Contenuto riservato agli abbonati

Modena, Cacciari e la libertà perduta da Dante fino al... Covid «Green pass? Sui vaccini non c’è mai stata chiarezza

Un temporale improvviso non ha interrotto l’attesa lezione del filosofo che a margine dell’intervento ha ribadito le sue posizioni sull’attualità

MODENA “Libertà, va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Parole che nel primo canto del Purgatorio Virgilio rivolge a Catone, morto suicida in nome della libertà. “Libertà vo' cercando”: così Massimo Cacciari, protagonista ieri in Piazza Grande, battezza la propria lectio magistralis. Un dovuto omaggio al sommo poeta, “cacciatore” di libertà per antonomasia, nell’anno della sua celebrazione.

Ospite fisso al festival della filosofia, Cacciari in questo strano 2021 rilegge la prospettiva dantesca in chiave universale. E ci rivela che al pari di tutto ciò che esiste in natura noi non nasciamo liberi, bensì condizionati. Simili alle creature che popolano la caverna del mito di Platone, veniamo infatti al mondo incatenati e perlopiù passiamo il nostro tempo a rimirare le ombre.

«Tra le croci che il pensiero è destinato a portare la questione della libertà è forse la più tormentosa. Il sedicesimo canto del Purgatorio, canto attorno cui ruota l’intera Divina Commedia, racconta che l’anima esce dal proprio fattore pargoleggiando, ovvero del tutto semplice e ignara. Solo in un successivo momento Dio le dona non la libertà bensì la possibilità del liberarsi. Noi siamo liberi soltanto in potenza». Sono quasi le cinque del pomeriggio, la piazza è satolla, il cielo è scuro. Ed ecco che, annunciato da qualche tuono appena accennato, inizia il diluvio.

«Dato che stiamo parlando di Dante non possiamo trasferirci in chiesa?» chiede Cacciari più serio che faceto. L’opzione non è praticabile, le chiese sono già occupate. Nonostante il fuggi fuggi indiscriminato sotto i portici – con lieve sgomento degli addetti alla sicurezza – il fu sindaco di Venezia continua imperterrito. Una lezione la sua il cui incipit ha poco da spartire con Dante e la Commedia. «Ci siamo ubriacati di libertà dopo la seconda guerra mondiale, un’ebrezza illusoria che è durata sì e no un paio di generazioni» tuonava Cacciari per pochi eletti. «Non sono stupito della situazione in cui ci troviamo oggi. A partire dalla guerra del Golfo da trent’anni viviamo in stato di emergenza.

Terrorismo, crisi economica, immigrazione… tutti processi di cui non si sono mai indagate le cause. E lo stesso dicasi del Covid». Ma torniamo un passo indietro. Alle 14.30, il professore emerito di Estetica in cattedra all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano è ancora fuori onda, calato completamente nel ruolo polemico di intellettuale. «Non dimenticate che quella dell’intellettuale è una funzione critica» sottolinea lui durante il consueto incontro che precede le lezioni. Succede in Sant’Agostino, nel modesto angolo riservato al tete a tete della stampa con i mattatori del festival. È qui che la discussione si accende sull’hic et nunc, leggi green pass. «Una regola certa della civiltà è che devo obbedire soltanto quando esiste chiarezza. Non devo obbedire perché lo decide una qualsivoglia autorità. La carta costituzionale insegna che per imporre un trattamento sanitario obbligatorio serve una legge. La dignità della persona deve sempre essere rispettata e questo è possibile solo se l’informazione è corretta, trasparente».

Trasparenza che a detta di Cacciari non sembra oggi andare per la maggiore. «Le case farmaceutiche, cui spetta l’accertamento sui farmaci stessi, in merito ai vaccini non danno alcuna garanzia, né a medio, né a lungo termine. Motivo per cui il Governo si guarda bene dall’emanare una legge ad hoc. Il paragone tra chi non vuole vaccinarsi e gli evasori fiscali? Demenziale». Ecco Massimo Cacciari a ruota libera, in totale sintonia con il tema del festival. Ma ormai si è fatto tardi, l’appuntamento è rimandato in piazza dove al filosofo viene restituita la parola.

«Qual è segno fondamentale che ci consente di pensare di poter essere liberi? Il linguaggio. Quello stesso linguaggio che ci differenzia da ogni altra specie e ci permette di comunicare le nostre ragioni».