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Festival Filosofia a Modena, Carpi e Sassuolo  Arrivederci al 2022, l’anno della “Giustizia”

Alle lezioni magistrali 35mila spettatori, soddisfazione degli organizzatori.

MODENA. “Giustizia”. Questo sarà l’ambizioso tema del festivalfilosofia dal 16 al 18 settembre 2022. Una parola che non sarà solo ristretta a un ambito giuridico-legale, ma che investirà un senso sociale di perequazione per le ingiustizie subite, un’idea di risarcimento, una sua giustificazione definita e infine un significato alla sua riparazione, che sia un risarcimento, una pena o un atto di riparazione politica, come avvenuto in Sudafrica ai tempi di Mandela per i crimini dell’apartheid. La giustizia, ha spiegato Massimo Cacciari, è il logico pendant della libertà. Termini che vanno a braccetto ma che implicano angolature di riflessione diverse. E come ha spiegato Barbara Carnevali, anche lei del Comitato scientifico, un nuovo senso di giustizia avanza coinvolgendo tra le parti offese anche non-umani come gli animali, i fiumi, la natura e l’ambiente stesso, non più solo in chiave locale ma seguendo un’esigenza planetaria. Di qui si può capire la grande sfida per gli organizzatori per un’edizione che potrebbe restare memorabile.

«Abbiamo visto le nostre piazze di nuovo piene di giovani con tanta voglia di riflettere E questa è proprio la dinamica della libertà». Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli si mostra felice del buon esito di questa edizione, pur tra tante restrizioni dovute al Covid. «Ora ci occuperemo di come costruire la giustizia. Ci sono mille problemi e mille difficoltà, dal riconoscimento della cittadinanza, al merito, all’uguaglianza e al rispetto della natura. È arrivato il tempo di una riflessione profonda per dare giustizia al percorso di vita che stiamo portando avanti in termine di strategia e in termini di costruzione di questo stesso percorso. Credo che il 2002 sarà una tre giorni che farà tremare i polsi. Ci porterà in una dimensione di sfida per ricostruire una comunità più forte e inclusiva».


Il bilancio del festivalfilosofia 2021 è stato entusiasmante. È inutile fare un paragone con quello del 2020, ma considerando transenne, misure precauzionali come mascherine e green pass, controlli e prenotazioni, si può parlare di un successo. Daniele Francesconi, direttore del Festival, ancora in corso d’opera (ieri sera tanti erano gli appuntamenti di richiamo), ha detto che solo per le lezioni magistrali si sono raggiunti i 35mila spettatori col 100 per cento dei posti occupati. «Il tutto esaurito deve considerare il fatto che i posti andavano prenotati. Si pensi che il rapporto tra posti prenotati e la richiesta del pubblico per alcuni appuntamenti è stato di 1 a 4-5». Michelina Borsari, del Comitato scientifico, ha ribadito l’importanza della parola “giustizia” come tema forte che parte dalle diseguaglianze. «Diseguaglianze che, come storicamente dimostrato, sono calate negli ultimi tre secoli ma non negli ultimi dieci anni. Oggi uno strato sociale si mangia gran parte delle ricchezze globali». Di qui l’attualità del tema della giustizia sociale. A questo si affiancano la giustizia contributiva e quella qualitativa che prenderà in analisi il mito del merito come elemento che legittima chi ce la fa e colpevolizza chi non ce la fa. «Tratteremo la giustizia riparativa, nata in Sudafrica e applicata in Argentina e in altri Paesi dove sono stati commessi gravi crimini contro la popolazione, un modo per far partecipare le vittime in un atto di riparazione e di riconoscimento di danni irreparabili». Massimo Cacciari ha delineato il percorso allo studio: «Si parlerà del “rendere giustizia” a chi subisce diseguaglianza e sfruttamento. Di giustificazione della legge: le parole e i mezzi per farlo attraverso logica e coerenza. Questo perché il termine “giustizia” per sua natura non è univoco, considerando le dispute tra scuole che durano da secoli. Infine la pena, un termine a me caro, che se è violenta non svolge la sua funzione di reinserimento». Di grande interesse l’aspetto presentato da Barbara Carnevali: «Tratteremo dei nuovi soggetti di giustizia - ha spiegato riferendosi a una tendenza in atto anche legalmente che nasce da una nuova sensibilità tra la popolazione – giustizia per gli animali, per la natura, il paesaggio e tutti quei soggetti che finora non venivano ritenuti tali. Esploreremo questo nuovo sentimento che non riguarda più solo vittime umane».