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Modena, tamponi in farmacia per lavorare: «Ora i prof, ma aspettiamo tanti altri»

Dal 15 ottobre certificato verde obbligatorio e tra gli specialisti del test c’è chi dice no: «Facciamo un altro mestiere»

MODENA. «Siamo farmacisti, non burocrati». Tamponi rapidi, vaccini, identità digitali e altri servizi che fino a qualche anno fa sarebbero stati inimmaginabili ora sono diventati tra quelli più frequenti e richiesti nelle farmacie.

E il futuro prossimo riserverà ulteriori carichi e responsabilità visto che dal 15 ottobre al 31 dicembre occorrerà esibire il green pass nei luoghi di lavoro, pubblici e privati. La carta verde entra in vigore dal giorno stesso della vaccinazione e assume la durata di un anno. Per chi non esibisce la certificazione al lavoro è prevista la sospensione dello stipendio. Chi non si vaccina può però prenotare un tampone rapido e qui entrano in gioco le farmacie che hanno attivato il servizio.


Dalle cifre dell’Ausl di Modena sono 140 quelle attive sul territorio provinciale e 29 nel capoluogo. Le code ormai sistematiche e le richieste dei clienti dimostrano che la richiesta è forte.

«Siamo abbastanza intasati», esordisce Daniela Rovinazzi, titolare della farmacia San Marco. I risultati dei tamponi sono disponibili (via messaggio o in forma cartacea) in una quindicina di minuti. Trascorre all’incirca altrettanto tempo per l’attivazione di un’identità digitale (iniziando il percorso da zero) e il test sul livello degli anticorpi. «Ci siamo organizzati – evidenzia Rovinazzi – e proviamo a soddisfare tutte le richieste. Non abbiamo mai mandato via nessuno. Il “boom” delle richieste è tra venerdì pomeriggio e sabato mattina».

Chi sono i clienti tipo per i tamponi rapidi? «Gli insegnanti, chi deve andare a cena fuori, fare un viaggio, prendere un treno – aggiunge la titolare – La settimana scorsa abbiamo avuto tantissimi stranieri. Molti turisti vanno al museo Ferrari e possiamo testimoniarlo: la città è un po’ più viva».

Alla farmacia San Marco hanno seguito i corsi per le vaccinazioni. «Siamo abilitati – riconosce la farmacista – ma sarebbe diventato un carico di lavoro eccessivo. Inoltre, non siamo tanti e gli spazi sono piccoli: dovremmo fare le vaccinazioni a farmacia chiusa. Se ci fosse la necessità ci organizzeremmo, ma per ora al centro vaccinale sono bravissimi».

Non tutti hanno però scelto di adottare i tamponi rapidi. Francesco Baraldini, titolare della farmacia del Collegio, ha ad esempio detto di no. «Non ho né l’ambiente né i tempi adatti», motiva Baraldini. Il farmacista denuncia di sentirsi sminuito per i nuovi scenari della professione. «Il lavoro di farmacista non esiste più – esclama Baraldini – adesso c’è soltanto il lavoro di burocrate a costo zero. È un lavoro che dovrebbero fare gli uffici preposti e che non fanno più. Così lo svolgiamo noi, rubando tempo al nostro legittimo lavoro di preparatori e di dispensatori di farmaci».

Una mansione aggiuntiva è “ausiliario del traffico” per la gestione dei clienti in entrata e in uscita. «Le persone vengono da noi in ginocchio – aggiunge il titolare – e spiegano di aver provato a telefonare in ufficio al mattino. Così per tutto il giorno: la gente è disperata, viene in farmacia e pretende che telefoniamo noi al posto loro o non so che cosa».

Le identità digitali sono tra le possibilità messe in campo anche alla farmacia Sant’Omobono. «Impieghiamo in media dai venti ai trenta minuti – spiega il farmacista Riccardo Franzoni – dipende dalle persone che ci sono davanti: gli anziani ci mettono ovviamente di più. Possiamo svolgere tutta la procedura dall’inizio alla fine. Se uno è preregistrato, basta il riconoscimento facciale e ci si mette pochissimo. Tutto il servizio di Spid è più complicato, ma fattibile». Chi desidera invece avere un tampone rapido si deve rivolgere altrove. «È un problema di spazi», replica Franzoni.

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