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Sassuolo. Riciclaggio e bancarotta: Pelaggi condannati

A Carmelo inflitti 5 anni e 10 mesi, a suo figlio Francesco 3 anni e 10 mesi. Processo nato dall’inchiesta Point Break

SASSUOLO Sono arrivate condanne pesanti per i due Pelaggi rinviati a giudizio per reimpiego di denaro di provenienza illecita e bancarotta fraudolenta.

Si tratta di Carmelo, 65 anni, e di suo figlio Francesco, 42 anni, entrambi membri della famiglia crotonese dei Pelaggi che gravitava a Maranello. Entrambi sono finiti a processo con anche la contestazione da parte della Procura dell’articolo 7, l’aggravante mafiosa. Per l’accusa avrebbero impiegato denaro di provenienza illecita ricorrendo a riciclaggio, evasione e bancarotta fraudolenta per favorire gli affari e il reimpiego di denaro della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. Da qui era partita anche l’inchiesta Aemilia. Carmelo e Francesco sono fratelli dei tre Pelaggi che erano stati condannati per il crac della Point One di Maranello e per la bomba all'Agenzia delle entrate di Sassuolo.


Ieri il tribunale in composizione collegiale (giudici Roberto Giovanni Mazza, Gilda Del Borrello e Danilo De Padua) ha condannato Carmelo Pelaggi a 5 anni e 10 mesi, e Francesco a 3 anni e 10 mesi. Condannati anche gli altri due imputati nello stesso processo: al 55enne leccese L.T. sono stati inflitti 16 mesi, al 58enne G.M. 12 mesi.

Nei confronti dei Pelaggi le richieste dell’accusa erano state più elevate: per Carmelo il pm aveva chiesto 8 anni e 4 mesi, per Francesco 6 anni. Entrambi sono stati quindi condannati solo per alcuni capi d’accusa, non tutti, e nello specifico bisognerà attendere le motivazioni per capire se l’aggravante mafiosa è stata riconosciuta o meno dal collegio giudicante.

Il processo ha preso origine da una costola dell’inchiesta chiamata Point Break che si è conclusa nel 2010 con l’arresto di Paolo, Davide ed Emanuele, fratelli di Carmelo, che secondo l’impianto accusatorio dal 2004 al 2008, assieme ad altre persone, si erano occupati del riciclaggio del denaro della cosca attraverso società della provincia modenese. Come noto dalla cronaca, Paolo, Davide ed Emanuele Pelaggi furono condannati per la bomba che nel 2006 distrusse l’Agenzia delle entrate di Sassuolo. Ente che in quel momento stava compiendo accertamenti proprio sulle frodi fiscali di cui la famiglia Pelaggi era sospettata.

Secondo l’impianto accusatorio, anche Carmelo Pelaggi e suo figli Francesco, assieme agli altri due imputati dell’attuale processo si erano occupati della gestione di fondi di provenienza illecita attraverso società gestite dalla famiglia. L’indagine che ha portato in carcere i fratelli fece emergere come Paolo si fosse occupato per anni della gestione dei soldi della cosca Arena tramite la Point One di Maranello e altre società con cui è risultata in collegamento. In particolare, secondo gli inquirenti con il denaro che aveva in mano la famiglia faceva investimenti e creava altre società, anche fittizie, il cui fatturato veniva gonfiato ad arte.

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