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Modena, la scuola parentale che nega il Coronavirus: «Qui niente regole»

Un’associazione che offre istruzione parentale a Modena: «I bambini non contraggono il virus: no alle mascherine»

MODENA- «Qui i bambini sono liberi di ammalarsi, niente mascherine o regole di natura sanitaria».

Una linea guida piuttosto bizzarra vige all’interno di una scuola parentale nel Modenese che garantisce l’istruzione a ragazzi delle elementari e delle medie con una retta di circa 200 euro al mese.


È questa l’altra faccia della medaglia dell’istruzione parentale, associazioni create da poco che allestiscono piccoli gruppi di studio in luoghi privati, spesso fattorie o simili. Si rivolgono principalmente a chi crede che il Covid sia una montatura o a chi non vuole rispettare le norme anti-contagio all’interno delle scuole. C’è stato un pullulare di offerte che si sono affiancate a quelle che da anni garantiscono una scuola parentale più solida e strutturata (e certamente legale). Come ormai di moda negli ultimi mesi, su Telegram si trovano canali dedicati all’homeschooling, in cui si inseriscono e cercano “clienti” questi abusivi.

«Da noi i bambini possono godere di ampi spazi all’aperto – prosegue l’insegnante – mentre per il periodo invernale abbiamo un locale adeguato e qui i bambini delle elementari e delle medie non dovranno osservare nessuna norma, né il distanziamento né le mascherine. Saranno liberi».

Restiamo piuttosto stupiti e cerchiamo di capire meglio cosa potrebbe succedere nel corso dell’anno: «Chi si approccia a questo mondo non è in linea con le dinamiche attuali delle scuole statali».

Quindi niente green pass per il personale e libertà per gli alunni: «Ci sono studi pubblicati che sanciscono che i bambini non prendono il Covid». Un’affermazione che, lo diciamo a beneficio dei lettori, è del tutto falsa e priva di qualunque fondamento scientifico, così come le prossime frasi che riporteremo.

«È lo Stato che ha interesse nel mettere le mani nelle future generazioni per fare indottrinamento, perché c’è una psicosi che va oltre la ragione e le prove della scienza».

Nel corso del colloquio capiamo che gli insegnanti scelti per questo progetto seguono la stessa ideologia: «Se i bambini si ammalano i genitori decideranno se curarli in modi più o meno tradizionali. Noi, di certo, non pretendiamo il tampone».

Per toglierci ogni dubbio, chiediamo quali misure verranno adottate nel caso in cui uno dei bambini dovesse risultare positivo al Coronavirus.

«Chi si affida al pediatra in questa fase non ha capito che siamo di fronte a un’influenza causata da svariati ceppi: quando fai il tampone a fini diagnostici è nullo. È come se io cercassi polvere nel naso per l’allergia. Senza esami del sangue specifici non si può dire nulla. I pediatri sono gli operai delle case farmaceutiche ed eseguono gli ordini dell’Organizzazione mondiale della sanità».

Infine una frase che fa totale chiarezza sulla stramba visione della pandemia in questa scuola: «Se un nostro bambino risultasse positivo al tampone molecolare potrà tranquillamente venire a lezione. Alla statale, invece, non potrebbe». E tanti saluti alle più semplice norme anticontagio.

Tuttavia sono tanti i genitori felici di affidarsi a scuole del genere e quello raccontato è solo uno degli esempi che abbiamo riscontrato nel corso delle nostre ricerche. L’istruzione parentale, tuttavia, è una faccenda seria che di certo non può essere rappresentata dall’anarchia delle regole. Soprattutto in ambito sanitario.

GIB

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