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Scuola parentale, Elena di Nonantola: «I nostri tre figli liberi di imparare senza costrizioni»

Elena e Barak da anni si occupano della loro istruzione: «È una grande responsabilità, ma gli esami vanno bene»

NONANTOLA. Rita, Emily e Martin hanno due insegnanti speciali: mamma e papà. E le cose vanno alla grande, con esami superati senza difficoltà e la maggiore, Rita, che dopo le elementari ha deciso in autonomia di seguire anche la prima media in homeschooling.

Nel variegato mondo dell’istruzione parentale sarebbe scorretto limitare tutto a un gruppo di negazionisti, perché ci sono famiglie che da anni hanno scelto questa strada, ben prima del Covid. Elena e Barak, che vivono a Nonantola, sono una di queste.


«Abbiamo iniziato quando eravamo in Inghilterra – spiega Elena Piffero – e diciamo che per quel Paese non è una scelta così alternativa».

Cosa vi ha spinto?

«Diversi fattori. Il primo è stato contingente. Mio marito lavorava all’università ed era arrivato il momento di preiscrivere Rita alla prima elementare. Il problema è che dopo poco ci saremmo dovuti trasferire e quindi non sapevamo dove iscriverla. Così le maestre dell’asilo ci hanno suggerito di fare un anno di istruzione parentale, con l’idea magari di inserirla dopo. Teniamo anche conto che in Inghilterra iniziano la scuola a 5 anni e secondo noi era un po’ presto per Rita. Ci sarebbe piaciuto darle la possibilità di poter giocare e sperimentare ancora un po’. Ecco le premesse che ci hanno dato il coraggio di intraprendere questa strada».

Avete chiesto consigli a qualche esperto?

«Una docente di Birmingham che si occupava di istruzione parentale ci ha detto di affrontare con serenità la cosa, perché se fatta con consapevolezza è la scelta migliore per i bambini».

L’aspetto più piacevole?

«È il tempo di qualità che si trascorre insieme. Le relazioni non solo familiari, ma anche sociali che si vengono a creare nel momento in cui non sono “costrette”. Siamo attenti a offrire ai bambini il maggior numero possibile di interazioni sociali, perché ovviamente non hanno la classe come gli altri. Però questo consente di avere frequentazioni miste, sia in termini di età sia di provenienza o estrazione sociale. Vederli relazionarsi in modo spontaneo ci rassicura molto. Inoltre noi abbiamo una grande passione per la musica e almeno una volta alla settimana passano il pomeriggio con gli amichetti della scuola di musica. Poi c’è lo sport, il tempo libero e le altre amicizie familiari».

Come li istruite?

«Noi non facciamo lezione classica, tecnicamente noi siamo in “unschooling”. Offriamo ai bambini materiale e li incoraggiamo all’apprendimento autonomo: ad esempio leggendo un libro. Ovviamente rispondiamo alle loro domande e ai loro dubbi. La materia che ci dà più difficoltà è matematica. Il materiale scolastico non è così attrattivo per i bambini, quindi operazioni in colonne ecc. I libri di matematica inglesi, al contrario, sono più sfidanti: ci sono caccia al tesoro o quesiti in stile settimana enigmistica. Quando ci accorgiamo che ci sono lacune in determinate materie cerchiamo di dar loro un input, ad esempio facendo un’uscita in un museo. I risultati per ora sono molto soddisfacenti: a fine anno ci interfacciamo con una scuola pubblica per un colloquio con gli insegnanti che attestano il superamento dell’anno».

Avete ricevuto critiche?

«Sì, anche cattive. C’è chi ci dice che li manipoliamo o che li teniamo in una campana di vetro, senza rendersi conto che in realtà li esponiamo al mondo esterno il più possibile. Forse è meno esposto chi trascorre 8 ore in una classe. C’è poi un altro aspetto fondamentale: la responsabilità. Quando le cose non vanno bene si può dire “è colpa della scuola o della maestra”. Per noi non ci sono scuse, la responsabilità dell’istruzione dei bambini è tutta a nostro carico».

(nella foto Rita e Clio, la figlia più piccola di Elena e Barak)

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