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Bastiglia. Per anni picchia il figlio e lo fa cenare in soffitta

Condannata la madre: l’incubo è durato dagli 8 ai 14 anni per il minore, che poi si è confidato con il padre divorziato

BASTIGLIA. Ha picchiato e offeso il figlio per quasi sei anni, arrivando anche a sottoporlo all’umiliazione, e al castigo, di farlo mangiare da solo in soffitta. Una dinamica che fa rabbrividire, e tale da aver portato una madre quarantenne a patteggiare ieri mattina un anno di carcere in Tribunale a Modena.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, tutto è avvenuto dal 2015 all’inizio del 2021 a Bastiglia, dove la madre viveva da sola con il figlio dopo la separazione dal marito. Ora è andata via di qui, come del resto suo figlio. Era un bambino di 8 anni quando è iniziato il suo calvario, adesso è un ragazzino di 14 che sta cercando di dimenticare – di superare in realtà perché dimenticare sarà impossibile – questo passato terribile vivendo assieme al padre, che ne ha ottenuto l’affidamento.


E’ stato proprio il padre a denunciare facendo scattare il procedimento giudiziario, raccogliendo all’inizio di quest’anno le confidenze del figlio, che non ce la faceva più a nascondere quello che succedeva quando lo riportava dalla mamma. A processo è emerso che la donna ha abusato dei mezzi di correzione facendo largo uso di schiaffi e poi di calci. Ma anche di offese pesanti che potevano minare nel piccolo la fiducia in se stesso, e quindi il suo percorso di crescita. E poi è emersa anche un’altra dinamica inquietante: che più volte la donna ha pensato di mettere in castigo il figlio mandandolo a mangiare da solo in mansarda, soprattutto in occasione della cena.

 

Cosa che soprattutto nella più tenera età è stata subita con forti ripercussioni emotive, tra paura e addosso tutto il peso della solitudine. Col passare degli anni il bambino aveva fatto quasi l’abitudine a questa sofferenza, sopportandola senza parlarne con nessuno. Poi nello stare con il papà si è aperto, con la fiducia che lui potesse mettere fine a tutto questo. E così è stato infatti: il padre ha portato il caso ai carabinieri sporgendo denuncia, facendo anche scattare in sede civile una serie di misure a tutela del minore, fra cui quello della revisione dell’affidamento: il figlio unico è stato tolto alla madre e affidato al padre, contrariamente a quanto succede di solito nel percorso di crescita dei bambini.

Di fronte alla gravità delle accuse mosse, su consiglio del suo legale di fiducia, l’avvocato Gianfranco Balugani, la donna ha scelto la via processuale del patteggiamento, cioè del processo breve fatto sulla base degli atti raccolti fino a quel momento dalla Procura, nella persona del pm Monica Bombana. Tra le altre cose, questo gli ha evitato di assistere alla deposizione in aula del figlio, da cui potevano emergere anche aggravanti. E gli ha ovviamente permesso di ottenere uno sconto di pena: il giudice Barbara Malvasi l’ha condannata a un anno di carcere.


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