Contenuto riservato agli abbonati

San Cataldo, la baraccopoli tra la boscaglia ripulita e sgomberata dopo il rogo

I bivacchi dietro il cimitero monumentale erano nati tra le piante, lungo il percorso della Diagonale pedonale. Ieri pomeriggio l’intervento del personale Hera

MODENA. Nelle ultime ore, almeno fino allo sgombero, era diventata la tappa per una sosta lungo il nuovo percorso della Diagonale. Del resto, non capita proprio tutti i giorni di vedere una baraccopoli nel cuore di Modena, peraltro a due passi dall’ingresso del cimitero monumentale: difficile chiamare diversamente l’insieme di tende, materassi, tavolini, biciclette e generi di ogni tipo che ieri mattina, dopo l’incendio divampato lunedì pomeriggio, erano ancora al loro posto sul lato sud del cimitero di San Cataldo.

LA BARACCOPOLI. Per la precisione, la baraccopoli è nata pochi metri all’esterno del cimitero monumentale, nel boschetto raggiungibile dal percorso ciclopedonale sorto sulla massicciata della vecchia ferrovia, quasi di fronte alle nuove case di via Gioacchino Belli, alla Madonnina.

DOPO IL ROGO. Ieri mattina, prima dell’intervento del personale Hera per ripulire i resti dell’incendio, l’area si presentava come un immenso cumulo di vestiti bruciati sul lato destro dell’area posteriore del cimitero. Entrando nel piccolo bosco che arriva fino alla vecchia ferrovia, ieri mattina c’erano ancora anche i resti delle baracche, probabilmente abitate fino al momento del rogo: tra una pianta e l’altra, in un’area di un centinaio di metri quadrati, un cumulo di oggetti che vanno dai tavolini alle stoviglie, dai giocattoli ai resti di biciclette, dai divani ai “kit” per pulire i vetri delle auto, dai palloni da calcio agli spazzolini da denti.

RIFUGIO DI FAMIGLIE. Evidentemente erano diverse le famiglie - con bambini - che vivevano in quelle baracche, mentre tra un piatto e l’altro c’erano ancora i resti di una cena recente. Buona parte del materiale - soprattutto i vestiti - è andato a fuoco, per un rogo causato dal tentativo delle famiglie che avevano trovato rifugio in quelle baracche di portare la corrente elettrica all’interno del boschetto. Situazioni che nei giorni precedenti erano state segnalate dai residenti alla polizia municipale, mentre una situazione simile, anche se meno problematica, riguarda l’altro lato del cimitero: in piazza Setti, sostanzialmente di fronte alla sede di Porta Aperta, sono nati altri bivacchi di senzatetto, con alcune tende montate nel parcheggio, davanti al muro esterno del cimitero, e materassi e vestiti stesi tra un’auto e l’altra. Una situazione denunciata dal parlamentare modenese di Forza Italia Enrico Aimi, che ha parlato di «festival del degrado».

Nel frattempo, ieri l’area al centro dell’incendio è stata ripulita: nel primo pomeriggio, gli operatori di Hera hanno effettuato lo sgombero dei rifiuti e dei residui del materiale bruciato. Già nella serata di lunedì, invece, i tecnici di Hera luce avevano rimosso l’allacciamento elettrico abusivo e ripristinato i collegamenti. Sempre nel pomeriggio di ieri sono iniziati anche i lavori, già programmati dal Comune di Modena nell’ambito del cantiere per la realizzazione del collegamento del cimitero alla Diagonale ciclopedonale, per il diradamento della vegetazione e dei boschetti che occupano parte dell’area. L’intervento ha l’obiettivo sia di migliorare il decoro della zona, sia di mettere in sicurezza le piante ad alto fusto, incrementando l’efficienza ecologica e ambientale dell’area verde.

LO SGOMBERO. Gli interventi di sgombero e pulizia, che hanno subito un’accelerazione in seguito all’incendio, erano stati programmati dopo diversi sopralluoghi effettuati dagli operatori della polizia locale del Nucleo problematiche del territorio, anche su segnalazione dei cittadini. L’insediamento abusivo era conosciuto anche dagli operatori dell’Unità di strada e dei servizi sociali, che più volte erano intervenuti in zona cercando di instaurare un rapporto con una delle persone presenti che, tuttavia, non aveva mai accettato le soluzioni proposte, mentre altre non sono mai state individuate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA