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Il lungo abbraccio dei 400 a Cristian: addio col rombo delle moto da cross

La passione per i motori incornicia l’ultimo saluto al 33enne morto travolto. Don Roberto: «Deve continuare a vivere in noi»

Pavullo. L’arrivo del carro funebre scortato dalle moto degli amici. Il casco sulla bara. Il ricordino con una sua bella foto sorridente insieme alla sua moto. Il saluto nella piazza con la “sgasata” generale delle due ruote.

La straordinaria passione di Cristian Poggioli per i motori ha incorniciato il momento del suo addio, ieri nella chiesa di Gaiato, luogo che gli è sempre stato particolarmente caro, anche perché la mamma è originaria di lì. Una mattinata baciata da un sole splendido, che da quell’altura a 900 metri ha regalato un panorama mozzafiato sulle vallate intorno. E’ sembrato quasi un regalo di Cristian alla folla interminabile di parenti, amici e conoscenti che hanno voluto dare un ultimo saluto pieno d’affetto al 33enne (compiva gli anni il 30 dicembre) morto sabato assieme al ventenne reggiano Davide Rabotti travolto da un’auto uscita di strada durante il rally dell’Appennino reggiano.


C’erano 400 persone: giovani, adulti, anziani. Da Serra, dove è cresciuto e dove vivono tuttora i genitori. Da Montecenere e Lama, dove si era trasferito con la fidanzata Valentina, distrutta ieri nell’accompagnare il feretro. Da Polinago e Gombola, dove si era fatto un sacco di amici. E ovviamente da Pavullo, dove ha lavorato per molto tempo al Consorzio Agrario come agente di commercio, passando poi alla Pro Geo. In tanta parte del mondo agricolo locale ha lasciato il segno questo ragazzo buono, gentile, sempre disponibile con tutti: «Abbiamo perso una persona straordinaria» dice un giovane agricoltore davanti al corteo. E’ la fotografia del sentimento collettivo, fatto di tanti occhi lucidi e fazzoletti tra le mani.

Il carro funebre arriva alle 11 scortato dagli amici in sella alle moto da cross, con i quali ha vissuto mille avventure. Chissà quanti ricordi si affollano nella mente. Il papà Giuseppe, la mamma Rita, la sorella Aurora, Valentina e gli altri cari si sorreggono a vicenda, devastati dal peso del dolore. Gli amici portano in chiesa la bara. Sopra viene posato il casco da cross giallo squillante che Cristian ha usato un’infinità di volte. Il parroco don Roberto Montecchi, che celebra assieme a don Matteo da Serra, impronta tutta sua omelia sull’andare oltre, sulla necessità di trovare una via per non farsi schiacciare dal peso della tragedia. «Celebriamo questa Eucaristia per ritrovare pace e conforto in mezzo a tanto dolore – sottolinea – ma questo è anche un momento di ricordo, ricordo di tutti gli aspetti belli di Cristian che sono stati richiamati in questi giorni: il suo sorriso, la sua disponibilità al servizio, la sua attenzione agli altri, la sua gentilezza senza riserve, la dedizione al lavoro, la capacità di stare insieme e di apprezzare l’amicizia. Io stesso ho dei cari ricordi di lui. Ma non dobbiamo fermarci al ricordo: qualcosa di Cristian, se l’abbiamo amato, deve continuare a germogliare dentro di noi. Se ci chiudessimo nel dolore non riusciremmo a raccogliere l’eredità che attraverso Cristian Dio ci vuole lasciare, l’eredità della persona, non delle cose. Dio non si manifesta in se stesso, ma nel bene delle persone. La tristezza, la fatica di lasciarlo andare in questo momento ha un valore profondo, ma non dobbiamo fermarci a questo. Dobbiamo raccogliere il bene e il bello che ha vissuto, e portarlo avanti. Così continueremo a sentirlo vivo: preghiamo che dal luogo di luce dove è ora, ci aiuti in questo».

La bara esce dalla chiesa sorretta dagli amici, e poi accompagnata per tutto il piazzale: nel passare tra la folla si leva un forte applauso. Vicino al carro aspettano gli amici con le moto: uno di loro si fa avanti, tocca la bara e al suo cenno parte la “sgasata” generale del gruppo. Sono alcuni secondi, ma interminabili, in cui la commozione prende il sopravvento su tanti. Poi un altro fortissimo applauso, e il lungo abbraccio alla famiglia. Il carro delle onoranze Verucchi che lento si mette in viaggio verso il cimitero di Monteobizzo.

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