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Sisma, maxi appalto per le chiese emiliane ma per la pm la mediazione è una truffa

Intermediario campano con base a Londra si fa consegnare per i lavori 75mila euro da una ditta edile di Reggio poi sparisce

Tiziano Soresina

Un intermediaio campano con base a Londra, agganci vantati con il Vaticano ed alti prelati, appalti per milioni di euro con l’obiettivo di restaurare chiese lesionate in Emilia e Liguria, un cospicuo finanziamento europeo che deve “piovere” sulle diocesi interessate, un’impresa di costruzioni di Reggio Emilia a cui il mediatore si rivolge (facendosi poi consegnare fior di acconti) per appaltare i lavori in non pochi edifici ecclesiastici.


Non è la trama sintetica di un romanzo intrigante e nemmeno una spy story, ma una vicenda veramente accaduta e che dagli orizzonti di un grandioso affare per il costruttore reggiano coinvolto è poi “atterrata” in Procura, inquadrata dagli inquirenti come un’elaborata truffa che ha portato sotto processo l’ultrassessantenne titolare della società inglese.

Secondo le indagini della Finanza coordinate dalla pm Isabella Chiesi, tutto parte nel 2012, quando il terremoto ha picchiato duro al Nord, specie in Emilia. L’intermediario si presenta negli uffici della ditta edile reggiana perché vuole informazioni su un’abitazione in costruzione a Scandiano e adocchiata da un alto prelato emiliano per andarci ad abitare con i familiari una volta in pensione. Seguirà un secondo incontro con il consulente del sacerdote ed è in quel contesto che il campano dice di essere ben introdotto in ambienti vaticani e di poter disporre degli appalti per la costruzione-ristrutturazione di una ventina di chiese in Liguria. Il costruttore reggiano si dimostra interessato all’affare e nell’agosto 2012 viene stesa una prima lettera d’incarico che fa riferimento alla società con sede legale a Londra di cui l’intermediario è il legale rappresentante. Ma per contrattualizzare il tutto il mediatore dice che vi sarà da attendere solamente l’erogazione alle diocesi di un preciso finanziamento europeo: cosa che doveva verificarsi nell’ottobre 2012, ma il termine poi slitterà di continuo. Nel contesto della stesura del documento viene richiesto alla ditta edile un fondo-spese di 30mila euro per il disbrigo delle pratiche necessarie. Soldi subito versati.

A quel punto il costruttore andrà in Liguria a visionare alcune chiese al centro dei lavori, visionandone computi metrici e disegni, parlando anche con i progettisti. E tutto appare in regola.

Nell’ottobre 2012 vi sarà un nuovo incontro fra le parti e l’intermediario qui aggiunge di poter disporre degli appalti per la ristrutturazione delle chiese lesionate dal sisma nelle province di Modena, Ferrara e Bologna. Anche questi interventi – valutati sui 20 milioni di euro – interessano al costruttore reggiano, da qui la sottoscrizione di un secondo documento con l’intermediario e la consegna di altri 30mila euro sempre come fondo-spese. Passano i mesi e la situazione però non si sblocca e dopo diversi solleciti, nell’aprile 2013 avviene un incontro a Reggio Emilia in cui il campano si fa consegnare altri 12.840 euro per portare a termine l’affare, mettendo per iscritto di impegnarsi alla restituzione di 42.840 euro nel caso l’operazione Emilia non venga contrattualizzata. Ma anche stavolta alle parole non seguono i fatti e nel maggio 2014, quando per l’ennesima volta salta un incontro chiarificatore, la ditta di costruzione si decide a denunciare il campano, anche perché lui è sparito e non riesce più a riavere i quasi 75mila euro versati per la mediazione dell’affare. E gli agganci in Vaticano, specie con un alto prelato emiliano? Sarà quest’ultimo ad entrarci, in aula, sul versante ecclesiastico: conferma l’interessamento che aveva avuto per quella cosa e di essersi informato sul mediatore campano in Vaticano nonché da un amico vescovo ricavandone discrete referenze, però dall’iniziale convincimento che avesse di fronte una sorta di benefattore, l’entusiasmo si affievolirà perché «le grandi visite che poi finivano con un pranzo – dice l’alto prelato – erano abbastanza sfilacciate e soprattutto non si concludeva niente». L’imprenditore edile reggiano si è costituito parte civile nel procedimento tramite l’avvocato Nino Ruffini. Processo davanti al giudice Teresa Antonella Garcea arrivato dopo due richieste di archiviazione del caso da parte della pm Chiesi, a cui la parte civile si è sempre opposta, ottenendo dal gip che l’inchiesta per truffa finisse in un’aula di tribunale

«La società inglese si trova in stato di liquidazione dal gennaio 2014 – spiega l’avvocato Ruffini – e il mio assistito vuole giustizia». Sinora in aula l’imputato – che nega di essere un truffatore – non si è mai visto.

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