente ed stato richiesto l’immediato intervento dei soccorsi, che sono sopraggiunti sul luogo dell’incidente in tempi estremamente ristretti».


Anche alle domande sulla dinamica ha risposto con chiarezza, ma anche con il massimo rispetto per le indagini in corso, lo stesso Bettati: «La dinamica – sottolinea il direttore di gara – è ancora tutta da chiarire ed è al vaglio degli inquirenti. Da una prima analisi, la vettura è uscita di strada, è salita su un terrapieno, investendo due persone che si trovavano sul luogo e che sono purtroppo decedute. Sempre da una prima analisi, è emerso che la corsa della vettura è finita su un terrapieno alto circa 7 metri, e ad una distanza di oltre 50 metri oltre il punto di uscita dalla sede stradale».


A Bettati è stato anche chiesto la conferma della lunga esperienza dell’equipaggio formato da Gubertini e Ialungo. «Sono piloti molto conosciuti», ha laconicamente glissato.


Poi la parola è passata al medico di gara, il dottor Gherardo Vandelli, visibilmente scosso per quanto accaduto solo poche ore prima: «Appena dopo il segnale radio che annunciava l’incidente – ricordato – è stata attivata l’ambulanza presente all’intermedio della prova speciale, che si trovava a circa 2 chilometri dal luogo dell’incidente. L’ambulanza è partita alle 9.54 ed è arrivata sul luogo dell’incidente alle 9.57. Tre minuti esatti. Giunta sul posto l’ambulanza, il rianimatore, constatata la presenza di due gravi poli-traumi, ha richiesto l’intervento di una seconda ambulanza presente alla partenza della prova, che è partita alle 9.58 ed è arrivata sul luogo dell’incidente alle 10.11. Sempre a causa della gravità dei due feriti, alle 10.03 è stato attivato l’elisoccorso tramite la centrale operativa di Parma».


A chi domandava al medico di gara se le due vittime fossero morte sul colpo, il dottor Vandelli ha risposto che «in presenza di traumi non si può stabilire se si tratta di morte sul colpo. Mancando coscienza, respiro e polso centrale, il paziente deve in ogni caso, secondo il protocollo, essere rianimato con ogni manovra possibile».

Manovre che sono state effettuate fino a quando è rimasto un filo di speranza, purtroppo inutilmente.
«I medici – spiega infatti il dottor Vandelli – hanno immediatamente iniziato le manovre rianimatorie, effettuate sino a cinque minuti dopo l’arrivo dell’elisoccorso da Parma. A questo punto, perdurando l’incoscienza, l’assenza di battito cardiaco e di respiro delle persone soccorse, in accordo con i colleghi dell’elisoccorso è stato deciso d’interrompere le manovre rianimatorie, constando purtroppo il decesso delle vittime».

I pazienti non sono mai stati caricati in elisoccorso. Per Davide Rabotti, 21 anni, e Cristian Poggioli, 33, la vita era già fuggita via. In un soffio.

L'INDAGINE

Acquisito il video della vettura

Subito iniziate le indagini da parte dei carabinieri e, tra gli atti acquisiti dall’Arma, c’è anche un video che potrebbe essere fondamentale per ricostruire momento per momento la pazza corsa dell’auto, girato da una telecamera nella vettura numero 42 guidata dall’equipaggio Gubertini-Ialungo coinvolta per l’appunto nell'incidente nel Rally dell'Appennino reggiano. Tutto quello che è accaduto, minuto per minuto, è documentato da questo filmato che potrà consentire ai carabinieri di ricostruire la dinamica nei dettagli.

LE REAZIONI

“Gubba”, al volante da 23 anni
«Pilota esperto: è successo l’impossibile».

Non solo un pilota esperto. Claudio Gubertini, per gli amici “Gubba”, è sempre stato molto di più per il mondo del rally, in cui corre da quando ha 18 anni.


«Appassionato, tenace, umile, altruista e con una grandissima umanità, attento anche all’ultimo della corsa». Così lo definiscono gli amici, a partire da quelli di Serramazzoni, dove abita, e dove la notizia dell’accaduto ha lasciato tutti senza parole. Qui è diventato un po’ un’icona per gli amanti delle corse, soprattutto dopo l’indimenticabile vittoria del 2008: primo assoluto al Rally di Modena. E poi tanti altri trofei prestigiosi. Tra i suoi tifosi, fin da ragazzo anche lui, Cristian Poggioli. E il tifo nel tempo era diventato amicizia, in un “piccolo mondo” come quello del rally, a livello locale.


Ci ha sempre messo il cuore, che è rimasto spezzato da quel che è successo: agli amici che lo hanno aspettato ieri fino alle 15 all’uscita dalla caserma di San Polo è apparso «sconvolto e distrutto: lo sarebbe stato comunque dopo un incidente del genere, ma ancor più con una vittima era un amico, cresciuto nello stesso paese».

Sì, perché prima di andare a convivere con la fidanzata a Lama Mocogno, Cristian ha sempre vissuto a Serra. Incredibile pensare che il destino li abbia incrociati in questo modo fatale.


«È successo l’impossibile – sottolinea Fabio Ballotti, navigatore negli anni 2004-2009 e grande amico di Claudio – se cerchiamo un nome per questa cosa è “fatalità”, perché se c’è un pilota capace ed esperto quello è Claudio, con 23 anni di gare alle spalle in cui le sue capacità sono state evidenti a tutti. È sempre stato un punto di riferimento nel circuito modenese, capace e generoso anche all’apice della fama: ricordo che nel 2004 in una gara, nonostante che lui avesse la macchina numero 3 e io la 70, in fondo al gruppo, prese su e venne ad aiutare il nostro team che rischiava l’esclusione per una mancanza tecnica. Addossargli delle colpe sarebbe profondamente ingiusto: è successo l’imponderabile. Bisogna solo stargli vicino, a lui e alla famiglia di Cristian: stanno tutti soffrendo in modo terribile».

IL SINDACO DI SAN POLO

«In quel punto non c’erano le barriere Siamo atterriti»

In via Matilde di Canossa, poco dopo l’incidente che ha ucciso i due spettatori di 21 e 35 anni, sono arrivati trafelati e preoccupati anche gli amministratori locali sia da San Polo che da Canossa, per tentare di capire come sia stato possibile che un’auto impegnata nel Rally dell’Apennino sia riuscita a fare un volo fuori strada talmente devastante da planare su una collinetta alta qualche metro travolgendo due spettatori.
In quel tratto di strada, oltre alle forze dell’ordine, oltre ai soccorritori, alla gente shoccata e impaurita, sono arrivati il vice sindaco di Canossa Luigi Bellavia, il sindaco di San Polo Franco Palù e l’assessora Chiara Carbognani. «Il punto in cui si trovavano i due spettatori – ha commentato Palù – era una specie di collinetta alta 3-4 metri e distante una ventina di metri dalla strada e in quel punto non c'erano barriere».


Secondo il sindaco di San Polo «è stato un incidente particolare, in una zona che di per sé non è pericolosissima, che si trova al termine di un breve rettilineo lungo il quale l'auto avrebbe dovuto girare a sinistra ma, non so per quale motivo – ha proseguito – forse per una perdita di controllo dello sterzo, è finita sulla destra andando sul rialzo dove c'erano i due giovani». Il rally, ha proseguito Palù «è una manifestazione storica della zona, un classico del nostro Appennino. Questa era l'edizione numero 41, tornata a disputarsi dopo un anno di stop per il Covid».


Per gli amministratori dei Comuni di quell’area, come per gli organizzatori e per i tanti appassionati di rally, l’incidente di Riverzana rappresenta uno spartiacque qualcosa da cui è impossibile tornare indietro. «È stata davvero una tragedia – conclude Palù – Siamo immensamente amareggiati e dispiaciuti per la morte di questi due giovani e vicini al dramma che le famiglie stanno vivendo in queste ore». La gara è stata sospesa e sulla vicenda è stata aperta un inchiesta.