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Modena, quarantena finita: partono 84 profughi Ma in provincia ne arriveranno altri 80

Verranno ospitati in strutture gestite dalle cooperative. Il prefetto: «Serve l’aiuto di tutti per una piena integrazione»

Sono partiti 84 profughi afghani, ma ne arrivano altri 80. E’ il dato numerico che fotografa, per la nostra provincia, un’emergenza umanitaria costante nella sua drammaticità. Nel presente, e con tutta probabilità anche nel futuro.
Lunedì, terminato il periodo di quarantena, sono partiti i primi testimoni del disastro di Kabul, arrivati a fine agosto e accolti dalla Protezione civile. Dei 71 che erano stati ospitati all’hotel Concordia di San Possidonio, 54 sono partiti verso le 13 per la Romagna, dove alloggeranno in centri d’accoglienza. Ne restano 17: fanno capo a due nuclei familiari che sono in carico all'Ausl per la conclusione del periodo di isolamento relativo a due positività al Covid, entrambe asintomatiche, come previsto dai protocolli di assistenza. Per poi rientrare nel percorso di accoglienza della seconda fase come è stato per gli altri. Se non ci sono complicanze, entro il 19 dovrebbero essere trasferiti anche loro nelle altre province, nell’ambito del sistema a rete che è stato attivato in regione per gestire l’emergenza, sotto la stretta regia del ministero dell’Interno e quindi delle Prefetture. I 30 che erano stati ospitati a Modena all’hotel Emilia sono invece partiti tutti. 
Ci sono però anche i profughi arrivati prima della caduta di Kabul. E’ la Prefettura a fare direttamente il quadro aggiornato della situazione, che parla ad oggi di 37 profughi, di cui 18 minori, ospiti di centri di accoglienza presenti sul territorio. Si tratta di cinque nuclei familiari e quattro singoli adulti che sono stati allocati in appartamenti di Modena e provincia. Due nuclei sono giunti a Modena tra luglio e agosto, e i minori stanno iniziando il percorso scolastico.
Per i profughi già arrivati e per quelli in arrivo (che verranno ospitati in strutture gestite dalle cooperative che già accolgono richiedenti asilo) sarà avviato il percorso per il riconoscimento della protezione internazionale e sarà predisposto un programma di sostegno ed integrazione. In questa fase, la Prefettura ha potuto contare su un importante supporto delle istituzioni civili e religiose. In particolare, la Caritas diocesana, su impulso dell’arcivescovo don Erio Castellucci, ha manifestato una disponibilità concreta a farsi carico dell’accoglienza di tre nuclei.
Da parte sua, il prefetto Alessandra Camporota sottolinea la grande risposta della comunità modenese che, anche in questa circostanza, ha dimostrato solidarietà e vicinanza nei confronti di chi ha dovuto lasciare tutto per sfuggire a persecuzioni e morte. «Si tratta di persone fragili che stanno soffrendo e che sono in una condizione molto delicata – sottolinea – sono convinta che con l’aiuto di tutti a queste famiglie potrà essere assicurato un futuro tranquillo e sereno ed una piena integrazione nella nostra comunità».
Dal sindaco di San Possidonio, un sentito ringraziamento per la risposta di comunità: «I profughi sono stati accolti sul nostro territorio con grande calore – osserva Carlo Casari – anche se non ci sono state possibilità d’incontro, c’è stata un’eccezionale mobilitazione per assicurare loro ciò di cui avevano bisogno: dai vestiti ai giochi per bambini. Molti non avevano neanche una valigia per mettere le cose. Grazie al volontariato locale ma anche di Concordia e San Felice, e ovviamente alla Caritas e all’Ausl: assieme si è messa in campo una grande sinergia».