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Campogalliano. Bugatti, il futuro si chiama Adrien Labi: con lui museo e pista per auto d’epoca

Ieri a Campogalliano evento commemorativo per i 30 anni della EB110 Nella fabbrica blu anche deposito e officine, sarà coinvolta l’università 

la storia

GIOVANNI MEDICI


ÈAdrien Labi il futuro della Fabbrica Blu. L’imprenditore statunitense (ma di origine italiana) è intervenuto ieri mattina a Campogalliano all’evento commemorativo della Bugatti EB 110, presentata proprio trent’anni fa a Parigi. Coinvolto dall’attuale proprietario dell’area, Marco Fabio Pulsoni, ha accettato di partecipare a quello che sembra un progetto di risonanza addirittura mondiale. «Non ci sono oggi luoghi simili. La Fabbrica Blu resterà quella che vedete – ha spiegato Pulsoni – se non con gli adeguamenti del caso. Ospiterà una sorta di deposito per auto d’epoca con guardiania, mentre il fabbricato direzionale sarà la sede di un Museo dedicato a queste vetture, aperto al pubblico. Ci saranno una pista e le officine di manutenzione per gli appassionati. Vogliamo coinvolgere il territorio e l’Università per avvicinare i giovani alle professionalità richieste nel mondo del restauro e abbiamo il supporto del Ministero degli Affari Culturali».

La Fabbrica Blu diverrà la sede della collezione di Labi, 300 auto di ogni marca raccolte a partire dal 2009. Sarà così rispettata la storia di quest’area, 240 mila metri quadrati a fianco dell’A22, e anche l’architettura degli edifici, datati 1990 e allora d’assoluta avanguardia.

«Grazie a Labi è un sogno che si avvera. Da 12 anni – ha concluso Pulsoni - stavamo pensando a come ridare vita a quest’area, inseguendo i progetti più vari». Labi, presente tra il pubblico dell’evento dedicato alla supercar Bugatti, con un breve saluto ha voluto ribadire la sua volontà sottolineando come nella sua collezione una EB110 ancora non ci sia. Quelle viste ieri a Campogalliano erano dieci; tra queste la numero zero, che proprio trent’anni fa con Alain Delon a bordo scorrazzava per le vie di Parigi inseguita da una folla di fotografi, prima di una serie che riportò il marchio Bugatti agli onori del mondo dopo un lungo oblio. Romano Artioli, artefice della rinascita Bugatti, 88 anni ma uno spirito da ragazzino, davanti alle 500 persone sedute nell’ex fabbrica ha raccontato degli esordi di una avventura durata appena cinque anni. «Questo edificio non era solo un luogo dove costruire auto ma uno strumento per permettere alla gente di sviluppare idee nuove attraverso lavoro e studio. La EB110 è nata qui e ogni sua vite era Bugatti. Trovatemi oggi una vettura così innovativa: nel futuro non c’è l’elettrico per me ma il metano liquido. Resistiamo con la nostra vecchia macchina a pistoni, le altre sono auto da ricchi che vi lasciano a piede in autostrada», ha concluso Artioli tra gli applausi.

Alla Fabbrica Blu c’erano ieri anche l’architetto Giampaolo Benedini, che l’edificio l’ha progettato, e Loris Bicocchi, il collaudatore della EB 110, che nel 1994 ne spinse una alimentata a metano a 344,7 chilometri all’ora. Intanto, tra uno scroscio di pioggia e l’altro, nei vialetti dell’area ex Bugatti si potevano vedere Ferrari, Lamborghini, le bellissime auto del Museo di S.Martino in Rio e le creazioni in scala degli appassionati. Sotto un gazebo Iules Gualdi di Novi e Jader Bagnoli di Correggio mostravano infatti i loro motori perfettamente funzionanti, frutto di mesi di lavoro in garage e in scala da 1 a 3 fino a 1 a 6. Poco lontano una decina di Lotus Elise, progettate anch’esse qui e che portano il nome della nipote di Romano Artioli.

Marcel Yoshida invece è arrivato con la bellissima Zerouno dell’Italdesign Autovetture Speciali, prototipo di una serie di cinque tutte vendute al prezzo di 1,5 milioni di euro, meccanica Lamborghini, design di Filippo Perini. Il posto d’onore era però della Centodieci, l’ultima a fregiarsi del marchio Bugatti, prezzo 8 milioni di euro. La celebrazione di ieri ha avuto però anche uno strascico polemico. Chiara, la figlia del progettista della meccanica della EB 110, Paolo Stanzani, ha infatti fatto sapere che «quando ho saputo che non c’era neanche Marcello Gandini (primo designer dell’auto, ndr), mi sono iscritta all'evento: avevo il patrimonio di ricordi e aneddoti di mio padre (scomparso nel 2017) da condividere con gli appassionati Bugatti. Ma la mia iscrizione è stata annullata. Chi non è allineato con la celebrazione di Romano Artioli viene escluso. Avrei raccontato di come la progettazione della EB110 nacque da due vulcani di idee come Ferruccio Lamborghini e mio padre, che avviò la progettazione del 12 cilindri: Artioli, attraverso la lussemburghese Bugatti International, era il socio finanziatore con il 65%, mio padre con il 35% era amministratore unico e direttore tecnico. Il finanziatore si limitava a finanziare, e mio padre lavorava dalla mattina alla sera per costruire una nuova casa automobilistica e una nuova vettura, partendo da zero. Senza Gandini e mio padre – conclude Chiara Stanzani - questa bellissima supercar non sarebbe mai nata. Dopo la partenza di mio padre, cinque anni più tardi, la Bugatti Automobili fu dichiarata fallita».

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