È il giorno del dolore: a Gaiato l’ultimo saluto a Cristian

Pavullo. È il giorno del dolore a Pavullo, e non solo. Stamattina alle 10 nella chiesa di Gaiato, lì sull’altura a 900 metri che dà uno sguardo a perdita d’occhio, verrà dato l’ultimo saluto a Cristian Poggioli, il 34enne morto sabato mattina mentre assisteva a un rally nell’Appennino reggiano, travolto assieme a Davide Rabotti, 21 anni.

Cristian era originario di Serra, dove ha abitato per una vita prima di trasferirsi a Montecenere (Lama Mocogno) dove conviveva con la fidanzata Valentina. Ha lavorato però per tanti anni a Pavullo, al Consorzio Agrario e oggi alla ProGeo, incontrando tantissime persone: sicuramente l’afflusso sarà importante da tutti e tre i comuni, tra conoscenti e amici, oltre ai famigliari che stanno vivendo l’ora più cupa.


Ieri sera occhi lucidi e cuori attraversati da mille sentimenti nella chiesa di San Bartolomeo, dove è stato recitato il secondo rosario per lui. Del resto, Cristian con il suo sguardo dolce e i modi sempre gentili, insieme a l suo carattere solare, ha lasciato un ricordo caro in tante persone, anche in chi magari incontrava solo per lavoro o di sfuggita in strada con un saluto. Amava salutare sempre chi conosceva, anche da lontano. L’attenzione agli altri ha portato sia lui che la fidanzata storica Valentina a entrare nell’Avo, l’Associazione dei Volontari Ospedalieri, con la quale hanno portato un sorriso tante volte nelle case di riposo, in più di dieci anni di servizio costante. Ma Cristian era anche un affezionato delle rappresentazioni in costume dell’associazione, in occasione delle festività: la Via Crucis di Pasqua e il presepe vivente a Natale, dove impersonava di solito un soldato romano.

Cristian amava molto anche gli animali: a Gaiato in particolare non mancava mai alla tradizionale messa di Sant’Antonio abate, con la loro benedizione. Mille ricordi si affacceranno oggi per l’ultimo saluto. Poi corteo, seguito dalle onoranze Verucchi, procederà fino a Monteobizzo, dove verrà sepolto.

Ieri pomeriggio nella chiesa di Ciano d’Enza centinaia di persone hanno detto addio al ventenne Davide Rabotti. «Caro Davide, l’amore nei tuoi confronti è così grande che la nostra chiesa non riesce a farlo entrare tutto», ha esordito don Bogdan Rostkowski, indicando il cortile gremito. C’era tutta Ciano accanto ai genitori e la sorella Ludovica, i familiari, gli amici, i compagni di squadra, quelli di scuola e di università, la fidanzata Martina. Entrambi i genitori di Davide lavorano da decenni nella Questura di Reggio: il papà Alfredo è un poliziotto che, smesso il servizio nelle Volanti, è addetto al centralino, mentre mamma Simonetta è impiegata. Per questo, nel giorno più triste, erano presenti anche il questore Giuseppe Ferrari, il viceprefetto Giorgio Orrù, e tanti colleghi della polizia. Nemmeno il presidente dell’Aci di Reggio Emilia, Marco Franzoni, ha voluto mancare. Tutti in silenzio, con gli occhi rossi, si sono recati prima nell’abitazione della famiglia Rabotti, poi hanno accompagnato Davide nel suo ultimo viaggio.

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