Modena. Una nuova casa per la Fondazione Italiana Linfomi

«L’obiettivo fondamentale della ricerca è il paziente». Nella zona industriale dei Torrazzi risuona un appello da tenere a mente. Il monito proviene dal dottor Giuseppe Longo. Il medico dirige il dipartimento assistenziale integrato di Oncologia ed Ematologia al Policlinico.

MODENA. «L’obiettivo fondamentale della ricerca è il paziente». Nella zona industriale dei Torrazzi risuona un appello da tenere a mente. Il monito proviene dal dottor Giuseppe Longo. Il medico dirige il dipartimento assistenziale integrato di Oncologia ed Ematologia al Policlinico.


Poco distante, vi è la sede del Centro oncologico modenese (Com). Longo interviene però in via Giovanni Dalton 48-B per mantenere il filo diretto con la Fondazione italiana linfomi (Fil). La Fil s’è insediata ieri al secondo piano dell’edificio per coordinare le attività di ricerca in città. «La Fondazione è uno dei gruppi cooperatori più importanti in Italia e in Europa - attesta il medico - Focalizza la ricerca sulla cura dei pazienti, osservando a 360 gradi le possibilità di cura. Le aziende farmaceutiche tendono invece a concentrarsi sul farmaco».


La Fondazione è una onlus che dal 29 settembre 2010 opera a Modena. La sede operativa ai piedi della Ghirlandina è la seconda a livello nazionale dopo quella di Alessandria. «Via via i gruppi cooperatori si sono purtroppo ridotti - riconosce Longo - La Fil invece è una realtà che cresce e fa sempre meglio non solo a livello italiano, ma anche europeo». Cifre sul territorio nazionale sono esposte sul sito della Fondazione. La Fil può vantare oltre mille pazienti arruolati in oltre settanta studi clinici. A Modena sono attivi i centri di ricerca di Oncologia (guidato dal professor Stefano Sacchi) ed Ematologia (seguito dal professor Mario Luppi).
La nuova sede ospita attività di supporto agli studi. «In questi uffici operano dieci persone, otto donne e due uomini, suddivise in diverse aree - descrive il dottor Giuseppe Rossi, direttore della Fil - supporto redazione documentazione scientifica, start up, gestione studi, study coordinator, gestione dati e reportistica, farmacovigilanza, statistica, qualità».

Tutte le operazioni sono gestite a stretto contatto con la sede legale in Piemonte. «In collaborazione con i colleghi della sede di Alessandria, il personale segue i progetti di ricerca dalla fase iniziale di sottomissione alle autorità competenti, passando per l’attivazione dei centri e l’arruolamento dei pazienti - aggiunge Rossi - fino al monitoraggio e all’analisi dei dati, per concludere con il supporto alla redazione della documentazione scientifica, ai fini della pubblicazione dello studio».


La Fil ha ricevuto la certificazione comunitaria Uni En Iso 9001:2015. Il riconoscimento è stato assegnato per la “Progettazione, promozione, realizzazione e gestione di sperimentazioni cliniche nel campo dei linfomi”. «La drammatica esperienza del Covid ci ha ricordato che la ricerca è una cosa seria - prosegue il direttore della Fil - e le soluzioni non si improvvisano: occorrono competenze, etica, entusiasmo. Tutti valori in cui la Fil si riconosce da sempre e che oggi, a distanza di undici anni dalla sua nascita, la confermano come una realtà di prestigio nel panorama scientifico internazionale».

«Sono felicissimo di sapere che a Modena c’è una sede così importante per la ricerca sui pazienti con problematiche di linfomi», riprende Longo.


Il medico del Policlinico ricorda il legame bidirezionale tra la struttura ospedaliera di via Campi e la nuova sede di via Dalton. Il trasferimento degli uffici dal Com non deve infatti far dimenticare la figura al centro degli sforzi congiunti tra il Policlinico e la Onlus: il paziente. «Probabilmente la maggior parte delle persone non ha idea di tutto il lavoro che c’è dietro uno studio clinico - osserva il dottor Francesco Merli, presidente della Fil - e quindi della necessità di raccogliere i dati, adempiere alle normative, effettuare la farmacovigilanza. Tutte attività che sono svolte negli uffici degli staff della Fondazione». Il presidente insiste sull’importanza di proseguire sul percorso del lavoro di squadra.

«La ricerca scientifica è cooperazione - ribadisce Merli - e non è un caso che la Fondazione stringa ogni giorno rapporti di collaborazione con i suoi oltre centocinquanta centri dislocati su tutto il territorio nazionale (dalla struttura più prestigiosa al piccolo ospedale di provincia per assicurare omogeneità di trattamento) e con associazioni e gruppi di ricerca esteri».