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Serramazzoni . «Tangenti per far passare la pratica Tagliazucchi non lasciava scelta»

Nella sentenza la Cassazione motiva i 5 anni all’ex capo dell’Ufficio tecnico arrestato nel 2012 Ma il suo avvocato non demorde: «Pronti al ricorso alla Corte Europea, non è stato un processo equo»

Daniele Montanari

Serramazzoni. Tagliazucchi pretese una tangente nell’esercizio della sua professione di capo dell’Ufficio tecnico. A sancire la verità definitiva, perlomeno in Italia, sul caso culmine del “sistema” che portò a indagini a tutto campo sull’urbanistica a Serramazzoni è la Cassazione, con il deposito della sentenza che il 2 febbraio scorso ha disposto la condanna a cinque anni per l’ex funzionario. È stata la Guardia di Finanza a portarlo pochi giorni dopo al Sant’Anna, dove si trova tuttora con la prospettiva di passarci ancora quattro anni.


Nelle 23 pagine di sentenza i giudici della Suprema Corte fanno sottolineature importanti sulla vicenda che il 27 giugno 2012 condusse i finanzieri al suo arresto mentre riceveva una bustarella con 500 euro da parte di un geometra locale, una tranche dei 10.500 euro che gli aveva chiesto per portare avanti una pratica che non aveva nessun bisogno di “aiuti”. Soldi da corrispondere “se vuoi che fili tutto liscio” come si cita in sentenza riportando i virgolettati di Tagliazucchi, di cui è rimarcata “l’arrogante personalità” ricordando anche il gesto perentorio del dito battuto sul tavolo al momento della richiesta.

“Il ricorso, proposto per motivi complessivamente infondati, deve essere rigettato” sentenzia la Corte, condannando Tagliazucchi anche a rifondere al Comune 3.500 euro per le spese di parte civile in ultimo grado, ferme restando le disposizioni di primo grado (confisca di 10.500 euro, pagamento di 10mila euro alla vittima e di 20mila al Comune). La vicenda inizia nell’ottobre 2010 con i primi pagamenti, per concludersi appunto il 27 giugno 2012: “Tale era la condizione di pressione psicologica in cui la richiesta aveva messo il geometra che questi temeva, se non avesse acconsentito al pagamento, conseguenze ritorsive per tutta la sua attività professionale” rimarcano i giudici, evidenziano che “i pagamenti della tangente in favore di Tagliazucchi erano iniziati già all’indomani della presentazione della richiesta di variante, ben prima dell’approvazione della pratica”. Quindi il punto decisivo: il ribadire che si è trattato di concussione (quindi di soldi chiesti) e non di corruzione (soldi offerti): “I giudici (di primo e secondo grado, ndr) hanno spiegato con iter argomentativo esaustivo, logico, correttamente sviluppato e saldamente ancorato all’esame delle singole emergenze processuali, le ragioni non solo dell’attendibilità del geometra, ma anche della qualificazione giuridica del fatto nel delitto di concussione, qualificazione compiutamente testata sia sotto l’aspetto della minaccia che sotto quello della costrizione subita dalla persona offesa”. Di cui viene ricordata la delicatezza nel dare appuntamento a Tagliazucchi per la consegna dell’ultima tranche nel parcheggio della chiesa di Ospitaletto, “un luogo appartato, volendo risparmiare a Tagliazucchi la pubblicità del suo arresto”.

La difesa dell’ex funzionario si è vista respingere tutti i rilievi, ma non demorde: «Valuteremo se ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione della disciplina del giusto processo – sottolinea l’avvocato Roberto Ghini – riteniamo questa decisione profondamente ingiusta. È talmente distante dalla realtà dei fatti da meritare il vaglio della Corte di Strasburgo. Chiunque ha lavorato con il mio assistito conosce la sua serietà e professionalità. I giudici hanno ricostruito la sua responsabilità violando le garanzie previste dal nostro ordinamento perché un processo debba e possa definirsi equo».

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