Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Torna Dig con quattro giorni di inchieste ad alto volume

Dal 30 settembre il festival internazionale di giornalismo investigativo tra incontri e documentari Tra i temi trattati: Palestina, Afghanistan, rifugiati, big data, Ai e Assange

Carlo Gregori

Quattro giorni per valutare i finalisti tra 1500 opere da 53 Paesi di tutto il mondo, 150 speaker da 20 Paesi, 50 ore di film che verranno proiettati al cinema Astra, incontri, mostre e concerti. La seconda edizione modenese di Dig è pronta per fermarsi in città dal 30 settembre al 3 ottobre, giorno di chiusura con le premiazioni dei Dig Awards agli autori dei documentari giornalistici più interessanti. La settima edizione del festival del giornalismo investigativo diventa sempre più internazionale e propone sezioni che interessano tutti i tipi di media, dalla carta stampata, al podcast, dal documentario all’incontro-seminario. Il vasto programma di questa edizione per l’associazione no profit che si occupa di promuovere inchieste (e ora anche un crowdfunding per finanziarle) è stato presentato ieri dal vicepresidente Alberto Nerazzini e da Valerio Bassan.


Titolo di questa quattro giorni – inaugurazione giovedì 30 settembre alle 19 alla Chiesa di San Carlo - sarà “Unmute” ovvero “togliere il muto”, ridare voce. Anzi: dar volume. Un modo per indicare come verranno valorizzati i lavori che sottolineano le contraddizioni e le criticità del mondo contemporaneo. Dalla Palestina alla Libia, dall’Irak e l’Afghanistan al “caso Assange”. Modena ospiterà i principali broadcaster e produttori internazionali di giornalismo investigativo indipendente, così come freelance e giornalisti sotto attacco, registi, studiosi, esperti. A loro saranno riservate le proiezioni, gli incontri, i seminari (validi per la formazione continua professionale giornalistica) e tanti altri eventi. Quattro sono anche i luoghi in centro storico scelti per ospitare il festival: il cinema Astra, dove verranno proiettati film in concorso, anteprime e i fuori concorso; il complesso San Paolo, dove si terranno dieci workshop di Dig Academy oltre alla mostra di 200 opere di Stefano Ricci curata da Andrea Losavio, e i concerti (venerdì 1 ottobre Sam Amidon & Guana Padano, domenica 3 ottobre Massimo Volume e Stefano Pillia); Il Collegio e la Chiesa San Carlo scelti per la serata inaugurale e per quella finale con la premiazione; infine il Laboratorio Aperto con lo scrittore Christian Raimo e le assemblee sul lavoro e la suola e gli incontri dedicati al podcast, format oggi in pieno sviluppo. Tra le opere documentaristiche segnalate: giovedì alle 21 all’Astra il film fuori concorso “200 Meters” del regista palestinese Ameen Nayfeh, premiato al Festival di Venezia 2020, dedicato alla storia di una famiglia palestinese separata dal Muro di Israele. Sempre sul conflitto arabo-palestinese venerdì 1 ottobre alle 20.30 all’Astra si proietterà fuori concorso “Life is but a dream” di Margherita Pescetti (che è anche giurata a Dig). Poi “Europa” di Heider Rashid, premiato a Cannes 2021, storia di un iracheno che vuole attraversare il confine tra Turchia e Bulgaria; “Telling my son’s land” di Ilaria Jovine e Roberto Mariotti sulla storia di una giornalista freelance in Libia dopo Gheddafi. Si parlerà di Afghanistan, guerra sui big data, Ai, fine del mondo e tanto altro.

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e l’assessore Andrea Bortolamasi hanno sottolineato l’importanza di Dig nell’ambito dei festival modenesi di settembre. “Un momento strategico importante per Modena, locomotiva della ripresa nazionale – ha detto il sindaco – in momento in cui è necessario dare sostanza alle scelte col pensiero”. E Bortolamasi ha sottolineato la circolazione di idee che Dig e gli altri festival permettono come contaminazione che crea un patchwork culturale di grande impatto non solo locale.