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Sassuolo: tre soluzioni per il giallo di Paola Landini dal gesto estremo al delitto o a un malore

Ora le indagini devono rispondere a tanti quesiti sulla donna 44enne che era misteriosamente scomparsa 9 anni fa 

Stefania Piscitello

Sono passati più di nove anni da quel 15 maggio 2012, giorno in cui la 44enne Paola Landini scomparve misteriosamente dalla zona del poligono a Fiorano.


Di lei si persero le tracce, a parte una: la sua Punto, parcheggiata proprio davanti al tiro a segno, all’interno della quale vennero rinvenuti alcuni effetti personali. Nove anni di silenzi, di dubbi, di interrogativi. E nei giorni scorsi la svolta: il test del Dna - messo a confronto con quello del figlio Luca - ha confermato che le ossa ritrovate a maggio in un calanco appartengono proprio a lei.

Era stato in occasione delle ricerche di Alessandro Venturelli, il giovane scomparso nel dicembre 2020, che erano stati ritrovati quei resti umani, insieme a brandelli di vestiti e alle chiavi dell’auto. Un giallo nel giallo, che però dopo il ritrovamento, vicino alle ossa, di due pistole che combaciavano proprio con quelle scomparse da casa di Paola, sembrava dirigersi verso un’unica direzione. Tutti gli elementi portavano alla donna avvistata l’ultima volta al poligono di tiro, il cui presidente era proprio il suo compagno Roberto Brogli.

Mancava però la certezza, arrivata ora con gli esami del Dna. E adesso? Ora che quella certezza è arrivata si dovranno eseguire ulteriori indagini: il mistero rimane tuttora fitto.

Nemmeno un investigatore privato, incaricato ai tempi di cercare indizi, era riuscito a trovare piste utili. Cosa è successo a Paola quel giorno? Le ipotesi sul piatto sono sostanzialmente tre: suicidio, omicidio o malore.

Paola Landini era infelice? Aveva forse qualche problema, di cui non è più stata in grado di reggere il peso tanto da arrivare a compiere il gesto estremo? Questa è una delle possibilità di cui tanto si è parlato in questi anni e di cui si è tornato a discutere in questi mesi, dopo la riapertura del suo fascicolo. Paola conosceva molto bene la zona in cui sono state ritrovate le sue tracce. Ad appena duecento metri dal poligono di tiro, in un’area in cui ai tempi era presente un cantiere. Per questo motivo durante le prime indagini quell’area non venne battuta. Che Paola Landini abbia deciso di porre fine alla propria esistenza, dopo avere prelevato le due pistole, e abbia scelto proprio quel posto perché inaccessibile ai frequentatori del tiro a segno che lei conosceva? Il 15 maggio del 2012, Paola si è recata al poligono, in un giorno di chiusura, ha parcheggiato la sua Punto per poi togliersi la vita a poca distanza?

C’è anche un’altra pista possibile, che si apre su uno scenario inquietante. Sì, perché Paola potrebbe avere trovato la morte, in quel posto, per mano di qualcun altro. La donna - si diceva - era intimorita da qualcuno. Ai tempi vennero fatte delle indagini su un presunto stalker, senza però che emergesse nulla. Le armi, una Star 6,35 e un’altra 9x17 calibro 9, corto, le servivano per proteggersi? Paola le prelevò dall’armadio di casa, dove viveva con il compagno Roberto Brogli. L’ombra del sospetto ha aleggiato inevitabilmente anche su di lui: mai però è stato indagato. L’uomo ha costantemente proclamato la propria innocenza, ribadendo come mai avrebbe compiuto un gesto simile. Il giorno prima di sparire, Paola aveva sentito la madre Deanna e il figlio Luca, avuto da un precedente compagno: Brogli è stato l’ultimo a vederla, un bacio prima di recarsi a lavoro.

L’uomo pare scartare l’ipotesi dell’omicidio. «Ci sono altre alternative a quella di un gesto volontario? Forse quella di un malore. Paola era sola lì. Vedremo cosa ci comunicheranno», ha commentato.

Ed ecco quindi l’ultima possibilità: la 44enne potrebbe essere stata colta da un malore che è risultato fatale.

E lì, a duecento metri dal tiro a segno, potrebbe essere morta. Le domande che sorgono intorno a questa ipotesi però sono numerose. C’è la questione delle pistole innanzitutto: perché la donna quel giorno ha portato con sé le armi? Per quale motivo si è avventurata in quell’area senza alcun apparente motivo di interesse? Questo non si può sapere: a nove anni di distanza, la scomparsa di Paola Landini rimane un giallo.

A dare risposta, o quantomeno a provarci, ci penseranno le indagini su cui ad oggi vige il massimo riserbo da parte degli investigatori.

Per il momento dunque si possono fare solamente ipotesi per provare a ricostruire questo caso che, ad oggi, resta irrisolto.