Contenuto riservato agli abbonati

L'Anpi di Nonantola: «Inno fascista suonato, di notte, a tutto volume».

«Arrivava dall'area della piscina parrocchiale». Don Zironi: «Noi estranei».

Nonantola. Il racconto di quanto accaduto arriva direttamente dalla sezione dell’Anpi di Nonantola. Gli ingredienti sono una canzone “sparata” a tutto volume, l’inno fascista “Faccetta nera”, le grida in favore di Benito Mussolini e un luogo, la piscina Pieve. Impossibile, per il momento, capire invece chi sia stato il protagonista principale della vicenda.


«Domenica scorsa, verso mezzanotte, dallo spazio della piscina di proprietà della parrocchia, a tutto volume ci si è divertiti a suonare la canzone “Faccetta nera” con relativo inneggiare al Duce». Questo, appunto, quanto raccontato dall’Anpi che aggiunge in un comunicato ufficiale: «Anche se l’episodio in sé è irritante, molti se ne sono disinteressati. La locale sezione Anpi ritiene, invece, che tale comportamento vada pubblicamente segnalato e condannato». Due i motivi che hanno portato a questa segnalazione, uno è evidentemente il più caro all’associazione nazionale Partigiani: «A mezzanotte rumori eccessivi disturbano la quiete pubblica e soprattutto inneggiare al fascismo è un reato che le leggi puniscono. Contrasta, infatti, con lo spirito della Costituzione oltre che con le profonde e solide radici democratiche e antifasciste dei nonantolani».


Un episodio, questo, che ha fatto discutere in paese e che ha attirato l’attenzione di qualche cittadino, in particolare di chi vive a ridosso dell’impianto della parrocchia. Sui social, tra l’altro, starebbe “viaggiando” un video che documenta il fatto: quindi la musica alta e soprattutto quel “Faccetta nera”, scritto nel 1935 e affidato alla propaganda del Regime durante l’invasione dell’Etiopia. Un brano simbolo del Ventennio e per questo, come ricorda bene l’Anpi, nel “pacchetto” utile a chi pensa bene, si fa per dire, di inneggiare al fascismo.
Si raccontava della parrocchia che gestisce la piscina, mentre il bar è affidato a una persona esterna. Proprio in questo senso scriveva nel comunicato Anpi: «Lo spazio della piscina di proprietà della parrocchia e gestito da un ristoratore che opera al centro del paese».


Don Alberto Zironi, parroco di Nonantola, spiega doverosamente: «Prima di tutto ci tengo a sottolineare due aspetti, che certo non sono secondari. Non è ovviamente stata la parrocchia a diffondere quella canzone e nemmeno il bar o chi lo gestisce. Non so cosa sia accaduto, non ero come si può immaginare, presente ma ci tengo a sottolineare che quanto successo, nel caso venisse confermato dalle prove, è un comportamento da stigmatizzare assolutamente».
Quindi don Albero non nasconde un pizzico di amarezza quando sottolinea: «Dispiace che nessuno, l’Anpi in questo caso, si sia rivolta alla nostra parrocchia per cercare di capire insieme a noi cosa fosse successo. Dispiace non l’abbia segnalato, ma abbia preferito affidarsi immediatamente a un comunicato pubblico».