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Salvatore Natoli a Festival Filosofia:  «Obbedienza è avere attenzione verso l’altro

stefania piscitello

La libertà in contesti istituzionali, e i suoi confini: la legge e l’obbedienza, a cui si aggiunge il concetto di responsabilità. Questi i temi su cui si è concentrata la riflessione di Salvatore Natoli ieri mattina in piazzale della Rosa a Sassuolo. Natoli si è soffermato sulla circolarità tra libertà, responsabilità e obbedienza e sul pericolo che questo circolo virtuoso si spezzi, rovesciandole nel loro contrario. Salvatore Natoli per lungo tempo è stato professore di filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca; durante la sua attività si è occupato della ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno. Ieri non ha potuto tenere la sua lezione in presenza tuttavia grazie al collegamento streaming ha portato in piazza la sua riflessione. A partire dalla circolarità tra libertà, responsabilità e obbedienza, ha passato in rassegna le possibili degenerazioni. «L’irresponsabilità – ha chiarito – cede il comando all’impulso e quindi produce quel disordine che alimenta il confitto». La disobbedienza è un sottrarsi all’ascolto dell’altro. Quante volte noi non prendiamo sul serio le esigenze altrui? «Il Covid – ha risposto – è stata una situazione indicativa». Non prendendo sul serio determinate situazioni, si diventa “irresponsabili”. La società è forse uno dei fili conduttori della lezione. «Perché le donne afghane si ribellano?». C’è una spinta alla libertà che attiene alla dinamica del vivente. «Libertà equivale a crescere. Se gli uomini hanno lottato per la libertà, è perché ogni essere vivente vuole crescere». Tornando al concetto di responsabilità, questo è legato al tema della legge. Un esempio: il codice della strada esiste per evitare che si verifichino incidenti. E gli individui sono responsabili gli uni nei confronti degli altri. «Le leggi in questo senso non svolgono un’azione repressiva». In certi casi però, parlando di disobbedienza civile, questa può essere in un certo senso considerata vettore del cambiamento, “obbedienza a un’istanza nuova”. «La disobbedienza può essere il segno che quella norma ha esaurito il suo tempo». Parlando di responsabilità e obbedienza, il professore ha dimostrato come questi due concetti siano legati tra di loro. Obbedienza non è "sottomissione", bensì rispondere alla voce dell’altro, un “altro” che può essere anche “il bisognoso, il sofferente”. «La responsabilità si configura come sentirsi responsabili della vita degli altri. Col Covid abbiamo assistito a gesti di responsabilità estrema. Non si parla di eroi, si parla di uomini. Loro sono umani, gli altri sono disumani». Quindi la responsabilità è anche generosità. E dopo tutte queste riflessioni, ecco che si può intravedere il legame, il filo rosso e la circolarità tra libertà, responsabilità ed obbedienza. «Se gli uomini nel loro agire si sentissero responsabili delle vite degli altri e se ognuno di noi stesse in ascolto della voce degli altri, non ci sarebbe bisogno di legge». Comunicazione, responsabilità e obbedienza: ecco, questo è il vero spazio per la libertà.