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Modena, istruzione parentale: con la pandemia cresce il fenomeno della scuola fai da te

I genitori diventano insegnanti dei figli a casa o in gruppi, ma ci sono negazionisti che sfruttano il fenomeno

MODENA. La potremmo chiamare semplicemente scuola fai-da-te o in famiglia, anche se non sarebbe del tutto corretto. Il ministero dell’Istruzione la definisce “istruzione parentale”. In inglese homeschooling. E chiariamolo subito: è legale ed è un fenomeno garantito dalla Costituzione. Precisamente dall’articolo 30 che recita: “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”.


Non è scritto da nessuna parte che gli alunni debbano frequentare una scuola, pubblica o privata, ma solo che i figli, tra le altre cose, vanno istruiti. E allora c’è chi lo fa in autonomia, scegliendo appunto l’homeschooling, un orientamento che si sta diffondendo con l’avvento della pandemia.
E quindi mamma e papà si assumono la responsabilità di istruire i bambini, ma lo stesso discorso vale anche per i ragazzi delle medie o superiori: si tratta di una scelta che si può rinnovare di anno in anno e se si decide di rientrare nella scuola canonica lo si può fare senza problemi. E quindi italiano, matematica, storia, scienze e tutte le altre materie finiscono a carico dei genitori. Alla fine dell’anno gli alunni svolgono un test o un colloquio in una scuola pubblica o paritaria per verificare che effettivamente siano in pari con il programma.


C’è un iter burocratico piuttosto rigido da seguire, come spiegano dal Comune di Modena.
«I genitori devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza. A garanzia dell’assolvimento del dovere all’istruzione, il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo. Più recentemente è stato stabilito che in caso di istruzione parentale, i genitori o coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Questi studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco».
Va detto che stiamo parlando di una goccia nel grande mare della scuola, soprattutto in Italia. Il Miur nel 2018/19 contava poco più di 5mila alunni in istruzione parentale, mentre nei Paesi di cultura anglosassone i numeri sono più alti: negli Stati Uniti circa 2 milioni, nel Regno Unito circa 80mila. Tuttavia l’avvento della pandemia con tutte le restrizioni e le imposizioni necessarie per limitare il contagio hanno portato grande interesse per l’istruzione parentale e i numeri sono in costante aumento, anche a Modena.
Ad oggi ci sono due tipologie principali di genitori che si avvicinano a questo mondo: chi lo fa per un motivo pedagogico e chi per protesta. Questi ultimi rappresentano l’ondata post-Covid e sono spesso genitori che non condividono le norme anti-contagio che vengono adottate nelle scuole pubbliche. Purtroppo va registrato anche qualche caso del tutto illegale, con negazionisti che mettono a repentaglio la salute della comunità, creando scuole più o meno abusive in cui le regole anti-contagio vengono del tutto ignorate.
Perché va detto che l’istruzione parentale può essere esercitata in due modi. L’homeschooling purista cioè la scelta di un genitore di seguire in prima persona il figlio oppure la scuola parentale cioè un luogo in cui più bambini vengono seguiti da insegnanti privati. Ad esempio un’associazione o una cooperativa possono allestire una scuola parentale a pagamento spesso in luoghi immersi nella natura seguendo metodi di insegnamento alternativi a quelli classici. Ciò, però, non dà loro la libertà di nascondere il Covid.