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Modena, truffa dei diamanti, Vasco rischia la beffa

Il rocker di Zocca e centinaia di modenesi potrebbero rimanere a mani vuote: per i pm il reato c’è stato, ma è prescritto

MODENA. La truffa c’è stata, ma ormai il reato è estinto. Il che significa che, se i giudici accoglieranno la richiesta della Procura, centinaia di investitori modenesi non vedranno un soldo. Un lungo elenco di italiani tra cui figura anche un modenese illustre, al cui nome l’affare si è strettamente legato: Vasco Rossi, che nella partita aveva investito più di due milioni e mezzo. Al centro c’è la “truffa dei diamanti” che due anni fa coinvolse cinque banche italiane, su tutte il Banco Bpm, che secondo la Procura di Milano avrebbero certificato e “gonfiato” il valore dei gioielli da investimento venduti da due società - la Intermarket Diamond Business spa e la Diamond Private Investment spa - a migliaia di piccoli e grandi investitori italiani.

Investitori tra i quali c’è appunto anche il rocker di Zocca, che secondo i pm aveva acquistato diamanti per circa due milioni e mezzo, pagati con tre bonifici risalenti al 20 luglio 2009, al 22 marzo 2010 e al 14 ottobre 2011.


Un caso che ha coinvolto complessivamente oltre 22mila risparmiatori italiani e centinaia di modenesi, portando la Finanza a fare sequestri per 743 milioni, mentre tra i “big” coinvolti figurano anche l’industriale Diana Bracco (che aveva investito più di un milione), la conduttrice tv Federica Panicucci (54mila euro) e l’ex showgirl Simona Tagli (29mila euro). Ma se una parte dei risparmiatori coinvolti ha deciso di optare per la procedura di mediazione, riuscendo in alcuni casi a ottenere rimborsi fino al 70% del capitale investito, altri hanno deciso di procedere per via giudiziaria. Una strada che ieri ha portato a una doccia fredda per centinaia di modenesi, tra cui il rocker di Zocca: dopo la chiusura delle indagini, il sostituto procuratore di Milano Grazia Colacicco ha infatti chiesto l’archiviazione per 73 indagati, tra cui Maurizio Faroni, ai tempi direttore generale del Banco Bpm, al quale venivano contestate truffe ai danni di diversi clienti, tra i quali anche Vasco.

Ebbene, secondo le conclusioni della Procura di Milano «la vicenda evidenzia la piena sussistenza dei fatti di truffa nella loro materialità», e allo stesso tempo «i vertici del Banco Bpm hanno incentivato e promosso la vendita dei diamanti». Ciononostante, i pm chiedono l’archiviazione perché «l’atto di disposizione patrimoniale, momento consumativo del delitto di truffa, è tanto risalente nel tempo da comportare l’avvenuta estinzione del reato». In sostanza, i pm riconoscono che la truffa c’è stata, ma chiedono al giudice l’archiviazione per avvenuta prescrizione, i cui tempi (7,5 anni) decorrono a partire dall’acquisto dei beni, e non dalla notizia di reato. Una richiesta sicuramente inattesa: ora bisognerà vedere come si comporteranno i risparmiatori che si sono visti riconoscere la truffa, ma che rischiano la beffa.

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