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"Grafene nei vaccini per il Covid? Ennesima invenzione dei complottisti"

Prima puntata della nuova rubrica "Immuni alle bufale" del professor Andrea Cossarizza, immunologo dell'Università di Modena e Reggio. Cossarizza oggi ci parla della credenza secondo la quale i vaccini anti-covid contengano grafene

Se non ci fosse di mezzo una pandemia, questa sarebbe una storia piuttosto divertente. Un ricercatore spagnolo, che si era sempre occupato di studiare dal punto di vista biochimico la presenza di acidi grassi nel fegato dei pesci e nei semi di diverse piante, ha fatto qualche foto a un vaccino spalmato su un vetrino. Va detto che dal 2008 il signore non pubblica nulla su riviste scientifiche accreditate su Scopus e che oggi, come dice il suo curriculum vitae, si occupa di dinamizzazione dell’acqua da parte di campi elettromagnetici e altre amenità omeopatiche. Senza spiegare un granché – tipo i dettagli delle numerosissime tecniche microscopiche usate e della preparazione del campione, e senza indicare il luogo dove lo studio è stato condotto, la modalità e lo stato di conservazione dell’unico campione analizzato (pare che sia arrivato in laboratorio tramite corriere, spedito da chissà chi e come) – conclude che le macchie e gli agglomerati che vede sui vetrini siano formati da grafene, e non da banale polvere depositata sui vetrini stessi. Quindi scrive un articolo piuttosto confuso e lo mette in un sito internet, ovviamente senza alcuna valutazione o controllo da parte della comunità scientifica internazionale, e lo fa usando il logo della sua Università, che però si dissocia subito. Il tutto viene poi ripreso da una presunta esperta irlandese che gentilmente ci informa che il grafene è stato messo apposta nei vaccini per ammazzare tutte le persone che si vaccinano (qualche altro fenomeno specifica: otto anni dopo la prima dose o tre dopo la seconda, così la Massoneria o chi per essa farà ridurre del 95% la popolazione mondiale) e, a sostegno della sua tesi, ricorda che se il grafene sotto forma di ossido viene messo a contatto con le cellule le può uccidere. Esattamente come accadrebbe coltivando in laboratorio cellule con detersivo per lavare i piatti o con varechina – cosa che nessun ricercatore sano di mente mai si sognerebbe di fare. Inutile dire che i maggiori esperti internazionali di microscopia ci hanno riso sopra, facendo notare che le pessime immagini rese pubbliche nulla hanno a che fare con il grafene. Oppure che nessuna azienda è così sciocca da voler uccidere svariati miliardi di potenziali clienti. Ma siccome le bufale sono cose serie, questo composto formato da puro carbonio, i cui usi industriali sono molteplici ed includono pure componenti presenti nei telefonini, è diventato un oggetto di culto dei no-vax, che hanno scatenato la loro fantasia, e collegato la vaccinazione con il posizionamento sottocute di “microchip 5g” a base di grafene, studiato dai poteri forti per controllare la popolazione. Se da un lato è fin troppo facile ribadire che i vaccini non contengono affatto grafene, né altre sostanze potenzialmente nocive, e che (purtroppo) i telefonini non funzionano meglio dopo la vaccinazione, dall’altro è piuttosto preoccupante che molte persone – no-vax nostrani inclusi – non abbiano ancora realizzato che non bisogna credere a tutto quello che è presente in rete, né siano capaci riconoscere bufale clamorose ed antiscientifiche come questa. Che almeno fa ridere, ma solo le persone serie.