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«Festival Filosofia, la cultura batte la pandemia. Per il 2022 serviranno spazi più ampi»

Il direttore Daniele Francesconi: «Richieste superiori ai posti. Con il programma artistico superate le 70mila presenze»

È tempo di bilanci per il Festival Filosofia di Modena. Daniele Francesconi, direttore della manifestazione, sta raccogliendo i dati delle presenze proprio in queste ore. Ma già dalle prime proiezioni emerge chiaro quanto il programma filosofico rimanga il più seguito di tutta la rassegna. «Siamo oltre le 35mila presenze - ribadisce Francesconi - siamo a un livello molto elevato rispetto alla capienza complessiva. Il nostro obiettivo era infatti quello di misurarci con i limiti di capienza. Su questo siamo andati molto bene».

L’organizzazione ha infatti rilevato, tramite la piattaforma di prenotazione, un quantitativo di richieste molto superiore rispetto alle disponibilità dei posti. «Anche il programma artistico ci ha riservato una certa soddisfazione - prosegue - rispetto all’anno scorso abbiamo infatti registrato un dato: un numero di presenze in crescita. Quindi oltre le 70mila presenze». Non solo numeri. Il direttore del Festival si dice infatti estremamente orgoglioso non solo del flusso di pubblico arrivato a Modena, Carpi e Sassuolo per seguire la rassegna, ma anche della sua conformazione. «La quantità di persone arrivate per l’occasione nei nostri territori è sotto gli occhi di tutti. Ma oltre a questo, da rilevare è la qualità di questo pubblico. Nonostante, infatti, il tempo sia stato estremamente variabile, le persone non hanno desistito, tanto che alcune conferenze sono proseguite malgrado la pioggia. Questo significa che il sistema culturale delle nostre città ha resistito, nonostante questo secondo inverno di pandemia». Questa ampia partecipazione è stata possibile grazie al tipo di approfondimenti offerti. Secondo Francesconi il Festival Filosofia, ancora una volta, si è dimostrato «aperto a tutti, nonostante i vincoli imposti dai regolamenti anti-Covid».


Un vincolo organizzativo ha rappresentato forse l’unica difficoltà avvertita da una parte di spettatori per la fruizione delle lezioni. Per accedere alle platee era infatti necessario presentarsi all’inizio di ciascuno slot. Il pubblico doveva trovarsi ai punti di accesso 15 minuti prima dell’inizio della prima lezione di ognuna delle tre sessioni giornaliere: mattino, pomeriggio e sera. «Vorrei dire due cose riguardo a questo - precisa Francesconi - sapevamo che si sarebbe trattato di un disagio per molti. Il motivo era squisitamente legato alle norme sanitarie, dal momento che avevamo l’obbligo di sanificare ogni volta tutti i posti. Sarebbe stato materialmente impossibile farlo per ciascuna lezione. Ma c’è da dire, e vengo alla seconda considerazione, che molta parte del nostro pubblico è abituata a sedersi all’inizio delle sessioni giornaliere e rimanere fino alla fine. Poi naturalmente le consuetudini sono sempre difficili da modificare. Ma ad oggi l’augurio è naturalmente uno: quello di poter vivere la prossima edizione con minor rigidità, situazione sanitaria permettendo».

Riguardo al prossimo anno, il cui tema “Giustizia” è già stato annunciato domenica in conferenza stampa, le previsioni organizzative sono ancora complesse. «Le piazze a disposizione nelle tre città sono già state usate tutte - spiega Francesconi - in tutto avevamo 8 location di pubblico spettacolo. Già l’anno scorso abbiamo reso più diffuso il Festival per compensare queste esigenze di capienza. Per cui, principalmente, ci auguriamo di avere modalità di accesso differenti, prevedendo di poter utilizzare gli spazi nella loro interezza».

Ma questi tre giorni non sono stati soltanto Festival. O meglio, il tema della “libertà” è stato utilizzato anche dai manifestanti arrivati a Modena per protestare contro l’istituzione del green pass. Un tema caldo, che inevitabilmente è entrato anche in numerosi interventi tenuti dai protagonisti del Festival. «Vorrei dire una cosa - precisa il direttore Francesconi - noi non scegliamo il tema del Festival rispetto alla cronaca. Il tema “Libertà” indicava un grande processo e ridefinizione di questa questione, la quale sicuramente aveva a che fare anche con la pandemia. Ma il nostro modo di lavoro e il tipo di programma che abbiamo messo in campo - chiude - non poteva giustificare strumentalizzazioni».

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