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Carpi. Lite durante una cena finisce a manganellate

Un 30enne italiano colpisce un 55enne che si fa scudo: 30 giorni di prognosi. Nel processo per direttissima chiede scusa ma il giudice lo manda in carcere

Carpi. Si è reso protagonista di un’altra gravissima storia di violenza a distanza di sette mesi dall’altra. Il Tribunale gli aveva dato fiducia mettendolo prima ai domiciliari e poi da inizio settembre in libertà con l’obbligo di firma. Ma con quello che ha fatto venerdì sera, non ha potuto evitare il ritorno in carcere.

Si tratta del 30enne carpigiano (originario di Correggio) che a febbraio fu arrestato in città con l’accusa di lesioni personali, sequestro di persona e tentata violenza sessuale nei confronti di una ragazza 25enne, originaria della Romania, che aveva convinto a seguirlo nel suo appartamento. Accusa che in realtà nel percorso giudiziario è stata un po’ alleggerita dalle dichiarazioni di lei, che gli hanno permesso di ottenere prima i domiciliari e poi da inizio settembre la libertà, con obbligo di firma appunto, così da consentirgli di ritornare al suo lavoro nel campo della ristorazione.


Con quella stessa bella ragazza bionda, a conferma della ricucitura, si è presentato sabato sera al 39 Caffè, bistrot a due passi dal centro, per una cena. In cui ha bevuto parecchio. La situazione, così come ricostruita nell’impianto accusatorio, è precipitata verso le 23.30, quando nel clima su di giri della serata è arrivato a urtare un 55enne italiano che era con la sedia di spalle a lui, seduto a un altro tavolo, facendolo cadere. Nel rialzarsi, questi, visibilmente contrariato per l’accaduto, gli ha chiesto di porgergli almeno delle scuse. Al che è scattata una reazione spiazzante: il 30enne ha messo le mani nella borsetta della ragazza estraendo un manganello telescopico in acciaio di oltre 50 centimetri. Strumento pericolosissimo con cui, nello stato di alterazione provocato dall’alcol, ha fatto per colpire in testa il 55enne, che però è riuscito a farsi scudo con le braccia. Ha riportato però un trauma con più contusioni, una frattura scomposta e ferite di vario tipo. Medicato al Ramazzini, gli sono stati dati 30 giorni di prognosi.

La scena ha portato ovviamente gli altri avventori del locale a chiamare subito la polizia: quando sono arrivati, gli uomini del Commissariato di Carpi hanno trovato il 30enne in fuga, ma nonostante le minacce sono riusciti a disarmarlo e ad arrestarlo. Le accuse sono pesanti: lesioni personali gravi ai danni del 55enne, resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti a offendere.

Ieri pomeriggio durante la direttissima, assistito dall’avvocato di fiducia Luca Lugari, ha preso la parola solo per chiedere scusa per quanto fatto, in un momento in cui era fuori di sè. Il pm però ha chiesto lo stesso il carcere a fronte della recidiva in condotta violenta, e il giudice Meriggi ha accolto: gli agenti l’hanno quindi riportato al Sant’Anna, sette mesi dopo.

I residenti e gli stessi titolari di attività commerciali sono profondamente avviliti e impauriti da questo episodio che si innesta in un clima già teso, in piazza Garibaldi. Più volte, infatti, sono scattate proteste per la microcriminalità che campeggia in “piazzetta”, con bivacchi, schiamazzi e aggressioni. Questo nuovo episodio non fa che aggravare la preoccupazione.