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Novi, in 700 per l’addio a “Frenk”: «Era un ragazzo speciale»

Tanta commozione e palloncini bianchi per il 29enne Francesco Marchi I famigliari: «Eri buono, un pezzo del tuo cuore sarà sempre nel nostro»

NOVI. «Quando si dice di una persona che era buono, secondo me si è detto il massimo». Con queste parole don Ivano Zanoni, parroco di Novi, ha concluso la messa officiata in occasione dei funerali di Francesco Marchi, detto “Frenk” il 29enne impiegato di banca, molto conosciuto nel mondo del calcio dilettantistico.

Sono state circa 700 le persone, tra cui molti giovani, hanno preso parte alle esequie. La stragrande maggioranza è rimasta sotto la tensostruttura allestita davanti alla chiesa e nel cortile. Gremita la piccola chiesa parrocchiale che sta ospitando le funzioni religiose dato che quella vecchia è chiusa ancora ferita dalle scosse di terremoto. La bara coperta di rose, anturium e dendrobium bianchi, fiori simbolo di giovinezza, è stata portata in spalla dagli amici in chiesa poco prima della messa.


«Ci sono momenti della vita in cui noi vorremmo essere lontani dal dolore, dalle disgrazie – ha detto don Ivano nella sua omelia – Quando muore un giovane è sempre uno strazio per la famiglia, per gli amici, per la comunità». Il parroco ha scelto due brani dall’Apocalisse in cui si contempla la fine dei tempi e un passo del Vangelo secondo Luca che ricorda i discepoli di Emmaus per consolare i familiari, gli amici in lacrime. La famiglia Marchi, due anni fa ha subito un altro grave lutto, la prematura scomparsa di Maurizio, padre di Francesco, che don Ivano ha voluto ricordare.

«Facciamo fatica a pensare a qualcosa che esiste nella dimensione che noi sfugge. Siamo abituati a toccare con mano, a vedere, soffrire, piangere, a gioire tutto ciò che vediamo con i nostri occhi. Bello il pensiero del ricordino, c’è una frase che dice: “Nessuno si perde davvero”. In realtà se noi siamo qui è perché vogliamo in qualche modo convincerci che quelle persone che abbiamo amato sulla terra non possono scomparire nel nulla. E la fede, la parola di Dio ci dice che i nostri cari vivono in un’altra dimensione». Nei primi banchi della chiesa la mamma, il fratello, i familiari di “Frenk” non hanno fatto altro che rivolgere il loro sguardo verso la bara. Inconsolabili, disperati. «Tutti mi hanno detto che Francesco era buono di animo – ha aggiunto don Ivano – Gli amici del calcio potevano scherzare con lui ma non se la prendeva mai. Non sapremo mai perché il Signore lo abbia chiamato in questo momento».

Dopo la benedizione dell’acqua don Ivano ha ricordato anche il nonno di Francesco, Dimes: «Era orgoglioso dei suoi nipoti e quando parlava di loro diceva: “I miei tesori”».

Un familiare, durante la cerimonia ha letto un messaggio: “Caro Francesco, te ne sei andato in fretta come fossi improvvisamente partito per un lungo viaggio. Eri un ragazzo speciale, buono e disponibile. Mi hai insegnato a essere generosa, mi mancherai tantissimo e terrò un pezzo del tuo cuore nel mio per sempre. Ti ho voluto bene. Roberta”. A stento la gente è riuscita a trattenere le lacrime. E così come era sta portata in chiesa, all’uscita, la bara è stata portata a spalla da altri amici. Intanto, nel cortile una ragazza ha distribuito agli amici di “Frenk” palloncini bianchi che sono stati liberati al cielo poco prima che la bara fosse caricata sul carro funebre per l’ultimo viaggio verso il cimitero.