Contenuto riservato agli abbonati

Modena. «Una guerra mondiale intorno al digitale e spesso non si vede chi è a controllarci»

L’incontro dell’Ordine dei Giornalisti sulle nuove comunicazioni, la gestione delle tecnologie e dei dati e la crisi della democrazia 

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso da social e internet ma sempre più piccolo, disordinato e spesso incomprensibile, a volte pericoloso. Non è un caso, è stato detto ieri affrontando questo tema in un incontro organizzato dall’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, che le professioni più in crisi e più colpite da discredito tra il pubblico siano proprio il politico e il giornalista. Coloro che con la parola controllavano istituzioni e comportamenti umani oggi sembrano in grave difficoltà a esprimersi, se non in ritardo sugli eventi legati al mondo digitale.

Di questo si è parlato al teatro San Carlo e anche di Hybrid Warfare (la guerra per interposti gruppi senza divise e bandiere), del mondo di applicazioni tecnologiche che prospera sotto la superficie di utilizzo più banale di un telefonino o di un computer, di cyber security, identificazione facciale, di controllo a distanza, di sicurezza apparente e profonda e tanto altro.

La riflessione di Alfredo Peri, presidente di Lepida (società digitale che raccoglie 440 soci, quasi tutti pubblici, dell’Emilia-Romagna) ha riguardato i rischi di una mancata o tardiva riflessione della politica su ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. Un ritardo forte e che ha portato a gravi semplificazioni o a fraintendimenti.

«Dobbiamo partire dalla considerazione che in questi anni siamo stati governati da economia, finanza, demografia (spostamenti di popolazioni) e da una forte evoluzione digitale – ha spiegato Peri – mentre chi continuava a basarsi sull’assetto politico tradizionale è rimasto indietro. Oggi nostro compiuto mi pare che sia di riappropriarci di un senso della politica più esteso, non più a dimensione localistica, speso l’unica dimensione di governo rimasta, ma al di sopra di questi fenomeni. Per troppo tempo la politica si è misurata alla pari come le Big Tech che operavano a livello sovrannazionale. Il potere tradizionale ha perso la guida». Peri ha sottolineato questa crisi di rappresentanza anche istituzionale a livello persino europeo ricordando come le nuove formule politiche (democrazia diretta, populismo e democrazia transnazionale) non abbiano avuto efficacia sperata proprio perché la democrazia fa fatica a riconoscere se stessa.

Ricco di spunti e denso l’intervento di Luca Zorconi di Wired, la rivista che segue con maggiore attenzione le nuove tecnologie e le loro implicazioni sociali e politiche. La guerra a distanza tra Cina e Usa ha messo l’Europa in una posizione di sottomissione, ha spiegato ripercorrendo lo schema economico della ormai prossima indipendenza cinese nel campo delle tecnologie digitali e della telefonia mobile. Settori che hanno portato la Cina da fornitore a detentore di un sistema autarchico. Un Paese che controlla l’accesso alle fonti digitali della Russia, che pure gioca un ruolo nel caos delle fake news e della manipolazione sui social.

«Guardiamo questa telecamera – ha spiegato mostrando un modello della cinese Hikvision – lo Stato italiano ne ha fatte installare in 130 procure e negli uffici del ministero dei Beni Culturali. Sono sicure? È la stessa ditta che in Cina opera per il controllo e la repressione degli Uiguri. Cosa sappiamo esattamente di questa telecamera, oltre a ciò che vediamo? Il punto è che oggi viviamo in uno spazio cibernetico che non ha confini fisici. Il controllo e l’hackeraggio avvengono anche da lontano». L’Europa è rimasta schiacciata. Non sa esprimere una leadership tecnologica. Cerca di coprire il suo declino con normative di protezione. Fuori, spiegano Zorloni e gli altri esperti da remoto, c’è una guerra digitale in corso che non si vede.

C.G.

© RIPRODUZIONE RISERVATA