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Modena. Studenti: più bus, ma mezzi sempre stracolmi e ragazzi a terra

Le linee che collegano la provincia al capoluogo negli orari scolastici ancora poco sicure: si sta in piedi, aria irrespirabile

MODENA. È una strada in salita che ormai da anni gli studenti di Modena percorrono. Un nome, questa strada, ce l’ha: si chiama trasporto pubblico. Perché se è vero che l’idea di andare a scuola in autonomia è giusta e formativa, è altrettanto corretto ritenere che l’inefficienza del trasporto pubblico locale causi, nei pendolari, uno stato di insofferenza non indifferente. La diagnosi è ogni anno molto simile: i mezzi pubblici sono pochi e funzionano male. Anche quest’anno che, ad esempio in provincia di Modena, i mezzi sono aumentati. Così, ci siamo saliti.

VERSO NONANTOLA. Il nostro primo viaggio parte da Nonantola alle 6:50 di mattino. L’obiettivo è quello di arrivare al Polo Leonardo in tempo per l’inizio della prima ora di lezione. La tratta è la 551 di Tper, che parte da Cento, e gli autobus che rispondono alla nostra esigenza sono solo due degli oltre otto disponibili per quell’ora. Centinaia di studenti confluiscono nei mezzi prediletti, perché è l’unica possibilità per arrivare a scuola senza dover poi prendere Seta spendendo ulteriori soldi per il biglietto. Tutti ammassati come sardine, senza alcuna normativa rispettata se non quella della mascherina sul volto.


A MARANELLO. Arrivati a scuola e passate le ore di lezione decidiamo di prendere alle 13.15 la linea 815 con meta finale la città di Maranello. Passano i minuti e una delle tre corriere disponibili, arrivata puntale, parte piena di adolescenti. In tanti sono rimasti a terra, compresi noi, a causa del carico massimo di persone raggiunto dal mezzo. Alle 13.30, con un ritardo di 15 minuti, arriva finalmente il nostro “mollone”. L’aspettativa di sedersi svanisce appena le porte si aprono, con una massa di giovani che si spingono agguerriti per il posto. Noi entriamo per ultimi, stando vicino all’uscita del mezzo. L’aria è irrespirabile, troppo calda. Si alzano in coro tre voci che chiedono l'accensione del sistema di raffreddamento. L’autista attiva il climatizzatore e il viaggio procede con molti stop&go dovuti al traffico. Giungiamo così a Maranello con le gambe stanche e la consapevolezza di dover riaffrontare, il giorno successivo, un copione simile.

TAPPA A SOLIGNANO. La mattina seguente decidiamo di ripartire da Solignano, dove passa una corriera alle 6.55 e una alle 7.03, con l’obiettivo di arrivare sempre al Polo. Entrambe fanno parte della linea 740 con destinazione Modena e partenza da Castelvetro. Prendiamo la seconda e ci riusciamo a sedere per il rotto della cuffia. Alle fermate successive il mezzo si riempie e, non essendo un “mollone”, le persone in piedi fanno ancora più fatica a reggersi. Alcune di queste non esitano ad appoggiarsi sulla scaletta nei pressi della porta d’uscita. L’arrivo a Modena è puntuale, ma il viaggio è stato tutt’altro che confortevole.

Scesi in autostazione, ci dirigiamo verso la fermata urbana più vicina. Qui, neanche a dirlo, c’è un autobus di linea 393 con decine di persone ammassate. Un controllore di Seta ci dice che sta per arrivare un mezzo diretto al Polo ed effettivamente è vero: si vede arrivare un bus di linea 4 che fa capolinea a Galilei. Una sorta di manna dal cielo. Peccato però che sia già stracolmo e che ci tocchi, dunque, aspettare l’autobus successivo. Ecco allora qualche minuto dopo il 10, con destinazione finale Cognento, che ci porta davanti al Polo Leonardo.

RITORNO VERSO CASTELFRANCO. Al ritorno l’obiettivo è quello di andare a Castelfranco Emilia. I bus urbani diretti alla stazione dei treni sono l’1 e il 4, entrambi saturi dopo l’uscita degli studenti del Polo. Sempre in piedi e sempre vicini alla porta d’uscita riusciamo ad arrivare al primo step. Fatto il biglietto ci dirigiamo nella corsia 3 della stazione dei treni e prendiamo, alle 13:38, il primo treno per Castelfranco. Il viaggio è allo stesso tempo breve e intenso. Nei vagoni i posti a sedere sono tutti occupati e i pendolari di tutte le età costretti a stare l’uno attaccato all’altro per arrivare a casa.

Ogni giorno gli studenti si chiedono se questa odissea sia normale. E dopo una risposta ovvia, sono costretti a rivivere lo stesso copione quotidianamente.

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