Modena. Adesca bambine di 11 anni «Gesti continui, condannatelo»

Un 68enne a processo per i rapporti con due vittime. Il pm: «Merita 9 anni» Nelle chat la ricostruzione degli atti sessuali. La difesa: «Mancano riscontri certi»

Francesco Dondi

Il pubblico ministero Marco Imperato, tornato a Modena per sostenere l’accusa, lo premette: «Serve stomaco forte per leggere alcune di queste chat». Il processo è quello che vede imputato per adescamento di minore e prostituzione minorile un 68enne modenese. Si tratta di una vicenda drammatica, scoperta nel 2012 e che si avvicina verso la conclusione. Nei confronti dell’uomo il pm, riqualificando alcuni capi di imputazione, ha chiesto la condanna a 9 anni senza alcun beneficio di attenuante generica. All’opposto, la difesa ha chiesto al collegio giudicante – presieduto dal dottor Roberto Mazza – di valutare attentamente tutti i riscontri: «Non ci sono facili soluzioni – ha detto il legale che rappresenta il 68enne – perché non abbiamo certezze a partire dall’assenza dei riscontri temporali. Mancano le risultanze autentiche anche perché l’intervista a cui una bambina venne sottoposta ci ha detto la consulente che non è stata fatta nel modo corretto».


MODENA. La sentenza dei giudici sarà pronunciata a novembre, ma nel corso della discussione di ieri sono emersi alcuni passaggi drammatici.

L’uomo, che ai tempi era amico di famiglia di una delle due 11enni, aveva organizzato un accurato piano di approccio, fatto di vari profili social, utili a mettersi in contatto con la prima vittima. Lei, che viveva un periodo di turbamento a causa dell’emarginazione da parte delle amiche, era caduta nella rete, ricevendo in cambio ricariche telefoniche, attenzioni e telefonate anche notturne. «Ma il rapporto non era limitato all’invio di foto o filmati – spiega il pm Imperato – Ci sono stati anche contatti diretti. Sono le chat a dircelo e a ricostruire almeno cinque condotte sessuali consumate. Le frasi esplicite lo spiegano, ma lo stesso imputato non ha mai disconosciuto quelle chat. La sua condotta non è episodica, è invece sistematica. C’era un piano per adescare le vittime».

E certi scambi di messaggi fanno rabbrividire: «Io ho 58 anni, tu 11 non è un problema, il piacere si raddoppia, anzi si triplica», viene letto in aula dalle parti civili. Che raccontano anche la storia della seconda ragazzina approcciata, capace però di prendere le distanze con un ultimo, coraggioso rifiuto. «La sua amica l’aveva convinta ad accettare l’amicizia su facebook – viene raccontato – E subito sono partiti gli approcci espliciti di quell’uomo». Il 58enne, infatti, ambiva a conoscere le sue vittime, a frequentarle, mostrando una perversione metodica. Il tutto senza che le famiglie – e su questo fronte sono parecchie le valutazioni negative di procura e avvocati di parte civile – si accorgessero della trappola sessuale organizzata per le loro bambine. Solo una sorella aveva intuito che qualcosa stava degenerando e proprio lei è stata in grado di convincere la più piccola a confessarsi.

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