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Modena. «Al pronto soccorso numeri precovid Basta aggressioni agli operatori»

Giuseppe Pezzuto è il nuovo primario al Policlinico. Presentato anche Stefano Panareo che guiderà Medicina nucleare

Giovanni Balugani

Due nuovi primari per il Policlinico di Modena: Stefano Panareo prende la guida di Medicina nucleare, mentre Giuseppe Pezzuto del Pronto soccorso.


Pezzuto, in particolare, si insedia in un ruolo strategico, in quel settore che è la porta tra l’ospedale e la città e che è stato in questi ultimi mesi di pandemia un baluardo.

«È una nomina che mi onora», spiega il dottor Pezzuto 53enne originario di Lecce ma modenese d’adozione e con vent’anni di esperienza nell’Azienda ospedaliero universitaria.

«Lavoro in pronto soccorso da circa vent’anni – prosegue – Ora ancora più di prima sento la responsabilità di dirigere una struttura molto importante e che deve fornire un servizio alla popolazione indispensabile».

Quando si parla di Pronto soccorso si parla di numeri altissimi: «In media all’anno abbiamo 65mila accessi, compresi quelli per oculistica e chirurgia della mano. Sono 45mila se consideriamo solo il Pronto soccorso generale. Siamo di fronte a cifre importanti e anche la qualità degli accessi lo è. Nell’ultimo periodo abbiamo visto aumentare i codici gialli e rossi rispetto agli anni precedenti e con difficoltà organizzative superiori nella gestione del tempo. È questa la nostra sfida quotidiana».

Un tema che sottolinea anche Claudio Vagnini, direttore generale dell’Azienda: «Teniamo presente che nonostante il Covid sia ancora presente – specifica – gli accessi al Pronto soccorso sono tornati ai livelli precedenti la pandemia».

A proposito di pandemia, il Pronto soccorso è anche uno dei luoghi in cui vengono somministrati gli anticorpi monoclonali: «Non a tutti – aggiunge Pezzuto – c’è un iter burocratico molto articolato poiché si tratta di farmaci sperimentali. Il paziente non deve essere grave, ma aver sviluppato sintomi. E questo è solo uno dei criteri di selezione».

Il Pronto soccorso è anche uno di quei luoghi in cui, già prima della pandemia, si verificava il maggior numero di aggressioni nei confronti di medici e infermieri: «Abbiamo avuto un periodo in cui, anche a livello nazionale, siamo stati chiamati angeli o eroi – dice Pezzuto – ma non ci siamo illusi. Abbiamo fatto il nostro dovere come sempre e continuiamo a farlo adesso. Purtroppo la percezione non è sempre proporzionale a quello che è il nostro impegno. Sappiamo anche che il Paese stra attraversando forti tensioni sociali. Però le aggressioni fisiche o comunque i comportamenti di tipo aggressivo sono un problema reale. Si verificano, a volte consapevolmente a volte meno. Ostacolano il nostro servizio se non, a volte, mettono a rischio la salute dei nostri operatori. Di fronte a queste situazione non si può transigere, occorre essere determinati e condannare senza mezzi termini, non ci possono essere aree grigie».

Molto meno esposto, ma non per questo meno importante è il reparto di Medicina nucleare, alla cui guida si insedia il 51enne ferrarese Stefano Panareo: «Ho intenzione di valorizzare la struttura il più possibile sia dal punto di vista della strumentazione – spiega – ma anche del personale. Vogliamo guardare al futuro, con innovazioni tecnologiche in particolare di nuove macchine che possano svolgere al meglio le funzioni di diagnostica». Con circa 5mila accessi all’anno, la Medicina nucleare si occupa in larga parte proprio di diagnostica: «Utilizziamo sostanze radioattive che vengono legate a particolari molecole e vengono somministrate al paziente per via endovenosa e permettono di acquisire immagini con macchine quali la Pet e gamma camere. Possiamo così fare una fotografia funzionale dell’organismo. L’applicazione principale è nell’oncologia, però possiamo anche guardare alla cardiologia, alla neurologia e alla reumatologia». Oltre alla diagnostica, vi è una parte della Medicina nucleare che si occupa della terapia: «Utilizziamo sempre sostanze radioattive – prosegue Panareo – in particolare nel trattamento di patologie tiroidee. O anche neoplasie neuroendocrine o della prostata». Soprattutto per quanto concerne la diagnostica l’obiettivo di Panareo è quello di riuscire «a implementare la disponibilità delle macchine. A Modena, rispetto ad esempio a Ferrara la realtà da cui provengo, c’è un’altissima richiesta e con l’attuale dotazione fatichiamo a rispondere a tutte».

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