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Modena, ragazzino picchiato all’uscita da scuola: «Preso a pugni per rapinarmi le collanine»

Agguato di due giovani nella zona del Novi Sad. Il padre corre in classe: «Ci sono le telecamere, spero li individuino»

MODENA. «Mettimi la mano sul cuore». Ma quell’invito nasconde un miserabile inganno, utile a far avvicinare la vittima che viene invece colpita al volto per poi strappargli le due catene d’oro che porta al collo.

La rapina è già stata denunciata ai carabinieri ma tratteggia una zona d’ombra inquietante tra i giovanissimi. Tutto ha inizio due giorni fa con il suono di una campanella scolastica. Sono circa le 13 quando un adolescente esce da un istituto poco distante dal Novi Sad in compagnia di un amico e si dirige verso via Emilia Ovest. Il tempo di compiere una settantina di metri e si ritrova con le spalle al muro per una spinta da dietro. Il ragazzino si volta a circa 180 gradi, rivolgendo adesso la schiena alla scuola e in quel momento si ritrova dinnanzi ad altri quattro presunti coetanei: c’è il ragazzo accusato di averlo spinto, un altro compare e due studenti più distaccati che passavano nel frattempo.


«Perché non mi ascolti?», domanda il primo al 14enne. Il giovane resta perplesso: alle forze dell’ordine spiegherà infatti di non averlo mai incontrato prima di quel momento. Decide di resta in silenzio e attendere le mosse degli altri. I due giovani che gli si frappongono sono alti circa un metro e 75 centimetri. Chi gli rivolge la parola mescola l’italiano a una lingua straniera, ha la carnagione chiara e gli occhi marroni. Il secondo ha i capelli neri ricci e parlerebbe la stessa lingua straniera. L’uno indossa una felpa bianca, l’altro ne ha una di colore nero e porta la mascherina. ù

Il giovane con le spalle al muro processa le informazioni rapidamente e deve metabolizzare una seconda richiesta: «Mettimi la mano sul cuore». Stavolta non è una domanda e il primo giovane assume un tono più perentorio. «Ho fatto come diceva – spiega – e gli ho risposto che sentivo il battito molto accelerato. All’improvviso, senza che io avessi fatto nulla, mi ha colpito con un pugno alla guancia destra e poi, dopo essere indietreggiato, mi ha minacciato dicendomi parole: “Ti spacco la faccia”».

«Lascialo stare», gli suggerisce il secondo giovane con la felpa nera. Il ragazzo vestito di bianco si allontana, non prima di avergli strappato le due catenine d’oro che portava al collo.

I due rapinatori e si dileguano in direzione di via Barozzi, secondo una ricostruzione sancita anche da altri testimoni. Il 14enne ha la guancia destra arrossata e riporta segni sul collo, laddove vi erano le catenine. Viene riaccompagnato a scuola da un’insegnante di religione, che avrebbe assistito alla scena. L’arrivo della nonna consente al 14enne di allontanarsi dal luogo nei pressi dell’aggressione.

Al vicepreside dell’istituto spetta il compito di telefonare al padre dello studente aggredito. «Pensavo avesse avuto un incidente – racconta il genitore – invece mi hanno spiegato che era stato malmenato da alcuni ragazzi fuori dalla scuola». Il padre si dirige dunque verso l’istituto a sua volta per ricostruire quanto accaduto. Nei pressi della scuola trova la disponibilità sia del vicepreside sia del preside. Il genitore e il vicepreside si confrontano su chi debba fare la denuncia. Alla fine, il compito è svolto dal padre in compagnia del figlio. «Ho portato ai carabinieri anche le foto – sottolinea – è tutto agli atti. Ci sono tante telecamere sparse nella zona: mi auguro possano servire a identificare i responsabili dell’aggressione».

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