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Modena, il dottor Dallari: "Le cure domiciliari? Uno specchio per le allodole" 

Critiche a chi promette di sconfiggere il Covid via internet: «Non esiste una terapia precoce che eviti l’insorgenza di gravi conseguenze»

MODENA. Non c’è spazio per le fantasie in medicina, parlano i dati. Lo fa notare spesso nei suoi interventi il dottor Rossano Dallari. Lo pneumologo, ex direttore del reparto di Pneumologia dell’Ospedale di Sassuolo, stronca le teorie no-vax e complottiste su tre filoni: le cure domiciliari, l’utilizzo del plasma iperimmune e i vaccini.

LE CURE DOMICILIARI


In Italia esiste un piccolo ma rumoroso gruppo che afferma che i malati non vengano curati, bensì sia loro offerta solo tachipirina e vigile attesa. Sono i sostenitori delle cure domiciliari: «Il termine “Tachipirina e vigile attesa” – spiega il dottor Dallari – è una semplificazione a scopo denigratorio. Le linee guida del ministero della Salute emanate il 26 aprile 2021 constano di 24 pagine di indicazioni e raccomandazioni stilate sulla base della letteratura scientifica internazionale. E su queste linee guida i medici di Medicina Generale e le Usca seguono i pazienti a domicilio, con impegno e competenza. Ci sono, tuttavia, gruppi di medici che dichiarano di curare il Covid con una terapia domiciliare prescritta via telefono o su Facebook. Non è dato sapere quale sia il protocollo, quanti pazienti siano stati trattati e in quale stadio di malattia, né quali siano i risultati. Non ci sono dati pubblicati, né studi in corso. Dalle informazioni frammentarie in rete, pare che i prodotti utilizzati siano di due tipi: da una parte prodotti che definirò benevolmente “di non provata efficacia” nella terapia del Covid: zinco, vitamine C-D-K, quercitina, lattoferrina, colchicina, ivermectina, idrossiclorochina, integratori vari. Dall’altra parte prodotti di provata efficacia, ma solo se utilizzati in modo appropriato e non estensivo: antibiotici, antinfiammatori, corticosteroidi, eparina, ossigeno». Farmaci e terapie, questi ultimi, che vanno somministrati non certo dopo un consulto su Facebook. «Le cure domiciliari miracolose sono uno specchietto per le allodole: non esiste, da letteratura scientifica, una terapia domiciliare precoce che garantisca di prevenire l’insorgenza di gravi conseguenze, salvo forse la terapia con anticorpi monoclonali, che si comincia ora ad utilizzare». Da sottolineare che qualunque terapia non è in contraddizione con i vaccini. Una cosa è il vaccino, somministrato a persone sane per prevenire la malattia, un’altra è la terapia, somministrata a chi è già infetto.

IL PLASMA IPERIMMUNE

L’altro cavallo di battaglia dei negazionisti è il plasma iperimmune dei soggetti guariti dal Covid. Cura sperimentata dal compianto dottor Giuseppe De Donno. «Purtroppo – sottolinea con rammarico il dottor Dallari - la terapia non ha confermato le aspettative iniziali». A provarlo diverse pubblicazioni scientifiche: «Una metanalisi degli studi esistenti pubblicata sul Journal of American Medical Association, lo studio italiano Tsunami, cui partecipava anche il dottor De Donno, lo studio Recovery su 11mila pazienti, pubblicato su Lancet, e infine un articolo sul New England Journal of Medicine su 511 pazienti». In tutti questi studi nel gruppo di pazienti trattato con plasma iperimmune non si evidenziano miglioramenti della sopravvivenza o di altri parametri, rispetto a chi riceveva la terapia convenzionale.

I VACCINI SPERIMENTALI

“I vaccini sono sperimentali”, si sente gridare da più parti. «I no-vax – spiega il dottor Dallari - lamentavano la mancanza di una sperimentazione del vaccino su larga scala. Ora l’abbiamo: basta rapportare infezioni, ospedalizzazioni e decessi tra chi si è vaccinato e chi no, proprio come se fossimo di fronte a una sperimentazione controllata». Lo dice riferendosi ai dati pubblicati dall’Iss (report del 18 agosto), da cui si evince che l’efficacia nel prevenire il decesso è del 97,2% per i vaccinati con due dosi. «La differenza su ricoveri e mortalità tra vaccinati e non vaccinati è sempre più impressionante, tanto che si può dire che siamo di fronte alla pandemia dei non vaccinati. Mi auguro che coloro che appartengono ancora al gruppo di controllo (i non vaccinati) emigrino convintamente nel gruppo dei trattati».

Giovanni Balugani

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