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Vendemmia modenese al via, produzione in calo «Il vero segreto è l’equilibrio»

Nicola Gentile di Riunite & Civ racconta storia e aneddoti: «Zuccheri e acidità devono essere ben bilanciati»


MODENA Chi ricorda il borgo inebriato dagli olezzi dei tini colmi di mosto di cui scriveva Carducci? “San Martino” racchiude i ricordi di poeta della fine di una vendemmia autunnale tardo ottocentesca, un rito famigliare che era solito cominciare tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Poi, negli ultimi trent’anni, l’uva ha cominciato a giocare sempre più d’anticipo con i primi grappoli pronti già alla fine di agosto e il periodo di raccolta che si conclude non più tardi dei primi dieci giorni di ottobre.

Le cause? Da una parte il miglioramento della gestione dei vigneti, dall’altra il cambiamento climatico che, nel nostro territorio, si traduce in siccità, temperature in aumento e fenomeni meteorici eccezionali come gelate e precipitazioni violente. A Nicola Gentile, enologo della cantina di Castelfranco Emilia di Riunite & Civ - azienda vitivinicola tra le più importanti d’Italia i cui stabilimenti produttivi sono collocati nelle zone DOCG, DOC e IGT delle province di Modena, Reggio Emilia e Treviso – abbiamo chiesto di fare il punto sulla vendemmia 2021.


Dunque le coltivazioni sono in un momento di difficoltà…
«A causa della siccità i terreni erano molto asciutti e le gemme delle piante sono state colpite da una gelata che ha diminuito di molto la produzione: in media del 17-30%. Nella parte collinare di Castelvetro, dove la difficoltà di irrigazione è maggiore, il danno si prevede del 30-35% mentre nelle zone di Castelfranco Emilia e San Marino di Carpi si parla di un 8-10%. Alla gelata si è aggiunta la grandine del mese scorso, che ha fatto danni. Le cantine della provincia del nostro gruppo l’anno scorso hanno raggiunto i 360mila quintali, quest’anno prevediamo che saranno 300mila. Ma la paura è quella di avere una brutta sorpresa e di riuscirne ad avere ancora meno».


La qualità delle uve invece?
«L’uva è sana, la siccità nel vigneto ha ostacolato anche i parassiti che non hanno trovato l’ambiente adatto per svilupparsi. Le malattie della pianta spesso sono veicolate da pioggia e umidità dunque quest’anno, a causa della siccità, sono stati fatti meno trattamenti. Cantine Riunite & Civ è leader soprattutto nella produzione di vini frizzanti e spumanti e, per combattere i cambiamenti climatici, abbiamo orientato la vendemmia sempre di più su un discorso di qualità a 360°. Una volta l’uva veniva remunerata semplicemente in base al grado – più alto era più aumentava il prezzo al quintale – da diversi anni invece la ritiriamo non al massimo della maturazione ma al giusto equilibrio fra zuccheri ed acidità. Questo ci permette di ottenere vini più equilibrati, freschi e adatti al consumo moderno».


Quest’anno quando comincerete la vendemmia?
«A Castelfranco cominciamo il 1° settembre - oggi, ndr - con Pignoletto e Moscato. Sarà un’altra vendemmia anticipata rispetto a quanto avveniva fino a trent’anni fa e, non per niente, il cambiamento climatico è diventato un problema sentito a tutti i livelli. Non più tardi di maggio 2021 l’Emilia-Romagna ha stanziato 13 milioni di euro per nuovi sistemi di gestione che consentano di avere vigneti sempre più sostenibili. Dunque si sta investendo su sistemi di irrigazione e, in generale, sulla meccanizzazione delle operazioni e il miglioramento delle tecniche di coltivazione, puntando sulle produzioni Dop e Igp. Purtroppo la mancanza d’acqua e una brusca variazione delle temperature saranno problemi sempre più pressanti».


Dei vostri soci attualmente quanti vendemmiano manualmente e quanti a macchina?
«In provincia di Modena abbiamo circa 700-800 soci e, negli ultimi 10 anni, se guardiamo al totale dei quintali siamo arrivati a un 20% di vendemmia manuale e un 80% di vendemmia meccanica. Quello che fino a 20 anni fa era visto come un male necessario - la meccanizzazione della vendemmia - si è rivelato un’opportunità importante per le cantine perché permette di ricevere le uve in tempi brevi garantendo pulizia e freschezza del prodotto: passando poche ore dalla raccolta alla consegna in cantina, l’uva riesce a sviluppare al meglio le sue caratteristiche evitando così problemi di ossidazione e di fermentazione».


Cosa succede una volta che l’uva arriva in cantina?
«L’uva vendemmiata manualmente o con le macchine arriva nei centri di pigiatura, come quello di Castelfranco, dove viene immediatamente pigiata e pressata. Soprattutto per le uve bianche diventa fondamentale la velocità di separazione del mosto dalle bucce. Negli anni le cantine si sono dotate di sistemi di pulizia dei mosti che consentono di proteggerli dalle ossidazioni e di utilizzare sempre meno solforosa. Un altro aspetto evolutivo importante nelle cantine è stato dato dalla maggior selezione e differenziazione dei prodotti: Castelfranco negli ultimi 5 anni è passata da avere 20 serbatoi di grandi e grandissime capacità a 45 di capacità medio-piccola: prima c’erano serbatoi da 10mila ettolitri per un vino base da tavola, adesso ci sono serbatoi da 1800 a 2500 ettolitri che tengono divise le produzioni».
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