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Tragedia al rally dell'Appennino / I video del pubblico finiscono nell’inchiesta 

Acquisite due immagini di un fotografo Consegnato anche il filmato dell’auto 39

I video fatti coi telefonini dagli spettatori e le immagini scattate da un fotografo che si trovava a poca distanza dal luogo dell’investimento: sono le nuove acquisizioni effettuate dalla Procura di Reggio, su disposizione del pm Claudio Santangelo, per fare luce sulla dinamica che sabato mattina durante il Rally dell’Appennino Reggiano (gara valevole per l’International Rally Cup) ha portato all’incidente costato la vita a Cristian Poggioli e Davide Rabotti.

Gli investigatori stanno acquisendo tutta la documentazione possibile sull’organizzazione dell’evento, per capire le modalità di svolgimento della gara, se gli organizzatori abbiano fatto tutto secondo il regolamento e, soprattutto, se il pubblico potesse assistere alla gara nel punto in cui è avvenuto il tragico incidente. Domenica mattina il pm, accompagnato dai carabinieri e dagli organizzatori, ha effettuato un sopralluogo di circa un’ora sul posto per esaminare le condizioni della strada, la posizione della collinetta su cui il 34enne Cristian Poggioli (nativo di Serramazzoni ma residente a Lama Mocogno) e il 21enne Davide Rabotti (di Ciano d’Enza) insieme ad altre persone stavano assistendo alla gara e la presenza di eventuali cartelli di pericolo.

La Federazione Aci Sport (riconosciuta dalla Fia-Fédération Internationale de l’Automobile come l’unica autorità nazionale in Italia per lo sport automobilistico) in questi anni ha sempre lavorato per ottenere il più alto livello di sicurezza sulle piste, arrivando a livelli quasi maniacali sulle strade delle prove speciali come quella del Rally dell’Appennino. Tanto che i rally che si corrono in Italia sono ritenuti i più sicuri d’Europa. Sia a livello attivo, per quel che riguarda la tutela dei piloti, che passivo, per la sicurezza di chi va ad assistere.

Lungo il percorso, suddiviso in diverse stazioni, ci sono luoghi in cui il pubblico può fermarsi a guardare la corsa (pur nel rispetto di regole fondamentali, come il divieto di immettersi sul percorso di gara e l’obbligo di assistere alla manifestazione fuori dalla sede stradale) e altri in cui invece è proibito accedere. Queste zone pericolose sono indicate da apposita cartellonistica e delimitate da nastro bianco e rosso. Il commissario di gara di ogni postazione, oltre a interagire con gli equipaggi attraverso le bandierine, si occupa anche di far rispettare il regolamento al pubblico che assiste alla competizione, e, in caso di rischio, può anche arrivare a interrompere la gara. Sarà l’indagine, ora, a stabilire se gli organizzatori abbiano rispettato le regole e il piano di sicurezza, l’esatta posizione delle vittime e cosa stessero facendo, e se si sia trattata di una drammatica fatalità. Al momento non risultano nomi iscritti nel registro degli indagati, e la procura di Reggio sta procedendo per omicidio colposo duplice a carico di ignoti.

Dopo aver sequestrato e consegnato al sostituto procuratore Santangelo il video girato dalla telecamera interna della vettura numero 42, quella guidata da Claudio Gubertini in coppia con Alberto Ialungo, gli investigatori stanno raccogliendo altro materiale: il piano sicurezza dell’evento, immagini e video realizzati prima della gara, forse anche i tempi di attivazione della macchina dei soccorsi.

Ma importanti risposte arriveranno senza dubbio anche da altri video: nei rally non è presente un servizio di riprese ufficiali della gara, dunque fondamentali saranno quelli girati da alcune persone che, come Cristian e Davide, erano andati ad assistere alla competizione. Alen Carbognani, presidente del comitato organizzatore Asd Grassano Rally Team, ha anche fornito ai carabinieri il video girato dalla vettura 39, guidata dal pilota di San Polo Alessandro Zorra, che è passata sul luogo dell’incidente tre minuti prima che questo si verificasse. Poco distante dal punto in cui i due giovani sono morti travolti dalla Peugeot 208 R della scuderia Millenium Sport Promotion, inoltre, si trovava un fotografo professionista che ha già depositato i suoi scatti.

Sono due fotografie, in particolare, ad aver richiamato l’attenzione degli investigatori. Intanto, Claudio Gubertini continua a ricevere tantissime manifestazioni di vicinanza nel suo momento più cupo, a partire da quelle sulla sua pagina Facebook. «Forza Gubba! Non ci vogliamo pensare mai ma può succedere... Il nostro sport è anche questo, non è colpa tua» scrive Davide Gatti. «Ciao Claudio, non ci sono parole per ciò che è successo, voglio però che tu sappia che siete due ragazzi di Serra a cui vogliamo un mondo di bene – sottolinea Mara Iaccheri – cerca di riprenderti anche se sarà molto dura: la vita a volte sa essere molto cattiva». Poi Enrico e Luciana del Bar Angela, amici di una vita: «Gubba, ti siamo vicini per darti il nostro appoggio in questa disgrazia che sembra impossibile credere: forza, è dura ma la vita a volte è ingiusta». E così tanti altri, a partire dai colleghi piloti che sono perfettamente consci del peso della tragedia.

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