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Pievepelago, l’abbraccio a don Ferruccio: «Adesso veglia su di noi»

Folla commossa di 300 parrocchiani, 50 sacerdoti e tre vescovi per l’ultimo saluto 

Pievepelago. Si è fermata ieri Pieve per l’addio al suo don Ferruccio Albergucci, parroco indimenticabile che ha segnato trent’anni di vita. E’ stato lutto cittadino per le esequie, con serrande abbassate e un paese spettrale.

La chiesa non è bastata a contenere la folla: 300 persone hanno voluto esserci al funerale (presenti anche sindaci e consiglieri comunali, oltre alla sorella e i nipoti), in maggior parte tra sagrato e piazzale. Ma anche la diocesi ha dato vita a un grande abbraccio collettivo, con una cinquantina di sacerdoti, dalla montagna alla pianura, a concelebrare con il vescovo Erio Castellucci e gli altri due vescovi intervenuti: Giuseppe Verucchi (Ravenna) e Lino Pizzi (Forlì). Sulla bara, un grande Vangelo aperto: un’immagine che ha ricordato quella dell’addio a Giovanni Paolo II.


«Sono commosso da tanta folla – ha esordito don Erio – lui stesso sarà colpito da una presenza così ampia e intensa. Perché anche se si autopresentava come un orso, in realtà nascondeva un gran cuore. Io stesso ho avuto prova di quest’umanità profonda sotto la scorza: in contesti famigliari si apriva con grande confidenza, perché per lui le relazioni erano fondamentali. Qui nella comunità è stato come il chicco di grano del Vangelo, portando molto frutto. Ma è stato anche una delle guide più apprezzate per la Terra Santa, in tanti viaggi: papà Natale lo chiamavano là, con il suo primo nome. Il suo andarsene così all’improvviso ci ricorda che siamo come l’erba dei campi, che i giorni della nostra esistenza passano velocemente, anche se noi pensiamo spesso di essere delle querce. Non siamo proprietari della nostre esistenze ma in affitto, anzi in comodato gratuito. E dobbiamo restituire ciò che ci è stato donato».

Tanti occhi lucidi, ogni tanto qualche singhiozzo tra la gente. Ma l’improvvisa scomparsa per infarto, a 70 anni, ha colpito profondamente anche i sacerdoti. Vedi, nel finale, le parole commosse di don Paolo Sambri, padre spirituale del seminario che è stato compagno di studi di don Ferruccio: «Aveva una cura attenta delle persone, ma anche delle strutture – ha ricordato – a partire dal santuario di Monticello, a cui teneva tantissimo. Appariva duro, burbero, cocciuto. Poi lo si scopriva così umano, intraprendente, sensibile, umile, cordiale, ospitale. Sapeva farsi amico di tutti con una battuta, un gesto di incoraggiamento, manifestando grande empatia. Adesso il suo cuore ha smesso di battere quaggiù – ha detto con un singhiozzo – ma riprende il suo battito definitivo per il Signore, e per tutti noi».

«Caro don Ferruccio, non avrei mai pensato di essere qui oggi a rappresentare il cordoglio della nostra piccola comunità per la tua prematura scomparsa – ha sottolineato il sindaco Corrado Ferroni – ci hai lasciato tutti attoniti e orfani. Hai cresciuto generazioni di giovani, che per il futuro ora confidano nella tua protezione. Non nego che qualche volta abbiamo avuto qualche discussione per la diversità dei caratteri, ma adesso non sorridere se questo sindaco ti chiede una preghiera e una benedizione per tutta la comunità di Pieve e perché l’amministrazione possa operare nel modo migliore per il bene di tutti».

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