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Sassuolo. «Assolto: è la fine di un incubo Mi manca il servizio operativo»

Lo sfogo del carabiniere Caforio raccolto dal suo avvocato, Roberto Ghini Cadute le accuse di vicinanza a Bonini per una microspia trovata in auto

Serena Arbizzi

«La prima cosa che spero di poter fare è tornare al servizio operativo. Sono uscito da un incubo».


Sono queste le prime parole che ha pronunciato il carabiniere Rocco Caforio al suo avvocato di fiducia, Roberto Ghini, dopo l’assoluzione arrivata nella tarda mattinata di martedì nell’ambito del processo agli “Intoccabili”, riguardante un fitto giro di usura ed estorsione, a scavalco tra il territorio modenese e reggiano. Caforio è l’unico assolto con formula piena dei tre imputati.

La sentenza è arrivata sei anni dopo l’inizio del processo e ha portato alla luce uno scenario inquietante, con tassi di usura che si spingevano anche fino al 468 per cento.

«È uscito da un incubo, come mi ha detto subito – spiega l’avvocato Ghini – Questo processo ha avuto conseguenze devastanti per una persona con un ruolo di servizio eccellente che, da un giorno all’altro, è stato sottoposto a una misura cautelare, poi revocata dal Tribunale delle libertà».

Caforio era accusato di aver agevolato Adamo Bonini.

«Si tratta di persone che aveva arrestato, quindi non erano certo amici – aggiunge il legale – La reazione per quelle accuse è stata di grande dolore, incredulità, come succede a chi viene accusato di aver commesso qualcosa che non ha mai fatto. Dal primo giorno abbiamo affrontato il processo per chiarire la verità. Abbiamo tentato di dimostrare come le accuse derivassero da un errore materiale di lettura e trascrizione delle intercettazioni».

«Quando il mio assistito ha parlato con Bonini della microspia che aveva in auto, invece di tornare a casa, è andato in caserma per riferire ai suoi superiori l’accaduto. Ha avvisato, quindi, in modo sostanziale le forze di polizia – rimarca il legale – Da qui è partito il nome dell’inchiesta, “intoccabili”, perché si supponeva che gli indagati fossero protetti dalle amicizie con i carabinieri. E invece la sentenza di martedì ha dimostrato che si dovrebbe cambiare il nome al processo. Il mio assistito non ha potuto fare altro che aspettare l’evoluzione del processo in questi sei anni, vedendo ogni volta allontanarsi l’accertamento dei fatti. Il suo timore era quello che venisse prescritto e, se si fosse verificata questa ipotesi, vi avrebbe rinunciato».

In questi sei anni Caforio è stato allontanato dal territorio delle indagini. È stato incaricato di un servizio non operativo, «al contrario di quella che era la sua preparazione di ottimo investigatore, nei tanti anni in cui è stato a Sassuolo – sottolinea Ghini – Mi rallegro anche che sia stata esclusa con forza la corruzione per l’altro carabiniere a processo: sono fiducioso che i suoi avvocati,in appello, ottengano l’assoluzione. I cittadini, in poche parole, possono continuare a riporre fiducia nell’Arma».