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A 13 anni costretto a subire violenze dal branco

Quattro ragazzi, di cui due minorenni, lo hanno sottoposto a bullismo e atti sessuali con la scusa di giocare ai videogame

È entrato nella casa degli orrori vittima dell’inganno più odioso, parlando di bambini: la promessa di giocare, e di trascorrere un pomeriggio di divertimento insieme. Il gioco è iniziato, ma poi ha preso la piega di un incubo fatto di atti di bullismo e violenza sessuale.

La vittima ha solo 13 anni, tutto è avvenuto nei mesi scorsi in un comune nel centro del Frignano. Per almeno tre volte: gli episodi contestati sono collocati tra fine 2020 e inizio 2021, tra febbraio e marzo 2021 e l’ultimo nel maggio scorso. Il “branco” secondo l’accusa è risultato composto da quattro persone: un 25enne e un 26enne (uno italiano, l’altro di origini sudamericane), un 16enne e un 17enne. Tutti sono accusati di violenza sessuale in concorso. I due maggiorenni sono finiti nelle settimane scorse uno in carcere e l’altro ai domiciliari, adesso uno è ai domiciliari e l’altro in libertà ma soggetto a misura cautelare. I due minori hanno posizioni giudiziarie più leggere, essendo indagati sostanzialmente solo per il ruolo di accompagnatori del 13enne nella casa di uno dei maggiorenni. Su di loro indaga la Procura dei Minorenni di Bologna, sugli altri quella ordinaria di Modena nella persona del pm Giuseppe Amara.


L’adescamento è avvenuto con la più classica scusa adolescenziale: l’invito a casa per un pomeriggio fatto di partite ai videogame. Ma dopo, in un’escalation di battute sempre più spinte e gesti inquietanti, i più grandi secondo l’accusa avrebbero ripetutamente sottoposto il bambino ad atti di bullismo e vere e proprie violenze sessuali. Più volte, perché anche in seguito a minacce il bambino ha continuato a venire nell’abitazione. Finché non ce l’ha più fatta a tenere tutto dentro, e si è confidato con un’amica coetanea che l’ha detto a sua mamma. Che a sua volta l’ha riferito alla mamma del 13enne, da cui è partita la denuncia e l’indagine dei carabinieri.

Ieri, assistito dagli avvocati Katia Cristofori e Alessandro Mazzacani di Reggio, la vittima in tre ore di deposizione ha ripercorso tutto quell’inferno, in passaggi emotivamente molto impegnativi. È infatti ancora sconvolto dall’accaduto, che gli ha causato traumi tali da avere richiesto il supporto di uno psicologo. Accanto in questa difficile prova, ha avuto ovviamente anche i genitori, provati allo stesso modo dal dramma. Si tratta di una testimonianza chiave, ma non era scontato arrivarci: il via libera alla deposizione è stato subordinato all’assenso di un consulente tecnico d’ufficio, che ha attestato la sua capacità di testimoniare. Ora il suo racconto, acquisito in incidente probatorio, sarà sottoposto a nuova analisi tecnica da parte di un altro consulente che dovrà stabilire se la deposizione di ieri è attendibile. Come in teoria dovrebbe essere, data la valutazione di ammissibilità precedente. Se ne riparla l’11 ottobre. Da accertare ancora se gli atti di violenza siano stati anche ripresi con i cellulari, in video della vergogna.

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